Venezia non è ancora entrata nel vivo del red carpet e Amal Clooney ha già fatto quello che le riesce particolarmente bene: attirare l’attenzione senza dare l’impressione di averla cercata. Arrivata oggi, 1° settembre, in Laguna insieme a George Clooney, l’avvocata per i diritti umani ha scelto per il viaggio in motoscafo un completo coordinato dall’aspetto rilassato, lontanissimo dalla grammatica tradizionale dell’abito da diva. Tutti lo descrivono come una rilettura sofisticata del skirt suit, giocata sulla seta e su una silhouette molto più morbida del classico completo da ufficio.
Ed è forse proprio questo il dettaglio più interessante. Per anni il lusso delle celebrity è stato immediatamente riconoscibile: abiti lunghi, gioielli importanti, tacchi vertiginosi e vestiti che difficilmente avrebbero avuto senso lontano da un tappeto rosso. Oggi qualcosa sta cambiando. Il nuovo status symbol sembra essere apparire perfettamente vestiti senza sembrare vestiti per un evento.
Amal arriva a Venezia in una situazione apparentemente ordinaria – almeno secondo gli standard di una delle coppie più fotografate del mondo – e trasforma il momento dello sbarco in un’immagine di moda. Non serve aspettare la première. Non serve nemmeno l’abito da sera. Il completo diventa leggero, la costruzione perde rigidità e ciò che tradizionalmente apparteneva al guardaroba professionale viene portato in uno dei luoghi più glamour dello star system.
Quando vestirsi “normali” diventa il massimo del lusso
La moda degli ultimi anni ha progressivamente smontato l’idea che eleganza significhi necessariamente formalità. Il fenomeno del quiet luxury aveva già spostato l’attenzione dal logo alla qualità percepita: meno ostentazione, più tessuti, tagli e dettagli comprensibili soprattutto a chi conosce la moda. Amal Clooney sembra portare quel principio un passo oltre.
Non è più soltanto questione di non mostrare il marchio. È la capacità di indossare qualcosa che potrebbe sembrare semplice e farlo apparire irraggiungibile.
Il risultato è una forma di eleganza molto contemporanea perché funziona soprattutto attraverso l’atteggiamento. Un completo che sulla carta appartiene alla giornata lavorativa può diventare improvvisamente un look da Festival. Ed è difficile non vedere in questa trasformazione anche un piccolo cambiamento culturale: l’abito da donna potente non deve più necessariamente imitare quello maschile per comunicare autorevolezza.
Nel caso di Amal il cortocircuito è ancora più interessante perché non stiamo parlando di un’attrice che interpreta il ruolo della donna in carriera attraverso i vestiti. Amal Clooney è davvero un’avvocata internazionale specializzata in diritti umani. Il confine tra guardaroba professionale e immagine pubblica diventa quindi particolarmente sottile.
Venezia è diventata una passerella prima della passerella
Il Festival ha poi una caratteristica che Cannes, almeno in parte, possiede meno: a Venezia il viaggio verso il red carpet è già red carpet. L’aeroporto, il motoscafo, l’approdo davanti all’hotel e persino il tragitto lungo i canali sono diventati occasioni fotografiche.
Vogue ricorda come i Clooney abbiano costruito negli anni un rapporto particolare con la città. George frequenta la Mostra dalla fine degli anni Novanta e proprio a Venezia, nel 2014, ha sposato Amal. Quest’anno il legame diventa ancora più simbolico: il 2 settembre l’attore riceverà il Leone d’Oro alla carriera.
La loro presenza non è quindi soltanto quella di due celebrity arrivate per qualche giorno di Festival. Venezia è diventata una parte della narrazione pubblica della coppia: qui si sono sposati, qui sono tornati numerose volte e qui alcuni dei look più fotografati di Amal sono entrati nell’archivio recente della moda.
Lo scorso anno, per esempio, aveva scelto sul red carpet un abito vintage Jean-Louis Scherrer della collezione autunno 1995, confermando anche quella capacità di utilizzare il vintage senza trasformarlo in un’operazione nostalgica.
Il red carpet non comincia più sul red carpet
È probabilmente questa la vera notizia dietro un semplice completo indossato a Venezia. Le celebrity contemporanee non hanno più bisogno di aspettare la sera per costruire un momento fashion. Airport style, street style e arrival look sono diventati importanti quasi quanto il vestito della première.
E il meccanismo funziona perché il pubblico può riconoscersi maggiormente in quelle immagini. Pochissime persone avranno bisogno di un abito couture con strascico; praticamente tutti, invece, indossano una giacca, una gonna, un pantalone o una camicia.
Naturalmente l’illusione di accessibilità rimane un’illusione. Tessuti, styling, accessori e disponibilità economica continuano a separare radicalmente il guardaroba di una celebrity da quello quotidiano. Ma l’immaginario è cambiato: non desideriamo più necessariamente vestirci come principesse, vogliamo sembrare persone che non hanno dovuto sforzarsi per essere eleganti.
Ed è forse questa la ragione per cui Amal Clooney continua a funzionare così bene come personaggio fashion pur non appartenendo professionalmente alla moda o al cinema. La sua immagine raramente sembra costruita per chiedere attenzione. Ed è proprio quella apparente indifferenza a renderla estremamente fotografabile.
Domani arriverà il momento del Leone d’Oro di George Clooney e quasi certamente anche quello di un look molto più spettacolare. Ma Amal ha già ricordato una delle regole più interessanti della moda contemporanea: quando tutti cercano di sembrare straordinari, può diventare molto più potente sembrare semplicemente impeccabili.




