Venezia 73: “El ciudadano ilustre” di Marian Cohn e Gaston Duprat è il film che ha sorpreso tutti. Vi spieghiamo il perchè

Il romanzo e la realtà che si intrecciano a vicenda. Dopo Nocturnal animals, oggi Standing ovation e applausi di 10 minuti per “El ciudadano ilustre” di Marian Cohn e Gaston Duprat.

Oggi in sala conferenze è stato presentato il film argentino “El ciudadano ilustre” di Marian Cohn e Gaston Duprat in concorso per Venezia 73.

Sia in sala stampa che durante la proiezione del film in sala Grande lunghi applausi e commenti positivi di pubblico e giornalisti, hanno premiato l’eccezionale bravura del regista e di tutti gli attori, in particolare il protagonista Oscar Martìnez ha colpito per la sua ineccepibile interpretazione. Standing ovation da parte di tutti gli spettatori presenti e lungo applauso di quasi 10 minuti, hanno onorato l’intero cast in sala.

Un film che parla di uno scrittore argentino, che dopo aver vinto il Nobel per la letteratura decide di abbandonare il paese di origine e vivere in Europa.

Un film che cammina su doppio binario. La vita dello scrittore che si mescola con il racconto del suo ultimo testo. Il film in cui la vita reale dello scrittore si confonde con la storia del protagonista del libro.

Un racconto nella prima parte più umoristico e sarcastico, in cui lo scrittore sembra prendere in giro la propria società argentina, paesana e bigotta lasciata anni prima. Una descrizione simpatica e grottesca di un mondo che agli occhi dell’autore appare essersi fermato. In sala il pubblico si è molto divertito di fronte ai vari personaggi “bigottiani” che in tutti i modi provano ad onorare lo scrittore tornato al piccolo paese dopo anni.

Tutto sembra funzionare …fino a quando si ha un un cambio repentino tra l’ammirazione del popolino e l’importante scrittore.

La seconda parte è più “seria”, lo scrittore che si ribella alla piccola società che sembra non riconoscere più in lui il grande “mito”.

E’ un film di autocritica, di nazionalismo argentino, di critica sociale da una parte e dall’altra riflessione sul narcisismo del mito, sull’idolatrare figure che diventano importanti e sulla caduta del successo. E’ una pellicola leggera ed insieme drammatica.

Una sceneggiatura perfetta e regia di livello.

Un film in cui fino alla fine non si capirà se si tratti della storia dell’autore o la narrazione del libro da lui scritto. Questa ambiguità rende la pellicola interessante, creando una forte empatia con il pubblico, che avrà una funzione attiva e non passiva. Il regista ha voluto proprio puntualizzare quanto il pubblico sia portato a riflettere e farsi domande fino all’ultima battuta. “Dove finisce la realtà ed inizia la finzione?”

Carlotta Bonadonna