La notizia sembra piccola: a Varsavia hanno aperto una biblioteca dentro una stazione della metropolitana. Si chiama Metroteka, occupa circa 150 metri quadrati nella stazione Kondratowicza e mette a disposizione dei viaggiatori oltre 16 mila libri.
Poi però ci pensi e capisci che la notizia non riguarda davvero i libri. Riguarda noi e il telefono.
Perché ormai basta salire su qualsiasi metropolitana per osservare una scena piuttosto impressionante: venti, trenta, cinquanta persone sedute nello stesso vagone, quasi tutte con la testa leggermente inclinata verso uno schermo. Non importa se hanno diciassette o settant’anni. Scorriamo.
Lo facciamo quando aspettiamo qualcuno, quando siamo in coda, mentre aspettiamo il caffè. A volte persino mentre guardiamo la televisione. Abbiamo sviluppato una specie di insofferenza verso qualsiasi minuto nel quale non succeda niente.
Quando aspettare non era ancora un problema
Mi ricordo quando in treno si guardava fuori dal finestrino. Non perché fossimo più profondi o intelligenti. Semplicemente non avevamo molte alternative.
Si leggeva il giornale abbandonato dal passeggero precedente, si osservavano gli altri, si ascoltavano conversazioni che non ci riguardavano. Oppure ci si annoiava.
E forse abbiamo sottovalutato l’importanza della noia.
Oggi quella parentesi è praticamente scomparsa. Appena compare un vuoto di trenta secondi, lo riempiamo. WhatsApp, Instagram, TikTok, una mail che potrebbe tranquillamente aspettare.
Non siamo diventati improvvisamente incapaci di leggere. Siamo diventati molto più allenati a interromperci.
Il 41% legge almeno un libro all’anno
In Polonia il tema non è soltanto filosofico. Secondo i dati citati a proposito del progetto, circa il 41% della popolazione legge almeno un libro all’anno; mezzo secolo fa si parlava di circa il 50%.
Ed è interessante che per provare a invertire la tendenza Varsavia non abbia scelto una grande campagna sulla bellezza della letteratura.
Ha fatto qualcosa di molto più pratico: ha messo i libri dove le persone aspettano.
Metroteka offre più di 16 mila titoli, con prestiti velocizzati dalla tecnologia e sistemi pensati per chi entra, prende la metropolitana, va al lavoro e magari torna la sera.
Non devi decidere di andare in biblioteca. La biblioteca incontra te.
Il problema non è TikTok
Sarebbe facilissimo concludere che i social ci hanno rovinati e che dovremmo tutti tornare a Dostoevskij. Ma sarebbe anche un po’ falso.
TikTok può essere divertente. Instagram pure. E nessuno rimpiange davvero l’epoca in cui per sapere a che ora partiva un treno bisognava telefonare in stazione.
Il punto è un altro: quanto del nostro tempo scegliamo ancora consapevolmente?
Il doomscrolling ha qualcosa di curioso. Continuiamo a scorrere anche quando non ci stiamo più divertendo. Un video, quello dopo, quello successivo. Venti minuti più tardi chiudiamo l’app e spesso non ricordiamo quasi nulla.
Un romanzo pretende l’opposto: vuole che tu rimanga lì.
All’inizio può perfino sembrare faticoso.
La concentrazione è diventata un piccolo lusso
Forse tra qualche anno considereremo la capacità di leggere cinquanta pagine senza controllare il telefono come oggi consideriamo una passeggiata in un bosco: una forma di benessere da riconquistare deliberatamente.
Ed è questo che trovo bello nella biblioteca della metropolitana di Varsavia.
Non c’è niente di nostalgico. Non pretende di riportarci nel Novecento. Anzi, utilizza microchip e automazione proprio per rendere il prestito più veloce.
Dice soltanto: mentre aspetti il treno puoi scegliere.
Puoi prendere il telefono, naturalmente.
Oppure puoi prendere un libro.
E improvvisamente quei venticinque minuti che consideravamo tempo da ammazzare diventano tempo nel quale succede qualcosa.
Magari il problema è proprio l’espressione che abbiamo sempre usato: ammazzare il tempo.
Come se il tempo libero fosse qualcosa di cui liberarci il prima possibile.




