Retrospettiva – Colazione da Tiffany è un classico della letteratura mondiale di ogni tempo.

Scritto da Truman Capote e pubblicato alla fine degli anni cinquanta, il romanzo narra la storia di uno scrittore agli esordi della sua carriera, con una vita un po’ da bohémien, che a un certo punto incontra Holly Golightly, un’aspirante diva che cerca di vivere al di là delle sue possibilità e spesso frequenta gente, soprattutto uomini, di un certo livello nella scala sociale.

Il narratore e protagonista della vicenda, che verrà chiamato Fred dalla giovane donna poiché le ricorda il caro fratello, un po’ semplice, che si trova in guerra e la notizia della cui dipartita provocherà un grande dolore alla sorella, sarà catturato in senso figurato da questa Holly, non solo per una certa avvenenza della donna, quanto verosimilmente per la personalità sui generis, dalla quale generalmente ci si fa prendere quando si ha la rara occasione di incontrare persone simili.

Tra le “stranezze” di Holly che il narratore scopre nel corso del tempo vi è l’aver adottato un gatto al quale non ha imposto un nome, ma che chiama semplicemente “gatto” per via del suo desiderio di libertà per ognuno, uomini o animali che siano, l’essere stata la giovanissima moglie di un adulto veterinario-agricoltore del Texas fuggita da una vita che era troppo poco per lei (l’amico scrittore-narratore scoprirà anche che il suo vero nome era un altro e che aveva dei figliastri nati dal precedente matrimonio del marito), o l’abitudine che lei aveva di andare a fare colazione nella celebre gioielleria Tiffany di New York per calmare le “paturnie”, com’era solita chiamare quel senso di malessere che spesso rende preda molta gente.

E’ importante, in ultima analisi, sfatare il finale, e non si tratta di quello cui molti sono abituati a pensare dopo aver visto l’altrettanto nota versione cinematografica del film, ma è il più autentico che poteva esserci per questa storia: il libro, infatti, non termina coi due protagonisti stretti in un abbraccio pieno di passione in un piovoso giorno fra le strade di New York, ma l’uomo ritroverà, anni dopo averla persa di vista, la donna in un ritratto inciso su di una scultura etnica impressa in una fotografia scattata in un villaggio africano.

Patrizia Pecoraro