Corrado Azzollini: “Il cinema non è solo industria, è responsabilità”. Dal cuore di Molfetta all’Africa, l’imprenditore che investe nei giovani e nelle connessioni

Non ama definirsi, ma se c’è una parola che attraversa tutta la traiettoria di Corrado Azzollini è coerenza. Coerenza tra ciò che fa e ciò in cui crede, tra l’impresa e le persone, tra il cinema e la realtà.

Produttore, presidente del gruppo Draka Cinema, guida italiana di Confartigianato Cinema e Audiovisivo, Azzollini è una figura che sfugge alle etichette tradizionali. Perché accanto ai set, alle coproduzioni internazionali e alle strategie di sviluppo, c’è un altro percorso — più silenzioso, ma altrettanto centrale — che lo porta lontano dall’Italia, dentro il continente africano, dove da anni costruisce relazioni, progetti e possibilità concrete per chi spesso non ne ha. Non è un racconto di successo nel senso più prevedibile del termine. È qualcosa di più complesso: un’idea di lavoro che tiene insieme visione, responsabilità e una continua ricerca di senso.

L’ abbiamo incontrato per capire cosa significa oggi fare cinema — e impresa — senza perdere di vista ciò che conta davvero.

Come nasce Draka e quali sono stati i punti cardine della sua evoluzione?

Draka nasce una quindicina di anni da una forte esigenza personale di ricercare nuove strade e nuove motivazioni a livello imprenditoriale. Arrivavo dal mondo delle agenzie di comunicazione e ho aperto questa azienda dapprima come etichetta discografica dandole il nome del mio eroe preferito dei fumetti, Draka, fino ad arrivare a circa 12 anni fa. Ho poi deciso di trasformare Draka in un’azienda di produzione cinematografica a tutti gli effetti e di di produrre un primo documentario “La Ricotta sul caffè” incentrato sulla vita del giornalista antimafia Pippo Fava. Un paio di anni ho prodotto il film “Nomi e cognomi”, anch’esso ispirato alla vita di questo grande uomo. Da li abbiamo capito la fondamentale importanza di produrre e distribuire contenuti di stampo sociale, progetti che potessero essere utili al fruitore.

Lei ha sempre avuto un amore viscerale e profondo nei confronti del Continente Nero, amore che si è sviluppato negli anni fino a portarla a diventare rappresentante dalla Film Commission di Casablanca e della regione del Guelmin – Oued Noun. Come vive questo incarico?

Sono profondamente legato a questo continente che sento essere la mia seconda casa, da sempre, dal primo viaggio che feci da ragazzino intorno ai 18/19 anni. Negli anni ho poi viaggiato spesso in Marocco, in Kenya e ho visitato anche il Senegal rimanendo colpito e affascinato da queste terre meravigliose; terre che mi hanno dato l’opportunità di approfondire storie locali, conoscenze, tradizioni fino ad arrivare a ricoprire il ruolo di rappresentante europeo della Film Commision di Casablanca e della regione Guelmin- 0ued Noun.Incarico che sono estremamente orgoglioso di ricoprire, specialmente in questo momento, in cui il Marocco sta vivendo un rapido sviluppo e una progressiva occidentalizzazione. E’ un momento storico in cui si respira grande fermento culturale ed esiste un’importante attenzione verso i giovani, attenzione e dedizione che difficilmente si riscontrano in altri paesi. E’ una terra che ha tante storie meravigliose da poter raccontare, hanno tanta letteratura locale e scrittori bravissimi. Credo che il Marocco sia un paese finalmente pronto per produrre prodotti cinematografici autoctoni. Film e documentari perché no, che possano avere anche un’interessante distribuzione internazionale con un importante riscontro di pubblico e critica.

Dall’affascinante e misteriosa terra del Marocco ora torniamo in Italia. E’ in partenza il Bif&st a Bari, e se non sbaglio sarà presente e in ruoli diversi con ben tre film. Cosa ci può anticipare?

Esatto, i film sono tre e sono tre progetti totalmente diversi tra loro, nello specifico due verranno distribuiti da Draka e del terzo sono sia co-autore che produttore esecutivo.I primi due sono un documentario “Caprilegio” in cui la storia personale della regista Margherita Laterza si intreccia con quella della bisnonna. A fare da sfondo una bellissima e oscura Capri dagli anni del Nazismo ad oggi. Poi c’è “Vita mia” del regista Edoardo Winspeare, film che rappresenta in toto il territorio pugliese e quindi quale miglior occasione per presentarlo “a casa” come in occasione de Bif&est. Infine c’è il terzo prodotto, a cui sono legato e ho particolarmente a cuore che è “Santi e Vampiri” scritto insieme a una cara amica, la regista Serena Porta e di cui sono anche produttore esecutivo. Un viaggio tra sacro e profano alla scoperta dei segreti del territorio. Tre prodotti eterogenei, ma tutti di alto livello artistico in un momento in cui il cinema vive una forte crisi, e c’è sempre più bisogno di messaggi veritieri, autentici e di spessore.

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