Recensione: “Single ma non troppo” l’ultimo film di Dakota Johnson

Fingersi di non essere single o disperarsi per esserlo?… Nessuna delle due; ma magari, secondo “Single ma non troppo”, uno dei primi passi da compiere potrebbe essere quello di cercare di trovare sé stessi e di capire che cosa si vuole realmente dalla vita, per poi in seguito essere pronti a vivere un amore, sempre che lo si desideri, ovviamente; perché appartenere alla categoria dei single, dopotutto, non è una condizione da considerarsi poi così spiacevole e per la quale c’è da rammaricarsi più di tanto.

Innescata dal presente punto di domanda e dalla risposta che il film tenta di dare a quest’ultima, la commedia diretta dal tedesco Christian Ditter gira, appunto, attorno “alla rivincita della singletudine” ed alla ricerca dell’indipendenza di ciascun individuo, senza naturalmente tralasciare l’allegria ed un’innumerevole serie di situazioni esilarantemente irresistibili. Indubbiamente, la pellicola tende più verso la risata e la leggerezza, riuscendo in pieno nel suo intento; tuttavia, qua e là, puntella degli spunti di riflessine, tipo quelli detti pocanzi.

Alice (Dakota Johnson), Robin (Rebel Wilson), Meg (Leslie Mann) e Lucy (Alison Brie), tra shortini a profusione, elisir antisbornia, fugaci relazioni, assurdi balli sessualmente espliciti e spassose (nonché spinte) chiacchierate tutte al femminile, sono le protagoniste delle piccanti e spumeggianti scorribande notturne nei locali di una scintillante New York City. Definiamole un po’ come vogliamo, ma è abbastanza chiaro che il “girl power” sia forte in queste quattro ragazze, eredi di una filosofia di vita incominciata con Carrie, Samantha, Miranda e Charlotte, le quattro iconiche ragazze di “Sex and the City”, la serie trasmessa negli Stati Uniti dalla rete televisiva HBO, successivamente divenuta di culto.

“Single ma non troppo” è avvolto da un’aura comicamente esplicita sia nel linguaggio che nelle gag (però davvero molto, molto spiritosa), che ricorda per certi aspetti la vena umoristica delle commedie concepite dal regista Judd Apatow (autore per esempio di “40 anni vergine“), ma osservata dal punto di vista dei portatori del corredo genetico XX.

Il film, inoltre, tratta ampiamente e con tanta ironia il regolamento non scritto che si cela dietro al seduttivo gioco dei sessi, a volte accompagnato e rinvigorito nei tempi comici da delle interessanti trovate grafiche. Per non parlare poi delle svariate citazioni filmico-televisive, quali il “Il diario di Bridget Jones”, “Il Signore degli Anelli”, “La storia infinita”, “Dexter” e “MacGyver”, che inserite nell’attuale contesto si rivelano alquanto divertenti.

La Johnson nei panni di Alice si palesa azzeccatissima, mentre Leslie Mann (una delle attrici feticcio di Apatow) riconferma la sua innata predisposizione alla commedia. Comunque, la vera trascinatrice di tutto è la ciclonica Rebel Wilson (che in molti si ricorderanno nei canori “Pitch Perfect 1, 2” e come conduttrice dell’edizione 2013 degli “MTV Movie Awards”) e la sua dissacrante, e spiazzante vulcanica comicità. In quanto agli interpreti maschili, Damon Wayans Jr., che il grande pubblico rammenterà soprattutto nel ruolo di Coach nel serial comedy “New Girl”, dimostra di non sfigurare anche in un ruolo un po’ più serio, rispetto a quello a cui solitamente ci aveva abituati. Insomma, non vi resta far altro che fiondarvi al cinema insieme ai vostri amici, oltre che comprarvi una vasta gamma di schifezze come popcorn, nachos e bicchieroni di bevande ultragassate, ed iperzuccherate, per passare una frizzante serata all’insegna dell’esilarante intrattenimento in puro stile made in U.S.A.

Voto 8 (contestualizzando il film nel genere a cui fa capo)

Gabriele Manca