Recensione: Mad Max – Fury Road

Polvere, sangue, ferro e follia. Direi che siano questi gli ingredienti fondamentali adoperati da George Miller in Mad Max: Fury Road; ingredienti altrettanto presenti nella vecchia trilogia anni Ottanta di Mad Max, sempre girata e co-sceneggiata dallo stesso Miller. Come si poteva facilmente già intuire dal trailer, il regista australiano per questo Fury Road ha pensato di rivisitare soprattutto il secondo capitolo della precedente saga cinematografica; ossia, la pellicola del 1981 intitolata: Interceptor: Il guerriero della strada. Il pomo della discordia in questo caso non è più la benzina ma un gruppo di cinque bellissime ragazze destinate ad accoppiarsi con Immortal Joe per dare origine ad una progenie più forte e più sana di quella generata in precedenza con l’ausilio di una schiera di femmine non proprio in splendida forma. I riferimenti alle opere originarie sono molteplici, ma quello che più balza all’occhio è soprattutto la sequenza iniziale nella quale fa la sua comparsa la V8 Interceptor guidata da Max come nei film precedenti. Una scena in cui, in un certo qual modo, Miller si rifà nel suo svolgimento ad uno dei frangenti de Il guerriero della strada. Il rischio più grande per il regista era l’alta probabilità di inciampare in un remake che non avesse un granché da dire in più rispetto ai suoi predecessori. Ma così non è stato. Piuttosto che ad un remake classicamente inteso, Mad Max: Fury Road mi ha fatto pensare più che altro ad una condensazione del meglio dei lungometraggi antecedenti: lo scenario desertico e post-apocalittico, degli accenni alla vita passata di Max, una masnada di villain completamente fuori di testa e dalle sembianze grottesche, voci che parlano dell’esistenza di un mitologico Eden dove poter ricominciare ad edificare una società civilizzata, oltre che alla chioma leonina di Immortal Joe alla Tina Turner. Come non poter menzionare poi le scorribande in automobili, in moto e in blindocisterne, delle lunghissime sequenze action che, nonostante la loro notevole durata, non annoiano, ma che anzi ti tengono inchiodato alla poltrona della sala attraverso scene singolari dall’alto tasso adrenalinico e testosteronico, il tutto girato naturalmente con grande maestria…. non c’è che dire! Lamiere che saltano, ruote che si staccano, testa a testa in auto, esplosioni finali, ho molto apprezzato anche la realizzazione di tutto questo grazie all’ausilio soprattutto degli effetti speciali più che di quelli visivi, in modo che l’azione risultasse il più verosimile possibile…. Si vede proprio che George Miller è uno della vecchia scuola. Un dinosauro a cui non piace andare tanto per il sottile. Accantonata quasi totalmente la computer grafica, il regista è voluto rimanere fedele a sé stesso trasmettendoci la reale sensazione della sabbia, dello sporco, dello sfregamento del metallo, delle detonazioni e degli schizzi ematici…. grrrrrr! Per di più, l’ambientazione che avvolge i personaggi si frappone a metà strada fra un’era stilisticamente primitiva ed una di tipo medievaleggiante, attingendo in questa maniera: nel primo caso, ad alcuni luoghi ed alcuni costumi di Mad Max – Oltre la sfera del tuono; invece, nel secondo caso, alla paesaggistica ed al vestiario sia di Oltre la sfera del tuono sia che di Mad Max 2. Tuttavia, ci sono pure delle novità. Infatti, mi ha ulteriormente convinto la volontà di evidenziare maggiormente, a differenza degli episodi precedenti, le alterazioni genetiche provocate da un passato conflitto nucleare. Lucertole a due teste, uomini panciuti con gambe gonfie e deformi, bozzi tumorali, acondroplasie e gravi ritardi

mentali. Inoltre, la violenza non è più edulcorata e farsesca come nei suoi predecessori. La crudeltà ed il dolore fisico sono stati trattati seriamente e crudamente. Se viene tagliato un arto oppure se qualcuno si becca una pallottola non è che la cosa finisce lì e magari si fanno anche due risate in compagnia…. No, no! La sofferenza corporea si percepisce nitidamente ed in tutto il suo orrore. Oltretutto, sia le atmosfere quanto la trama sono esaminate con un tono più epico e severo in contrapposizione alle pellicole precorritrici. Lo stesso Max, interpretato questa volta da Tom Hardy, è molto meno loquace di quello di Mel Gibson. Il protagonista impersonato da Gibson era sì serioso, ed aveva sì perso ogni speranza, però a volte si lasciava andare persino lui a qualche dialogo ed a qualche atteggiamento guasconesco. Invece, la reinterpretazione da parte dell’attore britannico ha dato vita ad un personaggio del tutto disilluso, sempre torvo in viso e per niente desideroso di voler scambiare due chiacchiere con un altro essere umano. Quest’ultimo aspetto forse introdotto per evidenziare che in un mondo di quel tipo, ove vige solo ed esclusivamente l’anarchia, non sono le parole lo strumento necessario per sopravvivere e per far valere la propria persona, ma sono solamente i pugni l’unico mezzo utile per farsi rispettare, in un’epoca inumana e di terrore, in cui solo i più forti ed i più spietati sopravvivono, mentre gli individui più deboli non possono far altro che soccombere in questa sottospecie di selezione darwiniana…. Insomma, per tornare a quanto ho scritto pocanzi, due figure, quelle dei Max di Gibson e Hardy, in parte diverse ma ugualmente ben realizzate ed altrettanto ben definite. Detto ciò, in sporadici casi il direttore di scena ha fatto anche uso della CGI, adoperandola con criterio per riprodurre al meglio gli sconvolgimenti atmosferici che di continuo si abbattono sulla terra oramai mutata in peggio a causa delle passate esplosioni nucleari che ne hanno modificato il clima e la natura, facendola somigliare più al cugino pianeta Marte che a se stessa. Tra gli interpreti oltre ad una cazzutissima Charlize Theron, va annoverato fra tutti Nicholas Hoult, che dopo aver vestito i panni, o meglio, la pelliccia della Bestia in X-Men: Giorni di un futuro passato, qui impersona il bianco cadaverico Nux che per certi punti di vista rammenta la scherzosa follia del Capitano Gyro di Interceptor: Il guerriero della strada. In più, non so quanti di voi l’avranno notato, i motociclisti vestiti di pelli con tanto di teste d’animali scuoiate, a me hanno tanto, tanto riportato alla mente il look dei membri della Famiglia Cobra apparsi nel manga/anime Ken il Guerriero…. Ispirandosi con tale abbigliamento ad un’opera nipponica che era stata concepita a suo tempo proprio amalgamando l’estetica ed alcuni elementi di storia della passata serie di Mad Max alla cultura orientale. In breve, un film questo che sono quasi certo sarà in grado di non deludere i fan della vecchia trilogia, dato che le componenti sono pressoché le medesime, ma rinnovate e con delle aggiunte ben mirate; il tutto confezionato dalla creatività di George Miller, una creatività capace di spaziare da questo genere cinematografico fino a sceneggiare e a dirigere pellicole diametralmente opposte come Babe, maialino coraggioso o come Happy Feet. …. Ah già!…. La colonna sonora è una bomba!.. Let-te-ral-men-te!.. Parola di scout!

Gabriele Manca