Achille Lauro all’Ariston non entra mai in punta di piedi. Entra come un cortocircuito. E nel 2026 lo farà di nuovo, ma dall’altra parte del palco: co-conduttore della seconda serata del Festival di Sanremo, il 25 febbraio, accanto a Carlo Conti e Laura Pausini. L’annuncio è arrivato in prima serata, al Tg1 delle 20, con la naturalezza delle notizie che sembrano inevitabili: Lauro e Sanremo, ormai, sono una storia lunga, tormentata e spettacolare.
La domanda è sempre la stessa: canterà? Lui svicola, con la solita eleganza sfrontata. «Comanda Carlo, io sono un umile conduttore». Traduzione: niente è escluso. Perché Achille Lauro non è mai solo una presenza. È un evento.
2019 – Rolls Royce: l’inizio della frattura
La prima volta non si scorda mai. Nel 2019 Lauro arriva con Rolls Royce e spacca la platea in due. Rock, trap, citazionismo, ambiguità estetica. Sanremo capisce che qualcosa è cambiato: non è solo una canzone, è un personaggio che usa il palco come una galleria d’arte pop.
2020 – Me ne frego: il manifesto
L’anno dopo alza l’asticella. Me ne frego diventa un grido generazionale, ma soprattutto una dichiarazione di poetica. Outfit, postura, provocazione misurata. Lauro non cerca lo scandalo: lo costruisce come linguaggio.
2021 – l’ospite fisso che riscrive il codice
Fuori gara, ma più centrale di molti concorrenti. Ogni sera una performance diversa, ogni sera un riferimento culturale. Sanremo si ritrova a dover spiegare Achille Lauro, e nel farlo ammette che il Festival può essere anche questo.
2022 – Domenica: l’intimità come shock
Meno rumore, più carne. Domenica è vulnerabile, personale, quasi religiosa. L’Ariston resta in silenzio: non perché non capisce, ma perché ascolta. È il momento in cui Lauro dimostra di non essere solo estetica.
2023 – ospite speciale, presenza magnetica
Torna senza competere, ma lascia il segno. Ormai è chiaro: Achille Lauro non “passa” da Sanremo, Sanremo passa attraverso Achille Lauro.
2025 – Incoscienti giovani: il cerchio che si chiude
L’anno scorso è stato il ritorno più maturo. Incoscienti giovani ha il sapore del bilancio generazionale, della nostalgia lucida. È il Lauro che guarda indietro senza rinnegare nulla. Carlo Conti lo sa, e lo dice: è stato uno dei momenti più riusciti del Festival.
2026 – il palco dall’altra parte
Ora Lauro cambia ruolo, ma non pelle. «Sarò un passo indietro», promette. Ma è difficile immaginare Achille Lauro come sfondo. Conti lo vuole per tutta la serata, “dall’alto della sua arte, con leggerezza e intelligenza”. E non è una frase di circostanza: è la sintesi perfetta del personaggio.
Sanremo 2026 avrà molti protagonisti. Ma uno solo che l’Ariston lo ha stregato, sfidato e riscritto così tante volte da poterlo condurre senza domarlo. Achille Lauro non torna a casa. Non se n’è mai andato.




