Retrospettiva: “L’allenatore di John Grisham” non è solo un romanzo che parla di sport

L’allenatore“, di John Grisham, è molto più una storia di sentimenti che un romanzo che parla di sport, nonostante le partite e le varie sconfitte e vittorie; facilmente assimilabile a una parafrasi della vita.

La storia è quella del celebrato ex quarterback della squadra di football di Messina, luogo americano a quanto pare immaginario, ma come altri, che aveva conosciuto tempi d’oro grazie al suo allenatore, ora sul letto di morte e per questo causa del rientro nel paesino di origine di quanti, come lo stesso Neely Crenshaw, lo avevano ormai abbandonato.
Gli Spartans, con la loro leggendaria maglia verde, avevano conosciuto veri e propri momenti di gloria grazie a quell’uomo, spesso così odiato per i suoi metodi duri e un cuore che pareva essere fatto di pietra, e nello stesso tempo osannato; un esempio per tutti quanti. E’ una sorta di favola cui capita siano protagoniste anche le nostre squadre, soprattutto di calcio, qui in Europa, spesso resa possibile grazie a un solo uomo, capace di coordinare un intero gruppo il quale, a volte, non sembra conoscere più la parola “sconfitta”.
I ricordi che riaffiorano nel riattraversare certi luoghi sono lontani ma al contempo vicini come se li si stessero vivendo in quell’istante, e non riguardano solo le partite, la squadra e l’allenatore, ma anche la ragazza che, da adolescente, Neely aveva amato…
Egli aveva dovuto abbandonare la carriera a seguito di un infortunio quando era ormai un giocatore al college e, fra le altre, rivivrà quella storia tra gli spalti del glorioso “Campo” del liceo assieme ad alcuni dei ritrovati compagni, nell’attesa che l’allenatore esalasse l’ultimo respiro.
Il romanzo si svolge nel giro di quattro giorni ed è per lo più uno susseguirsi di racconti, dai più tristi ai più incredibili, con alcune rivelazioni inaspettate riguardanti l’ormai anziano allenatore, soprattutto al giorno della sua commemorazione…
Licei e partite di baseball: certo è parte di ciò a cui la colonizzazione, se non altro culturale, dell’Italia da parte dell’America, ci ha da tempo abituato; l’ambientazione è dunque quella cui siamo stati rimpinzati fino alla nausea da parte principalmente di film e telefilm statunitensi o, nel peggiore dei casi, fino a somatizzare certe situazioni come nostre, nonostante ci siano un oceano, una storia e una cultura a differenziarcene.

Perchè rileggerlo?

Bando agli stereotipi, comunque, vale la pena leggere questo libro per ciò che non ci si aspetta da esso: commozione e una tenerezza che in certi ambienti sembrano quasi bandite.

Patrizia Pecoraro