ROMÉO ET JULIETTE di Charles Gounod è il sesto titolo lirico dell’Arena di Verona Opera Festival 201

Per 3 serate l’immancabile opera in cinque atti su libretto di Jules Barbier e Michel Carré, che narra dei due amanti di Verona più famosi del mondo, torna in scena nell’allestimento dal sapore medievale e dallo stile rock ideato da Francesco Micheli nel 2011, allestimento giunto alla sua quinta stagione consecutiva. La scenografia è di Edoardo Sanchi, i costumi di Silvia Aymonino, la coreografia di Nikos Lagousakos, le luci di Paolo Mazzon. Torna a dirigere dal podio areniano l’esperta bacchetta del M° Daniel Oren.

I due celebri innamorati sono interpretati da Irina Lungu come Juliette e Giorgio Berrugi in Roméo; Nino Surguladze è Stéphano, il paggio di Roméo, mentre Michael Bachtadze l’amico Mercutio, Leonardo Cortellazzi l’avversario Tybalt, mentre sposerà i due giovani innamorati Giorgio Giuseppini come Frère Laurent. Nei panni della nutrice Gertrude troviamo Alice Marini, in Benvolio Francesco Pittari, in Pâris Nicolò Ceriani, come Grégorio Marcello Rosiello, nel padre di Juliette Capulet Enrico Marrucci e nel ruolo dell’imparziale Duc de Vérone Deyan Vatchkov.

Il Coro è diretto da Salvo Sgrò, il Corpo di ballo da Renato Zanella, Direttore degli allestimenti scenici Giuseppe De Filippi Venezia.

Repliche: 21 agosto ore 20.45 e 3 settembre ore 20.45.
Anche per il Festival 2015 la tragica quanto appassionante vicenda degli amanti più celebri della storia torna ad infiammare gli animi del pubblico dell’Arena di Verona, proprio nella città del mito dell’amore eterno narrato circa 420 anni fa dal “Bardo” William Shakespeare.

La “bella Verona” viene quindi rappresentata all’interno dell’anfiteatro romano come un teatro nel teatro, dagli espliciti richiami shakespeariani: il regista Francesco Micheli, infatti, ha voluto suggerire con l’architettura centrale della scena, che aprendosi e chiudendosi fa da leitmotiv a tutti gli atti dell’opera, il londinese Globe Theatre, ricreato però con materiali assolutamente contemporanei, a tratti futuristici, ed illuminazione da stadio. In questa cornice pubblico, cantanti e centinaia di comparse si intrecciano, si scontrano e si mescolano per raccontare l’amore negato di Romeo e Giulietta, in un continuo salire e scendere di scale che avvicinano ed allontanano gli innamorati, e simboleggiano l’ascesa e la caduta del potere delle rispettive famiglie.

Dominante sul palcoscenico il colore rosso, che ricorda l’elemento primordiale ed il motore dell’opera: il sangue. Ma il rosso è anche il colore dell’amore, che nel finale pensato da Micheli vedrà il suo trionfo sulla morte, portando i due protagonisti a rompere le catene del potere e dell’odio, e involarsi mano nella mano giù dal palcoscenico, per passare nei loro costumi candidi tra gli spettatori, verso la luce di un’unione immortale.

La partitura di Charles Gounod ed il libretto di Jules Barbier e Michel Carré compongono i cinque atti di un drame lyrique tipicamente francese, che all’Arena di Verona prende corpo in questo allestimento hi-tech con citazioni medievali, fatto di imponenti strutture di metallo semoventi, luci e fari come in un concerto rock, costumi di pelle, sete e piume in stile pre-punk con accenni rinascimentali. Ed a sottolineare come quest’opera sia legata fortemente alla città di Verona, la conflittualità tra le famiglie dei Montecchi e dei Capuleti è caratterizzata dai colori cittadini giallo e blu, oltre a comparire all’inizio dell’opera una riproduzione della Verona medievale ed in conclusione un enorme murales che rimanda al cortile della Casa di Giulietta decorato con i ricordi d’amore dei visitatori.