Anna Castiglia e il coraggio di dire “Mi piace”: recensione del disco che ha conquistato la Targa Tenco
Catanese d’origine, milanese d’adozione, ribelle per natura: il debutto discografico di Anna Castiglia è un atto di coraggio sonoro. Ecco perché “Mi piace” è molto più di un album d’esordio – è una dichiarazione d’identità. E ha appena vinto la Targa Tenco 2025 come Miglior Opera Prima.
C’è qualcosa di sorprendentemente nitido nella voce di Anna Castiglia. Non è solo la timbrica, che salta da registri vellutati a tagli vivi. È l’intenzione. È il fatto che ogni parola sembra arrivare da una decisione presa – mai da un compromesso. Ed è proprio questa sincerità radicale, unita a un’eccezionale consapevolezza artistica, che ha fatto guadagnare a Mi piace, il suo primo album in studio, la prestigiosa Targa Tenco 2025 come Migliore Opera Prima. Un riconoscimento che sancisce non solo il valore musicale del progetto, ma anche il suo posizionamento: un’opera fuori dal coro, che dialoga con il cantautorato di ieri senza cercare di imitarlo.
Un debutto che ha già un’identità
“Mi piace” non è un disco che chiede il permesso di esistere. È un album che esiste con ostinazione, con la determinazione di chi ha passato anni a farsi largo a gomitate nel mondo della musica indipendente, a collezionare piccole vittorie nei festival, ad aprire concerti altrui, a sbattere contro le porte chiuse e tornare comunque a bussare. La canzone “Participio Presente” ne è la metafora perfetta: la gavetta come eterno presente, il successo come miraggio mobile.
Ma “Mi piace” è molto più di un racconto autobiografico: è una mappa emotiva, disegnata con l’inchiostro dell’ironia, della malinconia e del desiderio. Ogni brano è una stanza diversa di una casa che profuma di vita reale: ci sono le relazioni finite, le aspettative tradite, la fatica di essere se stessi in un mondo che ci vuole sempre in posa.
La tracklist come racconto
Si parte con “Mi piace”, traccia-manifesto che rivendica il diritto di piacersi, anche quando non si rientra nei canoni. È una piccola rivoluzione personale, cantata su un tappeto pop elegante, quasi naif, eppure tagliente. “AAA” è un altro colpo di bisturi, una denuncia generazionale nascosta dietro un beat apparentemente leggero. Poi arriva “Whitman” con Ghemon, che mette insieme poesia e disillusione, in una collaborazione che funziona a meraviglia. E ancora, “Le chiese sono chiuse” che riesce a essere spirituale e terrena allo stesso tempo, e “U mari”, ballata viscerale in dialetto, che restituisce alla Sicilia la sua voce più intima e inquieta.
Ci sono anche momenti più spigolosi, come “Organi interni” o la potentissima “GHALI”, con cui ha vinto la XXXV edizione di Musicultura, portando sul palco dello Sferisterio tutta la sua carica provocatoria e ironica. “Troppa città”, invece, è un affresco urbano che somiglia a una fuga, mentre “Effimero” chiude il disco come una confessione sottovoce. Tutto si tiene, tutto si regge su una scrittura che non scimmiotta mai, ma scolpisce.
Una cantautrice fuori da ogni etichetta
Anna Castiglia è cantautrice, sì. Ma è anche performer, autrice, interprete, artigiana della parola. In un panorama musicale dove l’autenticità è spesso una posa ben costruita, lei arriva e scompiglia tutto con una chitarrina, una frase in rima e una lucidità che sfonda il vetro. Persino nella presentazione dell’album ha scelto la strada più irriverente: un trailer satirico, diretto da Zavvo Nicolosi, dove interpreta se stessa in una clinica per artisti, tra diagnosi musicali e cliché indie. “Cantautrice demodé convinta che basti una filastrocca per vincere una Targa Tenco a caso”, recita la didascalia. Peccato che la Targa Tenco poi l’abbia vinta davvero. Ma non per caso.
Il palco come habitat naturale
La dimensione live è l’altra metà del progetto. Con il Mi Piace Tour, Anna sta portando le sue canzoni in giro per l’Italia – e oltre, con una tappa al Sziget Festival di Budapest – trasformando ogni concerto in uno spazio di resistenza poetica. Le sue esibizioni sono tutto tranne che convenzionali: sono dialoghi aperti, confessioni gridate, esercizi di verità collettiva. Ha aperto i concerti di Max Gazzè, Carmen Consoli, Fabi Silvestri Gazzè, e ha incantato anche al Concertone del Primo Maggio, senza mai snaturarsi.
“Decostruire”: la nuova direzione
L’ultimo singolo, “Decostruire”, è forse il brano più programmatico di tutta la sua produzione recente. Un inno alla libertà individuale, alla rottura con gli schemi, alla fine dei compromessi. Un brano scritto con rabbia e grazia, prodotto con cura da Ramiro Levy e Alessandro Di Sciullo, che conferma la volontà di Anna di continuare a spingersi oltre, di non diventare mai ciò che ci si aspetta da lei.
Un talento da custodire
“Mi piace” è un debutto raro. Non solo perché è bello – lo è – ma perché è necessario. In un momento storico in cui l’industria musicale sembra produrre più facsimili che voci vere, Anna Castiglia ha scelto di essere inconfondibile. E la Targa Tenco, più che un premio, è la conferma di una traiettoria già scritta: quella di un’artista destinata a lasciare il segno.
Non sappiamo ancora dove arriverà, ma una cosa è certa: finché continuerà a fare musica così, piacerà. Anche a chi non vuole ammetterlo.




