Nel mondo della moda, i cambi di rotta non sono rari, ma quello di Dario Vitale ha il sapore della frattura improvvisa. Appena nove mesi dopo la nomina a direttore creativo di Versace, il designer lascia il marchio. La notizia arriva da Wwd, che riporta come Vitale — presenza assidua negli uffici milanesi, descritto come un perfezionista instancabile — non si sia più visto nelle ultime giornate. Alla richiesta di un commento, Versace ha confermato l’uscita, senza però fornire dettagli sulla tempistica né sul futuro creativo della maison.
La novità arriva in un momento di trasformazione radicale: l’acquisizione di Versace da parte del gruppo Prada si è chiusa appena due giorni fa. E già si respira aria di ribaltamento. Dentro gli uffici si diceva che Vitale avrebbe presentato la collezione autunnale a febbraio, che stesse lavorando senza tregua alla visione del nuovo corso, che persino la ricerca delle location fosse in stato avanzato. Ma altre voci, più scettiche, sostenevano da settimane che il rapporto fosse fragile, quasi provvisorio.
Prima di salire al vertice creativo di Versace, Vitale aveva guidato il ready-to-wear di Miu Miu, ruolo lasciato a gennaio di quest’anno. Un percorso che lo legava già a doppio filo al mondo Prada. Eppure, secondo fonti di mercato citate da Wwd, il designer stava guardando altrove. Il “ritorno a casa”, nel colosso che lo aveva formatosi professionalmente, non sarebbe stato nei suoi piani.
Il debutto ufficiale di Vitale per Versace, a settembre durante la Milano Fashion Week, aveva scatenato reazioni polarizzate. I social si erano divisi tra entusiasmi viscerali e critiche severe, ma i buyer erano stati convinti: colori audaci, richiami allo spirito di Gianni Versace, un approccio scenografico che sembrava aver riportato energia e desiderio nel brand. Prima ancora, due look sfoggiati da Julia Roberts alla Mostra del Cinema di Venezia avevano anticipato la grammatica estetica che Vitale stava costruendo: glamour feroce, studiato, con un’anima leggermente vintage.
Ora tutto si sospende. La maison tace sul dopo, mentre nel settore si moltiplicano ipotesi, retroscena, scenari alternativi. Il tempismo — l’uscita del direttore creativo a poche ore dall’ingresso ufficiale nel perimetro Prada — accende inevitabilmente le interpretazioni. È stata una scelta personale di Vitale? O il primo tassello di una strategia più ampia del gruppo, che potrebbe voler riscrivere radicalmente il destino di Versace?
Nel frattempo, un interrogativo serpeggia tra addetti ai lavori e appassionati: in un sistema sempre più veloce, dove i direttori creativi passano per la porta girevole del ricambio continuo, quanto può durare realmente una visione?
Per ora, una sola certezza: la partita Versace è appena iniziata. E rischia di cambiare gli equilibri di tutta la moda italiana.




