“Una famiglia”: Micaela Ramazzotti e Patrick Bruel al cinema raccontano la storia di un amore malato

Esiste un mercato nero di bambini anche in Italia, come in molti paesi del cosiddetto
Terzo Mondo, che si tiene in piedi grazie a una fortissima richiesta. Prova ne sono le
numerose inchieste che si sono susseguite in questi ultimi anni dal Nord al Sud di Italia

Il film “Una famiglia” dalla regia di Sebastiano Riso con Micaela Ramazzotti e Patrick Brue tratta il tema dell’utero in affitto raccontando la storia di Vincent (Patrick Brue) nato cinquant’anni fa vicino a Parigi ma ha tagliato ogni legame con le sue
radici e  Maria (Micaela Ramazzotti), più giovane di quindici anni, è cresciuta a Ostia, ma non vede più la sua
famiglia. Insieme formano una coppia che non sembra aver bisogno di nessuno e
conducono un’esistenza appartata nella Roma indolente e distratta dei giorni nostri,
culla ideale per chi vuole vivere lontano da sguardi indiscreti. In più, Vincent e Maria
sono bravi a mimetizzarsi: quando prendono il metrò, si siedono vicini, teneramente
abbracciati. A volte cenano al ristorante, più interessati a guardarsi negli occhi che al
cibo nei loro piatti. Quando tornano a casa, fanno l’amore con la passione degli inizi, in
un appartamento di periferia che lei ha arredato con cura. Eppure, a uno sguardo più
attento, quella quotidianità dall’apparenza così normale lascia trapelare un terribile
progetto di vita portato avanti da lui con lucida determinazione e da lei accettato in virtù
di un amore senza condizioni. Un progetto che prevedere di aiutare coppie che non
possono avere figli. Arrivata a quella che il suo istinto le dice essere l’ultima gravidanza,
Maria decide che è giunto il momento di formare una sua vera famiglia. La scelta si porta
dietro una conseguenza inevitabile: la ribellione di Maria a Vincent, l’uomo della sua vita.

Secondo il regista Sebastiano Riso Il vero tema di questo film non è l’utero in affitto né le madri surrogate né le adozioni illegali. Un film parte sempre da un argomento, in questo caso di sicura quantocontroversa attualità, ma poi, almeno per quanto ci riguarda, va ad approfondire una dinamica umana, una relazione, dei personaggi che siano il più possibile rappresentativi.
In questo film la dinamica umana è quella della dipendenza, la relazione è un rapporto
morboso tra un uomo e una donna che si amano ma di un amore malato, che genera
sofferenza, non serenità, disagio, non armonia. E i personaggi sono quelli di Vincent e
Maria, lui un uomo distruttivo e in realtà anche autodistruttivo (fino a vendere i suoi stessi
figli), lei una donna fragile e a lui soggiogata a tal punto da perdere la libertà sul proprio
corpo, ma che nel corso della storia troverà la forza di ribellarsi.

Il film sarà proiettato nelle sale dal 28 settembre.