Banksy smascherato? L’inchiesta shock che potrebbe aver rivelato il volto dietro il mito della street art

Per oltre vent’anni è stato il fantasma più celebre dell’arte contemporanea: un nome, una firma, ma nessun volto. Banksy, lo street artist che ha trasformato muri, ponti e macerie di guerra in opere capaci di parlare al mondo, potrebbe aver finalmente perso il suo anonimato.

Secondo una lunga inchiesta dell’agenzia Reuters, il misterioso artista sarebbe in realtà Robin Gunningham, graffitista nato a Bristol nel 1973, che in alcuni documenti avrebbe utilizzato anche il nome David Jones. Una rivelazione che riapre uno dei misteri culturali più discussi degli ultimi decenni.

L’indagine che punta su Robin Gunningham

Il lavoro investigativo dei giornalisti di Reuters si è basato su mesi di verifiche, incrociando testimonianze, analisi di immagini e documenti giudiziari. Tra gli elementi chiave emersi ci sarebbero rapporti di polizia e vecchi verbali, tra cui uno in cui l’uomo indicato come Banksy ammetterebbe un reato minore di disordine pubblico.

Il nome di Robin Gunningham non è nuovo nella caccia all’identità dell’artista. Già anni fa alcune indiscrezioni, rilanciate anche dal tabloid britannico Daily Mail, avevano suggerito che potesse essere lui il vero autore delle opere firmate Banksy. Tuttavia, secondo Reuters, questa volta le prove raccolte sarebbero più solide e dettagliate rispetto al passato.

La pista partita dai murales nella guerra in Ucraina

Il punto di svolta dell’indagine sarebbe arrivato dall’Ucraina, dove nel novembre 2022 comparvero diversi murales attribuiti a Banksy nelle zone devastate dalla guerra.

Tra le opere più emblematiche c’è quella apparsa nel villaggio di Horenka, vicino a Kyiv, che raffigura un uomo barbuto mentre si lava nella vasca da bagno all’interno di un edificio distrutto dai bombardamenti.

Secondo alcuni testimoni citati nell’inchiesta, l’opera sarebbe stata realizzata in pochi minuti da due uomini con il volto coperto, arrivati sul posto con stencil trasportati in un’ambulanza.

I reporter hanno quindi mostrato ai residenti fotografie di diversi artisti sospettati, cercando di capire se qualcuno potesse riconoscere la persona dietro il murale.

Il silenzio di Banksy e la difesa dell’anonimato

Nonostante le conclusioni dell’inchiesta, la persona indicata come Banksy non ha rilasciato alcun commento. Anche Pest Control Office, la società che autentica le opere dello street artist, ha scelto la linea del silenzio.

L’avvocato storico dell’artista, Mark Stephens, ha invece contestato diversi aspetti dell’indagine, sostenendo che rivelare l’identità di Banksy sarebbe una violazione della sua privacy e potrebbe persino metterlo in pericolo.

Secondo il legale, l’anonimato non è solo una scelta personale ma una parte fondamentale del progetto artistico. Restare invisibile permette allo street artist di lanciare messaggi politici e sociali senza filtri, mantenendo la libertà di “dire la verità al potere”.

Un mistero che forse non vuole essere risolto

Che si tratti davvero di Robin Gunningham o di un altro artista nascosto dietro il nome Banksy, una cosa è certa: il mito dell’anonimato è parte integrante della sua leggenda.

E forse proprio per questo il mondo dell’arte continua a interrogarsi. Perché, anche se il volto fosse davvero stato scoperto, Banksy resta prima di tutto un’idea, un linguaggio e una provocazione permanente contro il sistema.

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Appassionato di tecnologia ed insegnante di matematica. Crede che la vita sia un'equazione binaria. Si occupa di sostenibilità ed immagina un futuro ad emissioni zero.