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	<title>Festival cinematografici | Domanipress</title>
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	<description>Il magazine di cultura e spettacolo</description>
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		<title>Oasis, “Don’t Look Back in Anger” arriva a Venezia: il film sulla reunion di Liam e Noel Gallagher è soprattutto una storia di perdono</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Sep 2026 06:37:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Per anni la domanda è stata sempre la stessa: Liam e Noel Gallagher torneranno mai insieme? Sembrava quasi una battuta, una di quelle ipotesi che il rock continua a ripetere proprio perché sa che probabilmente non si realizzeranno. Poi gli Oasis sono tornati davvero. Il tour mondiale del 2025 ha trasformato la reunion in uno [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3><strong>Per anni la domanda è stata sempre la stessa: Liam e Noel Gallagher torneranno mai insieme? Sembrava quasi una battuta, una di quelle ipotesi che il rock continua a ripetere proprio perché sa che probabilmente non si realizzeranno. Poi gli Oasis sono tornati davvero. Il tour mondiale del 2025 ha trasformato la reunion in uno degli eventi musicali più imponenti degli ultimi anni. Adesso quella storia arriva alla Mostra del Cinema di Venezia con <em>Oasis: Don’t Look Back in Anger</em>, il documentario presentato fuori concorso che prova a raccontare cosa sia accaduto non soltanto sopra il palco, ma soprattutto tra due fratelli che per oltre quindici anni sembravano incapaci di condividere nuovamente lo stesso spazio.</strong></h3>
<p>Diretto da <strong>Dylan Southern e Will Lovelace</strong>, con un progetto creativo firmato da <strong>Steven Knight</strong>, creatore di <em>Peaky Blinders</em>, il film dura 122 minuti e segue gli Oasis attraverso dodici concerti in tre continenti. Dentro ci sono gli stadi, naturalmente, ma anche le prove, il backstage, materiale inedito e soprattutto <strong>le prime interviste congiunte di Liam e Noel dopo oltre vent’anni</strong>.</p>
<h2>A Venezia non arriva soltanto un film-concerto</h2>
<p>La tentazione sarebbe considerarlo l’ennesimo documentario costruito intorno a una tournée gigantesca. Le immagini degli stadi pieni, le canzoni che tutti conoscono, i fan che piangono quando parte il primo accordo: il linguaggio dei concert film ormai è diventato familiare.</p>
<p><em>Don’t Look Back in Anger</em> prova però a utilizzare quella dimensione come punto di partenza. Perché la vera storia non è che gli Oasis siano riusciti nuovamente a riempire gli stadi. Quello, considerando il peso del loro catalogo, era quasi prevedibile.</p>
<p>La storia è <strong>vedere Liam e Noel Gallagher nuovamente insieme</strong>.</p>
<p>Lo scioglimento del 2009 aveva trasformato il rapporto tra i due fratelli in una componente inseparabile dalla mitologia della band. Negli anni successivi le dichiarazioni, le provocazioni e gli attacchi reciproci avevano reso una reunion sempre più improbabile. Gli Oasis erano diventati contemporaneamente una band del passato e una possibilità continuamente evocata nel presente.</p>
<p>Il film parte proprio da quella frattura.</p>
<p>Liam parla della rabbia accumulata e della sensazione di stare finalmente esorcizzando alcuni demoni. Noel, invece, ammette i dubbi che precedevano il ritorno: il timore che la vecchia tensione potesse ricomparire e che tutto potesse nuovamente crollare.</p>
<p>È qui che il documentario diventa più interessante del semplice racconto di una tournée.</p>
<h2>Liam e Noel, due fratelli prima ancora che due rockstar</h2>
<p>Gli Oasis hanno sempre funzionato attraverso un equilibrio apparentemente impossibile. Noel scriveva molte delle canzoni che hanno definito la band, Liam dava loro una voce e un&#8217;immagine immediatamente riconoscibili. In mezzo c&#8217;era un rapporto fraterno capace di produrre contemporaneamente complicità e conflitto.</p>
<p>Il ritorno raccontato nel film non cancella quella storia. Al contrario, sembra utilizzarla.</p>
<p>Noel arriva a riconoscere di avere dimenticato cosa Liam rappresentasse per il pubblico. È un dettaglio apparentemente piccolo, ma contiene una parte fondamentale della storia degli Oasis: per capire davvero la band, nessuno dei due fratelli può essere raccontato completamente senza l&#8217;altro.</p>
<p>Il tour diventa così una possibilità per <strong>cambiare la narrazione degli Oasis</strong>. Non eliminare la separazione, ma decidere che non debba necessariamente essere l&#8217;ultima pagina.</p>
<p>E il titolo scelto per il documentario, <em>Don’t Look Back in Anger</em>, acquista inevitabilmente un significato diverso. Non è più soltanto il nome di una delle loro canzoni più celebri. Diventa quasi una dichiarazione programmatica.</p>
<h2>Il pubblico è il terzo protagonista</h2>
<p>Southern e Lovelace hanno spiegato di essere rimasti colpiti soprattutto dalla quantità di emozione incontrata durante il tour. Giovani, adulti, persone che avevano vissuto gli Oasis negli anni Novanta e ragazzi nati quando la band era già vicina allo scioglimento.</p>
<p>È forse il dato culturale più interessante del film.</p>
<p>Gli Oasis sono rimasti separati abbastanza a lungo da permettere alla loro musica di diventare <strong>intergenerazionale</strong>. Una parte del pubblico ricorda quando uscì “Wonderwall”. Un&#8217;altra l&#8217;ha scoperta sulle piattaforme digitali. Alcuni fan hanno aspettato sedici anni per rivedere Liam e Noel insieme; altri non avevano mai avuto la possibilità di farlo.</p>
<p>Quando quelle persone si ritrovano nello stesso stadio, la nostalgia smette di appartenere esclusivamente al passato.</p>
<p>Diventa presente.</p>
<p>Ed è proprio questa esperienza collettiva che il documentario vuole catturare: non semplicemente due fratelli che hanno deciso di tornare insieme, ma migliaia di persone che attribuiscono a quel gesto un significato personale.</p>
<h2>Perché un film sugli Oasis arriva proprio alla Mostra di Venezia</h2>
<p>La presenza del documentario alla <strong>83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia</strong> racconta anche quanto sia cambiato lo status del documentario musicale. Non più semplice contenuto aggiuntivo destinato ai fan, ma prodotto cinematografico capace di raccontare fenomeni culturali molto più ampi dell&#8217;artista che compare nel titolo.</p>
<p>Southern e Lovelace conoscono bene questo territorio. Hanno già lavorato sul rapporto tra musica, pubblico e trasformazioni culturali, raccontando tra gli altri Blur, LCD Soundsystem e la scena newyorkese dei primi anni Duemila.</p>
<p>Con gli Oasis il materiale è quasi perfetto: <strong>successo, separazione, tempo, famiglia, nostalgia e riconciliazione</strong>.</p>
<p>La musica tiene insieme tutto, ma sotto le chitarre rimane una storia estremamente semplice e comprensibile anche a chi non ha mai comprato un loro disco: due fratelli che hanno trascorso anni lontani e provano a capire se sia possibile ricominciare.</p>
<h2>La reunion diventa cinema</h2>
<p>Il rischio di qualsiasi documentario autorizzato da una grande band è evidente: trasformarsi in una celebrazione troppo controllata. Con una reunion delle dimensioni di quella degli Oasis, inoltre, il confine tra documento e monumento può diventare ancora più sottile.</p>
<p>Ma <em>Don’t Look Back in Anger</em> possiede un vantaggio narrativo che difficilmente può essere costruito artificialmente. Tutti conoscono già la fine della prima parte della storia.</p>
<p>Gli Oasis si sono separati.</p>
<p>Per questo vedere Liam e Noel entrare nuovamente nella stessa stanza, provare, parlare e salire sullo stesso palco produce una tensione che non ha bisogno di essere inventata.</p>
<p>E forse è anche il motivo per cui il film arriva a Venezia come qualcosa di più di un gigantesco souvenir del Live ’25.</p>
<h2>“Don’t Look Back in Anger” parla del tempo</h2>
<p>Nel 2026 gli Oasis non possono essere quelli del 1995. Liam e Noel sono cambiati, il pubblico è cambiato e persino il modo in cui ascoltiamo la musica non assomiglia più a quello degli anni in cui “(What’s the Story) Morning Glory?” diventava uno degli album simbolo del britpop.</p>
<p>Il documentario sembra comprendere che tentare di ricreare quel momento sarebbe inutile.</p>
<p>La reunion funziona proprio perché <strong>il tempo è passato</strong>.</p>
<p>Ciò che emoziona non è vedere due ragazzi conquistare il mondo, ma due uomini tornare nello stesso luogo dopo aver trascorso una parte enorme della propria vita separati.</p>
<p>Per questo, dietro gli stadi, le immagini spettacolari e canzoni che milioni di persone conoscono a memoria, <em>Oasis: Don’t Look Back in Anger</em> finisce per raccontare qualcosa di sorprendentemente ordinario.</p>
<p>La possibilità che una relazione apparentemente irrecuperabile possa cambiare.</p>
<p>E forse la vera reunion degli Oasis non è quella avvenuta davanti a decine di migliaia di persone.</p>
<p>**È quella avvenuta tra Liam e Noel quando hanno deciso che la rabbia non doveva necessariamente essere l&#8217;ultima cosa rimasta tra loro.**</p>The post <a href="https://www.domanipress.it/oasis-dont-look-back-in-anger-arriva-a-venezia-il-film-sulla-reunion-di-liam-e-noel-gallagher-e-soprattutto-una-storia-di-perdono/">Oasis, “Don’t Look Back in Anger” arriva a Venezia: il film sulla reunion di Liam e Noel Gallagher è soprattutto una storia di perdono</a> first appeared on <a href="https://www.domanipress.it">Domanipress</a>.]]></content:encoded>
					
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