Altro che roba da papà: i mocassini sono diventati il nuovo fetish della Gen Z e ci spiegano anche cosa siamo diventati

C’erano una volta le sneakers da hypebeast e i sandali ugly-chic. Ora, sotto gli outfit della Gen Z, sfilano loro: i mocassini. Non più segno di disciplina, ma di disobbedienza elegante. E no, non servono per andare in ufficio.


In un mondo che corre con le Air Max, i mocassini camminano lenti. Ma non si sono mai fermati. Anzi: hanno fatto il giro largo, ed eccoli di nuovo qui — addosso a chi meno ti aspetti.

Non li trovi (più) ai piedi dell’impiegato con la ventiquattrore o della professoressa di latino: oggi li portano ventenni con calzino bianco in bella vista, pantaloni a vita bassissima e playlist hyperpop nelle orecchie.
Benvenuti nella nuova estetica mocassino-core.

Da Wall Street a TikTok in 3 look

Chiariamoci: il mocassino non è mai stato una scarpa, ma un manifesto. Di ordine, rigore, rispettabilità. Un tempo era l’equivalente fashion di un “lei non sa chi sono io”.
Oggi? È un gesto punk, un reverse snobbery estetico che grida:
“Posso essere tutto, anche se indosso queste scarpe.”

La Gen Z lo sa: mischiare i codici è più potente che distruggerli.
E così il mocassino diventa un elemento queer, ironico, genderless.
Lo metti sotto una gonna a pieghe, sopra calze a rete o con un completo oversize preso al mercato vintage. Il messaggio?
Eleganza sì, ma senza regole scritte da qualcun altro.

La Gen Z lo indossa così:

  • Mocassini chunky + minigonna di jeans + camicia trasparente
  • Mocassino college + felpa XL + orecchino singolo
  • Mocassino glossy + pantalone da tuta + sguardo “don’t care”

Il bello è che ci puoi ballare. Correre. Respirare. E anche restare fermo, se vuoi. Perché il mocassino è cool senza far rumore.
Non urla, ma non passa inosservato.
Come una dichiarazione d’intenti, detta sottovoce, ma che arriva dritta.

Ma quindi… è un ritorno alla formalità?

Spoiler: assolutamente no.
Chi indossa mocassini nel 2025 non ha voglia di sembrare manager.
Li porta per decostruire il concetto stesso di forma.
Perché tra il vintage e il futuro, tra l’infanzia e il career dream, ci siamo noi: cresciuti nel caos, appesi tra estetiche che ci appartengono a metà.
Il mocassino, così contraddittorio, ci somiglia.
È elegante ma ribelle, classico ma fluido, adulto ma con la suola spessa.

Perché ci piacciono davvero

Perché ci fanno sentire parte di qualcosa senza dover rinunciare a noi stessi.
Perché ci ricordano la scuola, ma oggi siamo noi a scegliere quando entrare.
Perché li portavano i nonni, ma adesso ci mettiamo sopra la nostra rivoluzione.

E forse, sotto sotto, ci serviva proprio una scarpa così.
Non per camminare meglio.
Ma per sapere da dove veniamo. E decidere, con stile, dove andare.

Chi l’ha detto che servono i tacchi per far rumore? A volte basta un mocassino e un passo nella direzione sbagliata per iniziare una nuova strada.

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Sofia Conti è una giornalista dedicata al benessere e alla bellezza. Ama condividere segreti e tendenze per aiutare gli altri a raggiungere il loro massimo potenziale.