Recensione: “Tartarughe Ninja – Fuori dall’ombra”

L’antica arte nipponica del ninjutsu. Chi segue la via marziale del ninja si muove silenziosamente nell’ombra sferrando i suoi letali attacchi sempre quando uno meno se lo aspetta… Tuttavia, ciò non toglie che tra un duello e l’altro non ci sia anche il tempo di spassarsela alla grandissima e di spezzare la movimentata routine con un piccolo break per assaporare una fumante pizza supermegafilante.

Leonardo, Donatello, Raffaello e Michelangelo, le quattro tartarughe protagoniste di “Tartarughe Ninja – Fuori dall’ombra”, sono guerrieri vigili, implacabili ed esperti dell’invisibilità, avviati alla nobile disciplina del ninjutsu, ma contemporaneamente tifosi sfegatati della squadra di basket dei New York Knicks, adorano follemente la cultura pop dei nostri tempi e soprattutto vanno pazze per qualsiasi genere di pizza, a prescindere da qualsivoglia forma, colore e condimento che sia.

“Tartarughe Ninja – Fuori dall’ombra” si colloca cronologicamente come il seguito di “Tartarughe Ninja” del 2014 e, analogamente a quest’ultimo, possiamo senza dubbio attestare quanto sia soprattutto debitore dell’allegra serie tv animata andata in onda dal 1987 sino al 1996 (“Tartarughe Ninja alla riscossa”) piuttosto che dell’oscura opera fumettistica di Kevin Eastman e Peter Laird (i primigeni ideatori delle avventure del verdastro quartetto armato di spade, bastone, sai e nunchaku). Nonostante, spesso e volentieri, l’azione si compia in notturna, i toni del nuovo film sulle tartarughe mutanti ninja sono meno cupi e più rilassati rispetto alla sua controparte bidimensionale, mentre i nostri quattro rettili mascherati abbandonano la loro violenta aggressività originaria (tipica della versione cartacea di Eastman e Laird) per un profilo caratteriale precipuamente scherzoso e spensierato, egualmente al cartone animato del 1987-1996. Lo stesso vale per i villains, sideralmente molto meno minacciosi e un po’ piatti, come nel serial animato degli anni ’80-’90, se paragonati alla loro controparte a fumetti (Shredder suscitava un reale senso di terrore, pericolo e di inquietudine ogniqualvolta si mostrava in una vignetta).

Il corrente adattamento diretto da Dave Green del noto franchise delle tartarughe ninja, tra gli stacchi di coscia di Megan Fox nei panni della telecronista April O’Neil e le divertenti situazioni in cui si ritrovano coinvolte le tartarughe, non si può proprio dire che in molti casi non diletti lo spettatore. Forse il film è persino leggermente superiore al suo prequel e l’ilarità delle didascalie che compaiono nei primi minuti calzano perfettamente alla frizzantezza della pellicola. Ahimè, l’elementarità della trama di “Tartarughe Ninja – Fuori dall’ombra” alla lunga genera un considerevole affaticamento della visione e la regia cagiona qualche capogiro di troppo, dimostrandosi eccessivamente vorticosa e fracassona, impedendo così di seguire correttamente l’azione che si evolve sulla scena. In pratica, Green non fa altro che ripetere gli stessi errori di forma della serie cinematografica dei Transformers (caso vuole che Michael Bay sia fra i produttori di punta di “Tartarughe Ninja – Fuori dall’ombra”). Per non parlare poi della scintillante fotografia e della trionfale colonna sonora composta da Steve Jablonsky (al quale venne affidata la costruzione dell’impianto musicale di tutti e quattro i capitoli filmici dei Transformers) che ricalcano pedissequamente l’estetica e le sonorità dei film dei robottoni della Hasbro, del tutto incongruenti con l’ambientazione metropolitana ed underground delle simpatiche tartarughe mutanti.

Tutto sommato, al termine del film i fan di Leo, Don, Raf e Mikey non potranno fare a meno di urlare all’unisono: COWABUNGA!!!

Gabriele Manca

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