“Cerco te”: ecco il nuovo thriller psicologico di Mauro Mogliani

Voglio fare un gioco con lei. Mi voglio divertire un po’. Una alla volta, prenderò prigioniere quattro donne. Non si preoccupi, dopo sette giorni le rilascerò. E non appena le avrò rilasciate, le assicuro che staranno meglio di prima. Il gioco inizierà tra due giorni. Prenderò la prima donna, la terrò per una settimana in cura qui con me, poi la libererò. Dopo altri due giorni, toccherà alla seconda: i tempi saranno sempre gli stessi, ispettore. A lei il compito di fermarmi e scoprire cosa lega tra loro queste donne, prima che arrivi alla quinta preda, ispettore: un uomo, che ahimè non rilascerò… Buona fortuna. Nessuno”.

Si apre così Cerco te, un thriller psicologico scritto da Mauro Mogliani: con una lettera scritta dal misterioso Nessuno e indirizzata all’ispettore di polizia Piero Nardi, che lo coinvolge in una lotta crudele e inquietante, descritta nei dettagli, precisi e perentori, da questo personaggio oscuro. E Nessuno esegue per filo e per segno quanto dichiarato nella sua epistola: rapisce quattro donne, le “cura” e, dopo sette giorni, le lascia tornare alla loro realtà. Tutto ciò con il fine ultimo di catturare una quinta persona, un uomo, il quale, però, non avrà scampo.

Dopo aver ricevuto la lettera, l’ispettore si trova in difficoltà, non sa come comportarsi: tiene il gioco di Nessuno, ma lo fa partendo con una mossa sbagliata, le cui conseguenze porteranno Nardi a condurre le indagini con angoscia e frustrazione. La domanda che, intrinsecamente, sembra voler porre questo thriller è: quanto una persona può continuare a fingere che tutto sia normale, sotto il suo controllo, e di essere quella di sempre, quando invece ha perso la percezione di ciò che è e di ciò che vuole? I personaggi che si avvicendano in questa storia sono gli esempi lampanti di come ognuno di noi possa ritrovarsi a vivere una vita parallela, tenendo all’oscuro anche i propri cari e, paradossalmente, a volte anche se stessi: una vita secondaria nella quale è difficile riconoscersi, perché troppo lontana dalla propria personalità.

In primis sono le donne, vittime di Nessuno, ad avere una vita doppia, che, oltre a essere sconosciuta alle persone da loro amate, è sconosciuta probabilmente anche a loro stesse. Una vita la cui unica cura sembra essere quella di dimenticare, di cancellare per sempre il passato, il presente e, di conseguenza, anche il futuro troppo doloroso, invadente e incomprensibile per le persone che lo stanno vivendo e che le porta a non essere più in grado di riconoscersi. Lo stesso Nessuno lo ammette: nemmeno lui, in fondo, sa chi è. Ed è forse proprio per questo che ha capito, a sue spese, qual è l’unico modo per porre fine a un’esistenza incomprensibile e dolorosa: dimenticare; dimenticare se stessi, dimenticare i propri cari, dimenticare la propria vita; diventare nessuno. Al centro di questo thriller c’è la relazione tra uomo e donna e la necessità di evadere da una realtà che sta troppo stretta, e a causa della quale si tende a cercare quel pizzico di follia nella propria esistenza, altrimenti sconosciuta e monotona.

E anche lo stesso ispettore Nardi si ritrova coinvolto in questa rete di dubbi e vicissitudini che intrappolano le vittime e le persone a loro care, rendendosi a sua volta conto di sentirsi incastrato  in una vita e in una storia che sente estranee, non solo dal punto di vista professionale, ma anche sul piano personale. Sembra non essere più in grado di tenere le redini della propria vita, accorgendosi della sua vulnerabilità di fronte a decisioni che richiederebbero un’intensa e profonda riflessione, ma che si dissolvono nel tempo di un respiro, non lasciando il tempo di pensare alla decisione più giusta da prendere. E questa situazione fa sprofondare l’ispettore in un baratro di inadeguatezza e indecisione, che lo ponge davanti a bivi nei quali non è in grado di stabilire la strada giusta da perseguire.

Questo thriller di Mogliani mette in risalto i tratti psicologici dei personaggi, alcuni in modo particolare: il desiderio di vendetta, ad esempio, l’incomprensione, e la solitudine. La narrazione lascia il lettore inquieto, coinvolgendolo in una lotta contro il tempo, ma lo fa riflettere su quanto le persone siano complesse, quanto la mente umana sia sconosciuta, subdola e misteriosa, quanti errori ognuno di noi compie quando intrattiene delle relazioni con le altre persone. E lo fa concentrandosi su un personaggio senza volto e senza nome, Nessuno appunto, nel quale il lettore può rivedere se stesso, la propria coscienza, i propri errori e le proprie debolezze.