Antonio Banderas: “Hollywood può essere un posto tossico, ma oggi i ruoli più belli arrivano proprio adesso”

L’attore al Torino Film Festival tra verità, rinascite e nuove sfide: “A 65 anni vivo la mia carriera con più libertà di quando ero giovane”

Da tempo Antonio Banderas ha fatto una scelta radicale: lasciare gli Stati Uniti e tornare definitivamente in Spagna, lontano dalle luci accecanti di Hollywood e dal rumore di fondo di un sistema che – racconta – può logorare anche le anime più forti. Nessun ripensamento, anzi: “Sono felice. Ho ritrovato un ritmo di vita che mi appartiene”.

Una decisione che arriva dopo anni di successi, dopo un matrimonio finito sotto gli occhi del mondo e, soprattutto, dopo l’infarto del 2017, che per l’attore ha rappresentato un punto di svolta. “È stato un periodo difficilissimo. Ma tornare a casa è stata la scelta migliore della mia vita”.

“Hollywood può essere un posto decisamente tossico”

Al Torino Film Festival, dove ha presentato Dolor y Gloria di Pedro Almodóvar e ricevuto il Premio Stella della Mole, Banderas non ha evitato di affrontare gli aspetti più scomodi dell’industria cinematografica americana.

Hollywood può essere un posto tossico”, racconta senza esitazioni. E aggiunge: “I momenti di crisi arrivano per tutti. Basta un film che non va come speravi e tutto si rimette in discussione. Ma è proprio lì che impari davvero chi sei”.

Oggi, paradossalmente, è un periodo d’oro: “I ruoli che mi propongono ora sono più interessanti di quelli della mia giovinezza. Le montagne russe fanno parte del nostro mestiere, ma adesso affronto tutto con una maturità diversa”.

Una vita nuova tra Europa, teatro e libertà creativa

Dopo aver lasciato gli Usa, Banderas ha vissuto a Londra con la compagna Nicole Kimpel, prima di rientrare in Spagna. Qui ha realizzato un sogno: ha comprato un teatro a Malaga, fondato una scuola di formazione per giovani talenti e avviato progetti dedicati allo spettacolo dal vivo.

Ride quando parla di intelligenza artificiale e cloni digitali:
“Se mi danno un milione possono fare ciò che vogliono con la mia voce. Per cinquanta milioni in più anche dei film porno… così investo nel teatro!”

Ma subito dopo torna serio: “Il futuro sarà dello spettacolo dal vivo. Le nuove tecnologie permetteranno di ricreare chiunque, persino attori del passato. Per questo dobbiamo difendere il diritto di sapere se stiamo guardando un essere umano o no”.

Sex-symbol? “Non ci ho mai creduto”

Quando gli chiedono come si vive l’invecchiamento per un attore che il pubblico ha sempre considerato una star irresistibile, Banderas sorride:
Non ci ho mai creduto alla storia del sex-symbol. Ho interpretato più personaggi gay di molti altri attori, è quasi ironico. E poi col tempo quelle etichette evaporano”.

Ciò che resta, dice, è la sostanza del lavoro: “Non basta avere un grande regista e attori straordinari. Il cinema è imprevedibile. Lo capisci quando pensi che un film sarà un successo e poi non lo è. Ma sono proprio i fallimenti che ti insegnano di più”.


Il ricordo più intenso: Philadelphia

Fra i progetti che hanno segnato la sua vita, cita Philadelphia, con Tom Hanks:
“Non era solo un film. Era un atto politico. L’Aids uccideva nel giro di sei mesi. Girare circondato da persone sieropositive, ascoltare le loro storie… mi ha cambiato. Ricordo un ragazzo che mi disse: ‘Alla première non ci sarò’. Aveva ragione”.

I nuovi progetti

A 65 anni, Banderas continua a scegliere storie coraggiose. Sono in arrivo:

  • il thriller Above and Below
  • Tony, biopic dedicato ad Anthony Bourdain
  • Rose’s Baby, diretto da Trudie Styler
  • un film sul Mostro di Firenze

E sì, anche qualche produzione americana: “Non ho smesso di voler lavorare negli Stati Uniti, ma oggi ho la libertà di dire no. E questo non ha prezzo”.

Una carriera piena, una vita reinventata e un ritorno alle origini che sa di rinascita.
Antonio Banderas oggi non scappa da Hollywood: la guarda da lontano, con la serenità di chi ha capito cosa vuole davvero.

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