La scomparsa di Mario Colombo non è soltanto la perdita di un imprenditore, ma la fine di un capitolo importante della storia industriale italiana. A 71 anni se ne va una figura capace di coniugare tradizione familiare, visione internazionale e passione autentica per lo sport, portando Colmar ben oltre i confini di un marchio tecnico per sciatori.
Nato a Monza nel 1954, Colombo cresce letteralmente dentro l’azienda fondata dal nonno nel 1923: una piccola manifattura di cappelli e ghette in feltro, nata in una Brianza operosa e già proiettata verso l’industria tessile. È lì che prende forma un’identità destinata a evolversi: da abbigliamento da lavoro a pioniere dello sportswear tecnico, soprattutto nello sci, grazie a intuizioni che avrebbero segnato un’epoca.
Quando Mario Colombo entra in azienda nei primi anni Settanta, porta con sé una doppia anima: quella dell’erede e quella del manager moderno. Dopo gli studi all’Università Cattolica di Milano, decide di non limitarsi alla continuità familiare, ma di costruire una traiettoria autonoma, culminata anche nell’esperienza alla guida di Adidas Italia. Un passaggio fondamentale, che gli consente di leggere il mercato globale prima ancora che il termine “globalizzazione” diventasse di uso comune.
Il suo ritorno in Colmar nel 2005 segna una nuova fase: non più soltanto custode di una storia centenaria, ma interprete contemporaneo di un marchio storico. Sotto la sua guida, Colmar rafforza la propria presenza internazionale e consolida il legame con lo sci alpino, disciplina che da sempre ne rappresenta il DNA. Un legame che affonda le radici nelle Olimpiadi del 1952, quando l’azienda vestì la nazionale italiana con capi innovativi e aerodinamici.
Negli anni, quel rapporto si trasforma in un racconto epico: dalle imprese di Zeno Colò alla “Valanga Azzurra”, fino ai campioni come Alberto Tomba e Debora Compagnoni. Colmar non è più solo un brand: diventa una presenza costante nell’immaginario dello sport italiano, un simbolo di performance, velocità e identità nazionale.
Ma la vera intuizione di Mario Colombo è stata un’altra: capire che lo sportswear poteva uscire dalle piste e conquistare la città. È così che nasce una nuova dimensione del marchio, capace di unire tecnologia e lifestyle, anticipando una tendenza che oggi domina la moda globale. La linea Originals, lanciata negli anni Duemila, segna proprio questo passaggio: dalle montagne alle passerelle, senza perdere autenticità.
Parallelamente, Colombo amplia l’universo Colmar con il golf, altra sua grande passione, dimostrando ancora una volta la capacità di leggere lo sport non solo come disciplina, ma come linguaggio culturale. Una visione che lo porta a mantenere saldo il legame con il territorio – Monza e la Brianza – pur proiettando l’azienda su mercati internazionali sempre più competitivi.
Eppure, al di là dei numeri, delle strategie e dei successi, resta il ritratto umano. Chi lo ha conosciuto racconta di un imprenditore capace di mettere a proprio agio chiunque, di sorridere anche nelle decisioni più difficili, di guidare senza mai perdere il senso della misura. Una leadership gentile, rara, che ha fatto scuola tanto quanto le sue intuizioni industriali.
Oggi Colmar continua il suo percorso con la quarta generazione, ma porta con sé un’eredità precisa: quella di un uomo che ha saputo trasformare un cognome in un marchio globale, senza mai dimenticare le proprie radici.
I funerali si terranno il 10 aprile nel Duomo di Monza. E sarà impossibile non pensare che, tra le vette innevate o tra le strade delle città, qualcosa del suo sguardo continuerà a muoversi: discreto, elegante, profondamente italiano.




