Recensione: “Suicide Squad” i cattivi sbarcano al cinema ne sarà valsa la pena?

Caricare. Un altro colpo in canna. Puntare. Fuoco. Ahi, Warner e DC mancano di nuovo il bersaglio, certo non come Deadshot interpretato da Will Smith in “Suicide Squad” che fa sempre centro.

Ma “chi avrà incastrato David Ayer?”. Di sicuro non uno dei migliori, però sia come regista che come sceneggiatore di solito ha sempre saputo il fatto suo. Basti pensare all’ottimo “Training Day” con Denzel Washington ed all’originale “Fury” con Brad Pitt di un paio di anni fa. Il primo soltanto sceneggiato ed il secondo diretto, e sceneggiato dallo statunitense Ayer. È vero che in “Suicide Squad” di Ayer (che oltre alla regia ne ha curato persino la sceneggiatura) percepiamo la violenta poetica del regista americano, purtroppo sembra quasi che un bel gancio dell’uomo d’acciaio direttamente da “Batman v Superman” abbia mandato in pezzi l’ennesimo tentativo di riarrangiamento dei fumetti della DC Comics. L’idea di girare una pellicola come “Suicide Squad” incentrata su un manipolo di supergaglioffi ha il merito di sovvertire le buoniste regole del cinefumetto, apportando una ventata d’aria fresca nel cinema supereroistico (vedesi “Deadpool”). Eppure nel film riviviamo spesso e volentieri l’incubo della pellicola focalizzata sulla deprecabile scazzottata tra il pipistrello di Gotham ed il figlio di Krypton, ripetendosi in un montaggio gravemente sfilacciato che va a braccetto con uno script raffazzonato nell’interazione dei personaggi.

Tecnicamente la mano del regista di “Fury” si dissolve nella mercificazione cinematografica ed una selvaggia proliferazione di flashback pregiudicano la fluidità della narrazione. Inoltre, la prima mezz’ora di “Suicide Squad” è tanto appassionante nella trama quanto scolastica e stancante nel dispiegamento del racconto.

Per la sua Squadra Suicida Ayer, a differenza del finto crepuscolare “Batman v Superman: Dawn of Justice” di Zack Snyder, ha preferito un registro molto più umoristico inserito in un interessante contesto estetico un po’ punk/gangsta rap, che calza perfettamente a questa task force di singolari delinquenti fra cui spiccano Will Smith (che fa semplicemente Will Smith, ma ci può stare) e soprattutto un’istrionica Margot Robbie nei panni di quella squinternata di Harley Quinn (che, invece, fa l’Harley Quinn e si dimentica di essere Margot Robbie), entrambi accompagnati nella loro missione assieme agli altri membri della Suicide Squad (che fungono soltanto da contorno o poco più) da un’energica colonna sonora racchiudente alcuni dei più grandi successi musicali del passato che vanno da “Whitout Me” di Eminem, a “Bohemian Rhapsody” dei Queen, sino a “Sympathy for the Devil “ dei The Rolling Stone e ad accattivanti tracce sonore più recenti.

Nonostante questo, le lacune di “Suicide Squad” superano di gran lungo i suoi pregi e la versione alla 50 Cent dalle folli manie psicotiche del Joker di Jared Leto non migliora di certo il quadro generale delle cose. NON SI TRATTERÀ PROPRIO DI UN’OPERAZIONE SUICIDA, MA QUASI.

Gabriele Manca