Serie TV: The Flash – La scia rossa scatta ancora una volta nelle nostre case

Fshhhhhh…….. «L.. l.. l’hai vista anche tu?». «Cosa scusa?». «Co.. co.. come cosa! Quella scia rossa che ci è appena passata davanti!». «A me è sembrato solamente che si sia alzato soltanto un po’ di vento». «Guarda che non me lo sto inventando! Ti assicuro che l’ho vista davvero!». «Sì, sì! Certo, certo! Secondo me dovresti iniziare ad andare a letto prima la sera. Dai andiamo! Che se no facciamo tardi. Poi chi lo sente il capo!». «Mah!.. Vabbè!.. Però continuo a pensare di essere quasi sicuro di aver visto quella scia rossa». «Appunto! Quasi! Dai, dai muoviamoci!». «Ok, ok arrivo!…. Comunque qualcosa continua a non quadrarmi». Tranquilli ragazzi è soltanto Flash, l’uomo più veloce del mondo, uno dei più amati e conosciuti supereroi dell’universo DC Comics, che ha ispirato una nuova serie TV dal titolo The Flash, in onda da noi dal 20 gennaio del 2015 su Italia Uno ed ancora in corso. Gli ideatori della serie in questione hanno pensato di cambiare rotta rispetto alla sua precorritrice Arrow. Se quest’ultima si prestava non poco a delle atmosfere più dark, pur essendo il fumetto da cui deriva meno cupo della sua versione televisiva, con The Flash si sono decisi di rimanere fedeli alla versione cartacea su molti aspetti. Infatti, di primo acchito possiamo notare come gli scenari nei quali agiscono i personaggi siano per la maggior parte delle volte immersi nella luce del giorno, come riprova estetica della solarità che hanno voluto conferire alla serie. Una luminosità quindi che, abbraccia i protagonisti non solo durante i momenti di quiete, ma anche durante le situazioni di pericolo e di confronto con il criminale di turno. Lo stesso velocista scarlatto, come la sua controparte bidimensionale di carta, è sempre pronto tra uno scatto e l’altro a sbeffeggiare il proprio avversario con battute sferzanti, contribuendo così all’alleggerimento dei toni. Oppure Cisco Ramon, uno dei membri del team d’azione di cui Flash fa parte, un giovane genio dell’elettronica che non si lascia mai sfuggire l’occasione di affibbiare ad ogni supercriminale soprannomi assurdi, strampalati e pittoreschi, come del resto si confà ad un qualsiasi NERD DOP che si rispetti, giustificando in qualche modo i nikname di battaglia dei villains del fumetto. Ciononostante, è forse proprio questa leggerezza, aggiunta con l’intento di avvicinarsi il più possibile all’opera originale, che a mio parere impedisce al pubblico di percepire a pieno la tensione emotiva generata da una minaccia incombente, rendendo le imprese supereroistiche in molti frangenti noiose e prive del giusto pathos. Inoltre, la quasi continua successione di puntata in puntata di un supercriminale diverso, non permette allo spettatore di imparare a conoscerli meglio e di affezionarsi ad essi, ripercorrendo da questo punto di vista la strada battuta da Smallville. Probabilmente la colpa a mio avviso è pure della massiccia componente sci fi, che rende il tutto poco verosimile ed a tratti un po’ macchiettistico. Malgrado ciò, il serial non è privo anche di lati positivi. Ad esempio la spiegazione di come abbia acquisito i poteri Barry Allen, ossia il futuro Flash, è già più accettabile delle sue origini fumettistiche. In più, si cerca in tutti i modi di dare delle spiegazione scientifiche o per lo meno pseudoscentifiche, non solo al protagonista indiscusso della serie, ma a tutti gli individui potenziati geneticamente. È ottima in egual modo l’idea che Barry quando si occupi di un nuovo caso sovrannaturale non lo faccia da solo, bensì che lo faccia assieme ad una squadra d’azione formata da esperti scienziati dediti alla lotta al crimine come Allen, ma persino incuriositi dall’impossibile che non lo è ormai più così tanto; e che il signor Barry Allen, lavori nella scientifica della sua città ugualmente alle serie dei comicbooks di riferimento. Bisogna anche ricordare che la schiera di nemici contro i quali se la deve vedere Flash sono in buona parte gli stessi criminali apparsi sulle pagine dei mensili: da Captain Cold e Heat Wave, fino a Gorilla Grodd, Captain Boomerang, il Pifferaio e il Mago del Tempo; i lettori del fumetto ne saranno lieti. A questi se ne aggiungono di nuovi che vanno a rinfoltire una cerchia già, solo con i supercattivi tratti dal fumetto, abbastanza assortita. Efficace è nondimeno la voce narrante di Barry, la quale, in apertura di ciascun episodio, in poche righe ci sintetizza la morale contenuta in ognuno di essi. Tuttavia, il vero punto di forza di The Flash non è quello supereroistico ma quello legato alla normale quotidianità dei personaggi. Ebbene sì! Sono i momenti passati a un tavolino di una tavola calda, le uscite tra amici o le conversazioni esuli da quelle inerenti al Barry supereroe che rendono interessante la serie. La componente comedy funziona alla perfezione quando è inserita in un contesto di questo tipo, un po’ meno in quelli action ed in tuta aderente. Tra l’altro, la sfera romantica e amorosa, dalle tinte rosa simili a quelle presenti negli Spider Man di Sam Raimi, è trattata molto bene e ti stuzzica a domandarti come potrebbe andare a finire fra i potenziali partner. Commovente è invece il rapporto padre/figlio fra Barry e suo padre, interpretato con veritiero trasporto e con una forte carica emotiva da Grant Gustin, l’attore che veste i panni di Flash, e da John Wesley Shipp nel ruolo genitoriale. Interprete quest’ultimo che ha segnato in parte l’infanzia e l’adolescenza di molti, impersonando Flash nella serie TV omonima degli anni Novanta ed il papà di Dawson nell’opera cult televisiva per ragazzi Dawson’s Creek. Poi mi ha fatto non poco piacere ritrovare fra i comprimari della serie Tom Cavanagh, che in Scrubs prestava il volto all’immaturo fratello di J.D. Ora in una veste totalmente differente. E Oserei dire: che trasformazione! Davvero sorprendente, guardate! Oltretutto, è intrigante la sotto trama principale che accompagna Flash e soci per tutto l’arco narrativo della serie, alla quale vi aggiungono sempre un ulteriore tassello ad ogni nuova puntata, districando piano piano la tela di mistero che avvolge le vicende più nebulose. Per quanto concerne il lato tecnico, le musiche adoperate durante le scorribande di Flash compiute a supervelocità rendono bene l’idea della fretta e della rapidità. Come ho detto sopra, tale serial non è privo di difetti, anzi, ne ha molti, eppure non possiamo non innamorarci di Barry, una persona buona d’animo, simpatica e un po’ timida ed imbranata che d’improvviso si ritrova ad affrontare problemi più grandi di lui, ostacoli che poi cerca sempre di risolvere seguendo il codice morale del bravo ragazzo; un ragazzo con cui probabilmente la stragrande maggioranza di noi riesce facilmente ad identificarsi. Se gli autori di The Flash riuscissero a rendere maggiormente coinvolgenti le trame eroiche, otterrebbero un discreto risultato. Basterebbe aggiustare appena una puntina il tiro. Al cinquanta percento ci siamo, mancherebbe soltanto l’altro cinquanta ed il gioco sarebbe fatto

Gabriele Manca