Tra un concerto e una serata destinata a lasciare un segno passa una distanza enorme. “D come Dannate Ingenue”, il progetto ideato da Carmen Consoli andato in scena al Castello Sforzesco di Milano nell’ambito di Estate al Castello, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Non un semplice susseguirsi di canzoni, ma un racconto collettivo in cui musica, parole, impegno civile ed emozioni si sono intrecciati con una naturalezza ormai rara sui grandi palchi.
Ad aprire la serata è stata Erica Mou con “Cinema”, un inizio delicato e intenso che ha immediatamente creato la giusta atmosfera. La cantautrice pugliese ha conquistato il pubblico con la profondità della sua interpretazione, tornando poi sul palco accanto a Carmen Consoli per uno dei momenti più emozionanti della serata, il duetto su “L’ultimo bacio”, capace di mettere in dialogo due sensibilità artistiche affini senza bisogno di effetti speciali.
Accanto alla cantantessa si sono alternate artiste appartenenti a generazioni diverse ma accomunate dalla stessa autenticità: Anna Castiglia, Francamente, Erica Mou, Nada e Marina Rei, in uno spettacolo costruito come un racconto corale in cui ogni voce aveva qualcosa di necessario da dire.
Tra gli applausi più convinti della serata quello riservato a Marina Rei, protagonista di una performance semplicemente travolgente. La sua interpretazione di “Donna che parla in fretta” ha unito energia e intensità, trasformando il palco in un’esplosione di vitalità. A seguire anche “Al di là di questi anni”, eseguita con quella sensibilità rock che da sempre rappresenta la cifra stilistica dell’artista romana.
Poi è arrivata Nada, e il tempo è sembrato fermarsi. Prima l’intramontabile “Amore disperato”, accolta dal coro spontaneo del pubblico, poi “Bella più bella”, brano tratto dal suo ultimo album, che ha confermato la capacità dell’artista di rimanere fedele a se stessa pur continuando a sperimentare.
Tra i momenti più riusciti anche i duetti. L’incontro tra Francamente e Carmen Consoli su “Mio zio” ha unito ironia e profondità, mentre la presenza di Anna Castiglia ha ribadito il desiderio della Cantantessa di costruire un dialogo continuo tra generazioni diverse di cantautrici. Ogni ingresso sul palco sembrava nascere dalla voglia di condividere storie prima ancora che canzoni.
Ma “D come Dannate Ingenue” non è stato soltanto musica. Le letture di Concita De Gregorio hanno trasformato il concerto in un momento di riflessione collettiva, riportando al centro temi spesso dimenticati dal dibattito pubblico.
«I diritti sono tali finché lasciano a ciascuno lo spazio per essere ciò che è e ciò che vuole essere. Tutto parte dal rispetto», ha ricordato. Un invito a fermarsi prima di giudicare gli altri, perché «tutti abbiamo una fragilità, tutti abbiamo una ferita. E quella della persona che abbiamo di fronte, spesso, non si vede».
Tra i passaggi più intensi quello dedicato alla cura. «La cura sono anche gli abbracci. Quanto è difficile lasciarsi abbracciare. Eppure un abbraccio cura.» Citando Jane Goodall, ha aggiunto che gli abbracci dovrebbero «contenere senza trattenere», proprio come dovrebbe fare l’amore: proteggere senza trasformarsi in possesso.
Non meno potente il monologo dedicato alla sanità pubblica. «Dobbiamo avere cura dei luoghi che ci curano. Non riesco a capire perché, quando hanno iniziato a chiudere ospedali, punti nascita, reparti, a tagliare posti letto, fondi alla sanità pubblica e alla ricerca, non siamo scesi tutti in strada.» E ancora: «Prima la salute. Prima la salute di ogni altro diritto.» Un messaggio culminato in una riflessione tanto semplice quanto necessaria: «Non esistono guerrieri solitari contro la malattia. Chi sconfigge la malattia è la scienza.»
Parole che hanno trovato una naturale continuità con la sensibilità di Carmen Consoli, da sempre capace di trasformare il palco in uno spazio di confronto oltre che di spettacolo.
Nel finale è stata proprio la Cantantessa a lasciare il pubblico con una riflessione destinata a restare impressa. Parlando del Mediterraneo ha ricordato come il “Mare Nostrum” sia diventato troppo spesso un “Mare Mostrum”, un luogo dove continuano a spegnersi vite umane. Ma ha anche ricordato che esiste sempre qualcuno disposto a tendere una mano, un pescatore, un marinaio, una persona capace di scegliere l’umanità invece dell’indifferenza. Un pensiero accolto da uno degli applausi più lunghi dell’intera serata.
A suggellare l’evento è stata infine l’esecuzione corale di “Besame Giuda”, con tutte le protagoniste riunite sul palco accanto a Carmen Consoli. Una chiusura dal forte valore simbolico, perché proprio da una strofa di quel brano prende il nome “D come Dannate Ingenue”. Il titolo della serata diventa così il filo conduttore di un progetto che celebra donne libere, imperfette, coraggiose e capaci di trasformare la musica in uno strumento di dialogo e consapevolezza.
In un’estate dominata da classifiche, tormentoni e concerti costruiti per diventare virali sui social, “D come Dannate Ingenue” ha scelto una strada diversa: quella della profondità, della condivisione e della cultura. Una serata in cui artiste appartenenti a epoche differenti hanno dimostrato che la musica può ancora essere uno strumento per leggere il presente, creare dialogo e generare domande.
Non soltanto una successione di grandi interpretazioni, ma un invito a rallentare, ad ascoltare e a riflettere. Una vera boccata d’aria fresca, capace di ricordarci che la cultura, quando incontra il coraggio di prendere posizione, continua a essere uno degli strumenti più potenti che abbiamo per comprendere il nostro tempo.










