C’è chi in Sardegna cerca il mare. E poi c’è chi porta con sé un’idea di bellezza che va oltre le spiagge da cartolina. Domenica 3 agosto, alle 21, il lungomare di Golfo Aranci si trasformerà in un palcoscenico sospeso tra eleganza e pensiero: Brunello Cucinelli, il filosofo del cashmere, riceverà la cittadinanza onoraria del comune gallurese.
Una cerimonia? Sì, ma non solo. Un rito civile e culturale, voluto dal sindaco Giuseppe Fasolino e approvato all’unanimità, che celebra non tanto lo stilista, quanto l’uomo. Quello che ha fatto dell’impresa un gesto etico, del lavoro una forma di rispetto, dell’abbigliamento una filosofia.
A 72 anni, Cucinelli non ha smesso di credere che il lusso vero sia la dignità. E questa volta non salirà su una passerella ma su un palco aperto alla comunità, per raccontare la sua storia a chi, della vita, vuole ancora capire il senso. Sarà il giornalista Marco Bittau a moderare l’incontro, ma a condurre la serata sarà il magnetismo gentile dell’imprenditore umbro.
Un imprenditore che cita Marco Aurelio più spesso di quanto mostri una collezione. Che ha trasformato un borgo medievale, Solomeo, nel cuore pulsante di un’utopia concreta. E che ora trova nella Sardegna una terra affine, dove valori come bellezza, umanità e sostenibilità non sono solo slogan, ma orizzonti da custodire.
Golfo Aranci lo accoglie come si fa con gli amici di lunga data. E in un’Italia che troppo spesso celebra solo il successo urlato, la scelta di onorare un uomo che ha fatto del silenzio, della misura e dell’etica il suo brand più potente è un segnale chiaro: c’è ancora spazio per una narrazione diversa.
Fondata nel 1978, la Brunello Cucinelli S.p.A. è oggi uno dei marchi più iconici del made in Italy. Con sede a Solomeo, borgo umbro da lui interamente restaurato, l’azienda impiega oltre 2.400 dipendenti diretti, ma il suo indotto ne coinvolge almeno 7.000.
Nel 2024, il fatturato ha superato quota 1,2 miliardi di euro, con una crescita del +17,5% rispetto all’anno precedente. Il 90% del fatturato arriva dall’estero, con una presenza in più di 60 Paesi e oltre 120 boutique monomarca tra New York, Parigi, Tokyo, Londra e Shanghai.
Il valore in Borsa? Quasi 5 miliardi di capitalizzazione. Eppure, nella lettera agli azionisti, Cucinelli continua a citare Seneca e San Francesco.
Ha donato 100 milioni di euro in progetti filantropici, tra restauro del paesaggio, arte, cultura e formazione. A Solomeo ha creato una “Scuola dei Mestieri”, per tramandare antichi saperi artigianali. E ha costruito un “Foro delle Arti”, un teatro e biblioteca pubblica perché, dice, “l’anima ha bisogno di bellezza quanto il corpo ha bisogno di pane.”
A 72 anni, vive ancora a pochi passi dalla sua azienda, veste sempre in toni neutri, non possiede un jet privato, non ha un social network personale, ma è l’unico stilista italiano ad aver parlato all’ONU.
Forse è questo il suo numero più importante: uno. Perché di Brunello Cucinelli ce n’è davvero solo uno.




