Recensione : Moonrise Kingdom – Una fuga d’amore

I colori di Wes Anderson ci fanno vedere il mondo attraverso gli occhi di un bambino. Anzi, di due bambini. Ma non due bambini qualunque, no – due bambini disturbati, due outsiders, come piacciono a noi. Lei, bambina “problematica”, parla poco, legge tanto, vive in un mondo tutto suo, e ha scatti d’ira che sarebbe in grado di pugnalare il suo vicino di banco (letteralmente). Lui, Khaki scout, orfano, in affidamento a una famiglia che non lo vuole, e che in realtà non l’ha mai voluto, sveglio, intelligentissimo per la sua età, bambino precoce, tra i migliori scout del suo campo, odiato da tutti i suoi coetani – perché è orfano, e si comporta in modo “strano”. Metti insieme i due ragazzini, ed è amore. A contornare la storia dei due piccoli protagonisti, le storie degli adulti che li circondano, ognuno di loro protagonista anch’esso a sua volta, con una sua storia, un suo spessore, un trascorso e un tracciato ben preciso. Adulti che fanno cose stupide, che danno il cattivo esempio, che perché se una cosa è A devo fare B?, che hanno perso il senso delle cose e della vita, sommersi dalle contraddizioni della quotidianità. E che solo grazie a Sam Shakusky e Suzy Bishop, due ragazzini disturbati presi a caso nel mondo, che si amano come fosse l’unica e l’ultima cosa che davvero importa nella loro vita – tanto da rischiare la morte – riassaporeranno il senso delle cose belle. Beata giovinezza, esempio di doti e di virtù. Per tutti.

Marta Polizzi