Prima di risalire sul palco dell’Ariston con “AI AI”, Dargen D’Amico lancia un nuovo singolo che suona come una
radiografia lucida (e un po’ cattiva) del presente: “Pianti Grassi”, in uscita venerdì 16 gennaio e già disponibile in
presave.
Il brano, come spesso accade nel suo modo di scrivere, non si limita a “raccontare”: punge. E lo fa con un’immagine che sembra una
barzelletta, ma in realtà è una diagnosi. Un mondo che assomiglia alla chiesa citata all’inizio, dove si “vende l’organo”, si rimpiazza la musica con
un video su YouTube e poi, ovviamente, il bluetooth non funziona. Il paradosso è perfetto: tecnologia ovunque, ma connessioni che
non reggono. Soluzioni rapide, ma fragilità strutturale.
Dentro questa cornice, Dargen costruisce un discorso più largo: la tendenza a ridurre tutto — l’impegno, la cura, la responsabilità,
perfino l’interesse per gli altri. È un abbassamento generale dell’intensità emotiva: tutto più veloce, più leggero, eppure più esposto alla rottura.
E la cosa interessante è che non ci sono “colpevoli” esterni: il bersaglio è collettivo. Chi lo segue da sempre e chi lo scopre ora
finisce nello stesso specchio.
“Pianti Grassi” è anche l’antipasto di una nuova corsa sanremese: l’artista sarà infatti tra i concorrenti della 76ª edizione del Festival di Sanremo
con “AI AI”, tornando sul palco per la terza volta. Le precedenti partecipazioni lo hanno trasformato in una presenza
impossibile da ignorare: nel 2022 con “Dove Si Balla”, diventata una hit certificata 7 volte Disco di Platino, e nel
2024 con “Onda Alta”, anche questa Disco di Platino.
Nel 2025, intanto, Dargen ha aperto un’altra traiettoria: l’ideazione e la conduzione del podcast “Tolomeo – Le impronte che lasciamo”,
un format di conversazioni con ospiti che, attraverso il proprio lavoro e il proprio esempio, hanno trasformato la vita in un punto di riferimento
per gli altri.
Rapper, cantautore e produttore, Dargen D’Amico resta una delle figure più eclettiche della scena italiana: capace di mescolare tradizione cantautorale,
elettronica e pop, con una scrittura fatta di giochi di parole e immagini che restano addosso. Undici album alle spalle e due titoli che
hanno segnato l’hip hop italiano — “Musica senza musicisti” (2006) e “Di vizi di forma virtù” (2008) — il suo stile
è sempre lo stesso: far sorridere, ma lasciando una crepa.Presave: https://isl.lnk.to/piantigrassi




