Bastano poche note di “Baila (Sexy Thing)” e succede qualcosa di fisico, immediato, quasi incontrollabile. Non importa il contesto: il corpo segue, la testa arriva dopo.
A 25 anni dalla sua uscita, Zucchero torna a fare quello che gli riesce meglio: ricordarci che il blues può essere sporco, sexy e incredibilmente pop. Da oggi, infatti, il brano rinasce in una versione rimasterizzata, disponibile in italiano, inglese e spagnolo, pronta a infilarsi di nuovo nelle nostre vite senza chiedere permesso.
E mentre il mondo cambia, le piattaforme si aggiornano e le hit durano quanto una story su Instagram, “Baila” resta lì. Immobile. Immortale.
Non è un tour, è un rituale
Per festeggiare questo quarto di secolo di dipendenza musicale, Zucchero porta negli stadi italiani “Baila 25th – Under the Moonlight”, un tour che ha già il sapore di qualcosa di più di una semplice celebrazione: è una liturgia laica fatta di sudore, cori e memoria collettiva.
Sei date, sei città, un’unica promessa: perdere il controllo sotto il cielo di luglio.
- 4 luglio – Udine, Bluenergy Stadium
- 6 luglio – Bologna, Stadio Dall’Ara
- 8 luglio – Pescara, Stadio Adriatico
- 11 luglio – Perugia, Arena Santa Giuliana
- 14 luglio – Messina, Stadio Franco Scoglio
- 16 luglio – Lucca, Mura Storiche
Nel mezzo, una certezza: una superband internazionale che suona davvero (sì, ancora nel 2026 è una notizia), e una voce che non ha mai chiesto il permesso di essere elegante.
La verità? Non è mai stata solo una hit
“Baila” non è mai stata solo una canzone. È un manifesto travestito da tormentone. Un pezzo che ha fatto convivere blues, sesso, ironia e spiritualità senza mai risultare costruito.
E forse è proprio questo il punto: mentre tutto diventava sempre più filtrato, più levigato, più “perfetto”, Zucchero restava imperfetto. Umano. Ruvido. Reale.
Non è un caso se nella sua carriera ha incrociato mostri sacri come Eric Clapton, Bono e Sting senza mai perdere identità.
“Chi non ama il blues ha un buco nell’anima”
Lo dice lui. E suona meno come una frase da poster e più come una diagnosi.
Perché se dopo 25 anni “Baila (Sexy Thing)” continua a funzionare, non è solo per il groove. È perché dentro c’è qualcosa che non passa mai di moda: il bisogno primitivo di sentirsi vivi, anche solo per tre minuti.
E a giudicare da quello che succederà negli stadi quest’estate, quel bisogno è ancora più urgente di prima.




