Serie TV: Una pioggia di serie TV per casa Warner – Ma qualcosa scricchiola

Reduce dai quattro giorni di Lucca Comics & Games 2015 non sono ritornato a casa solamente riportando con me i dolori articolari che ne conseguono alle svariate ore che mi sono dovuto fare in fila ai cinema della mia città natia, ma ho anche potuto farmi un’idea su quello che ci prospetterà casa Warner Bros. Nei mesi a venire per quanto concerne il panorama televisivo, in una serata tutta dedicata alle serie TV prodotte dalla major poco sopracitata. Partiamo con iZombie, una serie che in Italia è partita da questo 4 novembre su Premium Action. La trama brevemente, gira attorno ad una ragazza di nome Olivia Moore che per una sequela di concatenazioni di sventurati eventi si è ritrovata tramutata in uno zombie. Marciando forse anche sul grande successo riscosso dalla Fox per The Walking Dead, pure la Warner Brothers ha cercato di sfruttare il favore del pubblico televisivo nei confronti di questi affascinanti esseri in decomposizione. iZombie, recuperando in chiave comedy tale concept, riesce ironicamente a giocare sulla voglia viscerale di Liv, diminutivo di Olivia, di cibarsi di cervelli umani, e sul suo inedito look gotico, necessario a camuffare le sue nuove fattezze zombesche, generando delle situazioni brillanti, esilaranti ed al limite dell’assurdo. Tuttavia, nonostante ci sia inoltre anche una componente crime, con la stessa Liv che si improvvisa detective e sensitiva, dato che scopre di poter usufruire della memoria e delle abilità dei cadaveri dei quali ne ha mangiato il cervello, non so per quanto possa funzionare a livello seriale un prodotto di questo tipo, per quello che ho potuto constatare dall’episodio pilota proiettato in sala. Infatti, gli autori potrebbero inciampare in una eccessiva ripetitività, sia nei momenti comici, che in quelli più mistery e di investigazione (la ricerca costante ad ogni episodio di un nuovo killer), che alla lunga annoierebbero lo spettatore, perché già visti da quest’ultimo od almeno simili a quelli delle puntate precedenti. Dunque, trovo alquanto improbabile che gli ideatori del serial siano riusciti ad elaborare uno sviluppo interessante della storia iniziale tale da tenere inchiodato allo schermo lo spettatore. Non capisco proprio a dove possa portare quest’insieme di elementi nell’ottica di una serie per la TV. Dopodiché è stato il turno del primo episodio della seconda stagione di The Flash, che arriverà su Italia 1 solo a partire da febbraio 2016. Purtroppo, anche in questo caso qualcosa scricchiola. Non avendo a quanto pare imparato dalla prima stagione, la serie The Flash non tarda a ricadere nei soliti errori dell’anno scorso. Il problema risulta essere sempre un po’ lo stesso: non essere ancora in grado di conferire il giusto spessore alle battaglie tra i supereroi ed il loro team di supporto ed i supercriminali che infestano a più riprese la movimentata Central City, rimarcando di continuo una comicità eccessivamente puerile, infarcita oltretutto di troppe battute sferzanti, a volte ai danni proprio dello stesso villain di turno. A mio avviso servirebbe un pizzico di serietà in più, non dico come in Arrow (una tale inversione di marcia snaturerebbe troppo il sistema drammaturgico che hanno voluto costruire per il prodotto The Flash), ma quanto basterebbe per generare un appropriato stato di suspense, indispensabile in queste circostanze. Comunque sia, a sorreggere la precaria impalcatura action vi sono almeno delle intriganti sottotrame, ma soprattutto i rapporti umani fra i vari protagonisti, interpretati con una forte e credibile carica emotiva dai bravissimi attori in scena…. In poche parole.. ci vorrebbe meno NERD CULTURA… più pathos… ed un umorismo meno basico, RIMANDATO. Ed infine è stata la volta della cugina di Superman, ossia della puntata numero uno del serial dedicato a Supergirl, dal titolo omonimo, che vedremo in Italia anch’esso su Italia 1 dal prossimo anno. A differenza delle due serie menzionate prima, il giudizio nel complesso è positivo. In Supergirl non si cerca di prendersi sul serio sia sul lato umano, che su quello supereroistico. Difatti, rispetto a The Flash, ove si percepisce la dissonanza nella trattazione fra le tematiche eroiche e quelle interpersonali, questa serie in gonnella ha dalla sua di seguire costantemente sempre la stessa falsa riga, ovvero quella di mantenere dei toni regolarmente scanzonati e da commedia a la Il diavolo veste Prada, senza il pericolo di causare delle stonature fra azione e vita quotidiana, in cui la protagonista, nei suoi panni civili come Kara Danvers, per certi aspetti riporta molto alla memoria la Andy interpretata da Anne Hathaway nel film modaiolo del 2006 di David Frankel, dove vi compariva pure Meryl Streep nei panni dell’algida Miranda Priestly, che pare persino lei aver ispirato il capo, o meglio, la “capa” di Kara impersonata da Calista Flockhart (l’ex avvocatessa Ally McBeal insomma), almeno per alcune peculiarità come la palpabile acidità e l’alterigia. Inoltre, c’è da dire che tutto questo, e cioè, la spiccata impronta umoristica che Greg Berlanti ha disposto di dipingere per Supergirl, penso che funzioni benissimo soprattutto proprio grazie alle rilevanti doti comiche dell’attrice principale Melissa Benoist (pur essendo una bella ragazza) e della poco prima nominata Calista Flockart. In più, a consolidare tale opera ideata per il piccolo schermo, interviene oltretutto l’utilizzo di un’ottima computer grafica, la quale, spesso e volentieri, non è proprio irresistibile quando si tratta di serie televisive.

Gabriele Manca