Recensione: Non sposate le mie figlie

Non sposate le mie figlie.

No caro Philippe de Chauveron! Giuro di non farlo…

…se serve ad impedire al tuo film di girare per le sale cinematografiche del mondo.

 

No, non disturbatevi, restate sulla sedia

Signori mi presento: sono la Commedia.

Non son fatto d’ ossa ma di atti

Che vi lascino rimborsati o soddisfatti.

Il mio cuore è chiamato trama:

Gente che si odia e che si ama.

Il mio sangue è tutto ciò che accade

dal bacio al duello con le spade.

Il mio cibo è il vostro battimani.

Il veleno gli attori cani.

[…]

 

La gustosissima commedia Italiana “ Chiedimi se sono felice” finiva con questi versi.

Niente a che vedere con una commedia avvelenata, appunto, da attori cani e da una trama scontata.

Critichiamo i Boldi-de Sica e poi andiamo al cinema a vedere “Non sposate le mie figlie”?

La comunicazione ed il trailer,  ci hanno proprio giocato un brutto scherzo con questo film, promettendoci risate a crepapelle che non si sono manifestate se non in occasione

del turpiloquio, inserito qua e la per rompere la banalità del dialogo.

 

Nelle ultime settimane di questo 2015 appena iniziato, solo i film impegnati riescono a darti qualche soddisfazione, ma se ti viene in mente di voler passare una serata a ridere di gusto non avvicinarti al cinema.

Meglio optare per un cena a casa tra amici di vecchia data o un giro tra i localini in centro.

 

La commedia e parlo della commedia mondiale dato che ormai siamo in tempo di globalizzazione, è in crisi e non riesce a produrre risultati accettabili a meno di non cadere nel triviale esagerato o in espressioni troppo cariche.

Le produzioni artistiche competono ormai con i video amatoriali e semi-amatoriali della rete.

Non vorrei parlarne, per non fare ulteriore pubblicità a questo ennesimo scempio ed umiliazione della nostra dignità, ma devo sperando che questo possa scuotere le vostre coscienze.

Mi riferisco al nuovo giullaresco singolo del senatore Razzi.

 

Diventato parodia di se stesso ha fatto una canzone in cui allegramente “canta” di come sia diventato famoso e del fatto che, per arrivare a fine mese, abbia bisogno del suo amato vitalizio. La parodia che Razzi fa di se stesso è degna dell’ amara risata pirandelliana. E’ degna di essere vista come un esempio di perfetta commedia, se non fosse che a recitarla è proprio lo stesso personaggio di cui si fa commedia. Questa ingarbugliata circostanza genera una spirale paradossale in cui la fonte, si ciba di se stessa per produrre altra commedia. Si ciba di quello che noi le restituiamo indietro, del nostro feedback. Se Crozza lo imita mostrandolo come un truffatore, lui diventa l’ imitazione del truffatore. Un caso incredibile, soprattutto perché reale. Oserei dire una rivoluzione di metateatro in cui il confine tra la realtà e la finzione è costantemente messo alla prova.

Il poverino non sembra essere neanche a conoscenza di quello che artisticamente sta producendo.

Il cavalier dell’ amara risata, figlio dell’ altro “cavalier” suo mentore che noi tutti conosciamo bene, si limita a cavalcare l’ onda del paradosso (che questo stato di cose sia possibile) nel mondo italico in cui va errando.

 

E noi siamo il pubblico, stolto, ignorante, vigliacco, sommesso che resta  guardare cercando un senso.

 

Questa discussione non è altro che un pretesto per lanciare un esortazione al rinnovamento generazionale degli italiani, attori e non che non sia espresso sono dal Ruffini o dal Matano di turno che ormai si cibano come delle “iene” della carcassa di un animale morente.

 

Spero che qualcuno riesca a riprendere l’ eredità di Goldoni, che possa operare come lui una seconda rivoluzione che scuota le coscienze.

Se qualcuno che stia facendo qualcosa di simile esiste già mi rivolgo a chi produce.

Se esiste chi produce in un ottica illuminata mi rivolgo a chi legge questo articolo esortandolo a  ribellarsi, scrivere e gridare.

 

Attilio Trovato