È con quella calma magnetica che conquista prima ancora dello sguardo che Can Yaman torna a parlare del personaggio più iconico della narrativa d’avventura italiana. E lo fa con rispetto, quasi con devozione. Perché “Sandokan”, per chi è cresciuto in Italia, non è solo un ruolo: è un’eredità culturale, un ricordo collettivo, un’ombra lunga che dagli anni ’70 arriva fino a noi.
Eppure, nella sua voce c’è zero paura. Solo responsabilità, entusiasmo e un’idea chiarissima: costruire un eroe moderno, più vicino alla sensibilità di oggi, senza tradire ciò che lo ha reso leggendario.
“Sono cresciuto con la cultura italiana – racconta – e so cosa rappresenta Sandokan. Per questo l’ho vissuta come una missione, non solo come un ruolo”.
Parole che suonano come un manifesto.
Il nuovo Sandokan è un eroe ascetico, meno tigre assetata di sangue e molto più guerriero della coscienza. Combatte per un’idea, non per vendetta. Sorride, ammicca, si ferma. Uccide solo se necessario, perché la sua forza non è nei muscoli ma nella visione.
Una versione che Yaman definisce “autentica, umana, superiore ai supereroi che pensano solo a combattere”.
Il lavoro del regista Jan Maria Michelini è stato quello di costruire un’“origin story” capace di restituire il mito ai giovani che non conoscono Salgari, senza perdere il respiro epico dell’opera originale.
Il risultato? Un Sandokan che profuma di leggenda e di contemporaneo: un Robin Hood tropicale che difende i popoli, la natura, e un’idea ostinata di libertà.
Il cuore della serie si apre nei flashback: la madre, le donne abusate, la sensibilità precoce, la scelta di combattere per gli altri. È lì che nasce la sua profezia:
“Sandokan vive per un’idea più grande di lui. Chi lo vedrà vorrà essere come lui: è l’amico che tutti vorremmo.”
Al suo fianco c’è Yanez, interpretato da Alessandro Preziosi, specchio di un mondo che cambia ma non impara dalla storia. “Le nostre guerre – dice – sono sempre le stesse: libertà, ingiustizia, terra, dominio”.
E poi c’è Marianna, la Perla di Labuan, che qui torna come una donna moderna, coraggiosa, consapevole del suo valore e appassionata del pianeta. Una figura femminile che non accompagna l’eroe: lo sfida.
A completare il quadro, il villain perfetto: Ed Westwick, che riflette sulle emozioni immutate nei secoli, “ambizione, desideri, libertà, amore – anche quando lo confondiamo con altro”.
Sandokan (Lux Vide – Fremantle, Rai Fiction) arriva dal 1° dicembre su Rai 1 e presto su Disney+.
Una serie che non vuole solo intrattenere: vuole unire, ricordare che siamo “tutti diversi, ma uniti”, come ripete Yaman.
Un invito che sembra parlare molto più al presente che al passato.
E che, forse, spiega perché questo Sandokan ci tocca così da vicino.




