Andrea Pucci rinuncia alla partecipazione al Festival di Sanremo. La decisione arriva dopo giorni di polemiche, attacchi social e insulti che hanno coinvolto anche la famiglia, compromettendo – come spiega l’artista – il patto di fiducia con il pubblico.
In una nota, Pucci parla di una onda mediatica negativa che ha accompagnato l’annuncio della sua presenza come co-conduttore della terza serata. “Gli insulti, le minacce e gli epiteti ricevuti da me e dalla mia famiglia sono incomprensibili e inaccettabili. Questo clima altera il rapporto fondamentale tra me e chi viene a vedermi, motivo per cui ho deciso di fare un passo indietro”.
Il comico ringrazia Carlo Conti e la Rai per l’opportunità, che avrebbe rappresentato una vera celebrazione della sua carriera. “Il mio lavoro è far ridere da 35 anni. Ho sempre portato sul palco usi e costumi del nostro Paese con l’intenzione di regalare leggerezza”.
Pucci replica anche alle accuse ricevute: “Nel 2026 il termine fascista non dovrebbe esistere più. Esistono persone di destra e di sinistra che la pensano in modo diverso e si confrontano in una democrazia. Omofobia e razzismo indicano odio verso l’essere umano e io non ho mai odiato nessuno”.
A pesare, anche motivazioni personali: “A 61 anni, dopo ciò che mi è accaduto fisicamente, non sento di dovermi confrontare in una lotta impari che non mi appartiene”. Il saluto finale è rivolto a Conti, con l’augurio di un’edizione di successo, e al pubblico: “Vi aspetto a teatro”.
La solidarietà di Giorgia Meloni
Arriva anche la reazione del presidente del Consiglio, che esprime solidarietà a Pucci e parla di clima di intimidazione. Nelle sue parole emergono i temi del doppiopesismo, della libertà artistica e di una presunta deriva illiberale nel dibattito pubblico.
Sanremo prosegue, ma la rinuncia di Pucci riapre una questione più ampia: il confine tra critica, satira e linciaggio mediatico, in un tempo in cui l’esposizione pubblica può trasformarsi rapidamente in condanna.




