Retrospettiva – Lolita di Vladimir Nabokov

Lolita è forse uno di quei romanzi che sono ricordati più per la fama dell’opera in se che per l’autore, nonostante a Vladimir Nabokov vada comunque tutto il “merito” di aver ideato non tanto un racconto, quanto probabilmente un genere che tutt’oggi continua a farsi leggere.

Il racconto, ambientato negli Stati Uniti, è ai limiti della legalità, giacché parla dell’ossessione di un uomo per quelle che egli stesso definisce “ninfette”, cioè le ragazzine nella fascia d’età tra l’infanzia e l’adolescenza, tanto che alla sua uscita il romanzo suscitò scalpore.

Dietro alle parole di quello che oggi chiameremo un pedofilo, però, c’è tutta una psicologia che affonda le sue radici nell’infanzia dello stesso protagonista, al tempo in cui stava vivendo la sua prima cotta per una coetanea, in una Francia nel periodo a cavallo fra le due grandi guerre, ma alla quale ha dovuto dire addio prima ancora che potesse realmente cominciare. Una psicologia non giustificabile forse, ma le cui cause sono da imputare forse più alla collettività che al singolo.

Ormai adulto, invece, egli languisce di ardore per Dolores Haze, la maliziosa Lolita che ha fatto si che venisse coniato un nuovo termine, ancora utilizzato nonostante il romanzo sia stato scritto negli anni cinquanta.

Solo comprendendo, ma non necessariamente condividendo la psiche del personaggio, che pure appartiene a molti, troppi uomini, si possono dunque capire, ad esempio, le ragioni per le quali egli non sia per nulla attratto dalla madre della piccola, nonostante ella sia una piacente donna senza legami sentimentali e della sua età, o il suo rifugiarsi per cercare momenti che lo facciano godere della sola presenza di Lolita.

Quello di lui sarebbe anche il prototipo di uomo che potrebbe attrarre una donna matura, se non fosse che è, a sua volta, attratto dalle ragazzine; intellettuale solitario, straniero e misterioso…

Sicuramente questo è uno di quei libri che si lasciano leggere e innescano la curiosità di vederne la, o meglio le, versioni cinematografiche.

Patrizia Pecoraro