Recensione: The hateful eight l’ottavo film di Quentin Tarantino

The Hateful Eight è il film più lungo di Tarantino coi suoi 187 minuti dove ancora una volta mostra il suo amore per i Western conditi di violenza e splatter. Purtroppo non è riuscito a superare gli incassi record dei suoi predecessori Bastardi senza gloria e Django Unchained.

Il cast è stellare come al solito, ma come ben sappiamo Tarantino riesce a tirare fuori il meglio da ogni attore. Anche i dialoghi sono ben fatti, ma ci si aspettava di più, soprattutto dopo l’ottimo inizio dove riusciamo ad apprezzare gli spietati cacciatori di taglie, ma alla fine il tutto finisce per avere una trama ingarbugliata e contorta che sembra apposta per giustificare la violenza e lo splatter insensato.

Simpatico il gioco di parole nel titolo, “Eight” è sia il numero dei personaggi che il numero dei film che ha fatto finora senza contare l’assonanza tra Hate ed Eight.

Importante la colonna sonora del film composta dall’italiano Ennio Morricone che dopo tanto lavoro finalmente ha ricevuto l’Oscar.

Qui non troviamo il solito Tarantino ma riusciamo comunque a vedere alcuni suoi punti fermi che caratterizzano ogni suo film. Come ad esempio, l’immancabile donna forte e affascinante, infatti, finito il film possiamo notare come non siano gli 8 personaggi ad essere veramente importanti, ma è la fuorilegge Daisy (Jennifer Jason Leigh) ad essere fondamentale. Inoltre, ogni personaggio è un attore, dato che il cinema di Tarantino è un film nel film e qui abbiamo una intricata trama dove i personaggi fingono di essere qualcun altro per ingannare i cacciatori di taglie.

The Hateful Eight è un mix di generi, che spazia dal Western al Giallo deduttivo dove il Maggiore Marquis (Samuel Jackson) veste i panni di uno Sherlock Holmes. Fin dall’inizio infatti lui capisce che c’è qualcosa che non va, nonostante però abbia capito tutto o quasi fino alla fine non si sbottona e cade nella trappola dei banditi. Così arguto, ma poi così sciocco.

La maggior parte del film si svolge all’interno della locanda di Minnie, dove Tarantino riesce a esprimersi meglio piuttosto che negli spazi aperti ne è un altro esempio Four Rooms. Possiamo vedere i punti di vista più differenti: lo Yankee, lo schiavista, i fuorilegge, i cacciatori di taglie, il boia il quale farà un monologo un po’ troppo di parte trattando il suo “lavoro” con cinismo e appunto come semplice lavoro. Però l’apparenza inganna, non tutti sono chi dicono di essere.

Passando alla trama, siamo in clima post guerra di secessione, una diligenza viaggia attraverso l’innevato Wyoming con a bordo il cacciatore di taglie John (Kurt Russell) con a fianco la prigioniera in catene Daisy. Durante il loro viaggio dal Wyoming a Red Rock incontrano un altro famoso cacciatore di taglie nero, il Maggiore Marquis che è stato un

protagonista della guerra di secessione come nordista. Già da qui possiamo capire come Tarantino si concentri molto sul politico.

Durante il tragitto incontrano Chris Mannix che sostiene di essere il futuro sheriffo di Red Rock. John però lo riconosce come un rinnegato del sud, ma anche se malfidente decide di dargli un passaggio comunque.

Dopo questo faticoso viaggio dove le botte e il sangue non sono mancati, arrivano finalmente all’emporio di Minnie. Qui troveremo gli ultimi quattro protagonisti che all’apparenza sembreranno solo anime in cerca di un rifugio durante la tempesta, ma Marquis noterà subito che qualcosa non quadra, a partire dall’assenza di Minnie.

A causa della tempesta dovranno passare la notte tutti insieme e Ruth sospetterà fin da subito di tutti e cercherà di capire con chi ha a che fare.

Il malumore piano piano dilagherà ed il generale Smithers, una leggenda per tutti i sudisti odierà profondamente Marquis per il colore della sua pelle. Dopo una cena a base di stufato, questo odio verrà a galla e scoprendo che il figlio di Smithers era morto in circostanze misteriose, Marquis si ricorda di averlo non solo ucciso, ma anche umiliato. Gli rivelerà quindi di essere stato lui a dargli la morte dopo averlo fatto spogliare nudo, costringendolo a camminare in mezzo alla neve e a praticargli un rapporto orale solo per vendetta. Non preoccupatevi, Tarantino non si dimenticherà di lui utilizzando la tipica punizione dell’evirazione. Comunque, non riuscendo a trattenersi il generale prova a sparare al maggiore che lo precede uccidendolo.

Dal primo colpo di pistola in poi sarà un continuo spargimento di sangue.

Anche per chi ama Tarantino forse questo film è un po’ troppo fuori dagli schemi e molte scene sono irritanti per la staticità o la ripetitività. Impossibile riuscire a sopportare la scena della chiusura della porta rotta con i chiodi e martello, ripetuta fino allo sfinimento.

Possiamo concludere che non è un film adatto a tutti gli stomaci!

Laura Giunchi