Recensione: “L’uomo che vide l’infinito” il nuovo film che racconta la vera storia di Srinivasa Ramanujan

Il 9 Giugno, tra meno di 2 settimane uscirà nelle sale italiane “L’uomo che vide l’infinito” di Matthew Brown, tratto dalla biografia “L’uomo che vide l’infinito – La vita breve di Srinivasa Ramanujan, genio della matematica” scritta da Robert Kanigel nel 1991. Un film che risulta essere un buon prodotto e che colpirà, credo piacevolmente, gli amanti di questo ormai filone cinematografico in cui l’ambiente scientifico e matematico sembra affascinare il pubblico, riscuotendo sempre un riconosciuto successo.

Per parlare di S. Ramanujan e della sua storia mi viene spontaneo partire da un interrogativo?

Che cos’è la matematica? Molti di noi si sono spesso posti questa domanda. I meno affini a questo mondo razionalmente inopinabile ed indiscusso in cui la regola non ammette sbagli, non trovano molte risposte se non una conoscenza complessa e lontana dalla denominazione “arte”. Parlare di creatività sembra quasi un ovvio ossimoro ma ciò che appare in questo delicato e ben confezionato film filomatematico è la capacità scientifica come forza creativa, trascendentale e misteriosa che riesce a dare significato alla nostra realtà materiale. La matematica come intuizione, come dono “divino” che l’umile Ramanujan protagonista del “L’uomo che vedeva l infinito” possiede senza mai aver potuto studiare e laurearsi. Il film racconta la vera storia e vita di questo meraviglioso uomo, un esempio di coraggio e volontà indiscutibile.

Con tutte le sue forze ed è questa la l’energia propulsiva che trasuda per la durata del film, Ramanujan cerca di far capire e far (ri)conoscere al grande e accademico “mondo matematico anglosassone” le sue scoperte e le sue teorie dal valore scientifico inestimabile.

Il regista ci presenta in questo suo lavoro la vita dell’affascinante e prodigioso uomo indiano, dalle virtù matematiche eccelse e quasi “divine”, di fronte al quale gli austeri professori universitari del Trinity College di Cambridge, rimangano destabilizzati e critici. La grande dicotomia tra ciò che la scienza può dimostrare e ciò che Ramanujan rappresenta: la matematica come arte di pochi eletti, emerge in maniera molto chiara e precisa.

Il netto contrasto tra i due modi di intendere i numeri viene reso molto bene da un montaggio e fotografia che evidenziano ancor di più le due realtà parallele.

Da una parte l’India dell’umile genio matematico, mistica e misteriosa, terra da sempre madre di una fenomenologia umana sfuggevole alla normalità. Un alone di mistero e di divinatorio marca così l’intera vicenda del protagonista. I colori forti, i paesaggi, gli aromi e spezie orientali sembrano inebriare lo spettatore nella prima parte del film. E’ qui che il regista ci porta nella vita di Ramanujan prima del suo arrivo in Inghilterra.

E’ proprio lo sbarco in Europa il taglio decisivo con il passato. Il protagonista sarà invitato dai “grandi della matematica inglese a presentare le proprie teorie e a studiare nella migliore università del mondo. I colori tristi, il cielo nuvoloso e la pesantezza del mondo accademico aprono così la parte del film in cui lo scontro tra diverse realtà vengono a galla.

Il razzismo, la xenofobia, le invidie e pregiudizi dell’Occidente superbo prendono il sopravvento nella narrazione della vita del protagonista. Episodi di snobismo di alcuni cattedratici e la dura vita universitaria europea non sono però gli unici elementi narrativi che il regista vuole marcare.

Cuore dell’intera narrazione, su cui il regista cerca di spostare tutta l’empatia e pathos del film è la straordinaria e impensabile amicizia tra Ramanujan ed il suo professore e mentore G.H Hardy. Un rapporto che col passare del tempo si consoliderà diventando un sodalizio importante. Intorno a tale relazione fatta inizialmente di matematica, devozione allo studio, scontri di pensiero, discussioni, incomprensioni e rabbia, nascerà un’amicizia profonda e vera. E’ qui che ritorna l’elemento magico, la trasformazione: l’austero professor Hardy, da grande matematico, incapace di provare sentimenti sottili sarà totalmente rapito dalla

personalità del suo studente provando verso di lui fiducia e stima; sarà infatti colui che aiuterà e darà un risvolto decisivo alla vita dello studente. Dall’altra parte Ramanujan che con l’auto del suo mentore riuscirà a capire quella parte di pensiero matematico a lui lontano, lasciandosi guidare e sostenere per l’affermazione del suo essere.

L’entusiasmo, la caparbietà, la forza di volontà, il sacrificio fino allo stremo delle forze fisiche e mentali gridano con “dolce e tenera prepotenza” nell’ intera vita del genito matematico.

Dav Patel che interpreta Ramanujan e Jeremy Irons che impersonifica G.H Hardy sono 2 attori che hanno saputo ben sottolineare i caratteri dei loro personaggi.

L’uomo che vide l’infinito fa parte di quella letteratura cinematografica in cui il tessuto narrativo si snoda intorno alla figura del personaggio principale. Come il professore John Nash di “Beautiful mind” o lo studioso Stephen Hawking di “La teoria del tutto”, Ramanujan e la sua vita attirano l’attenzione del pubblico. Questo genere di film, sebbene a primo acchito sembri riproporre la solita storia del classico professore matematico dalla personalità complessa, dal passato turbolento, e dall’incapacità di relazionarsi a tutto tondo nella sfera emotiva, in realtà va ben oltre. Ciò che infatti colpisce gli spettatori in queste storie è la personalità del protagonista: John Nash, Stephen Hawking ed il nostro Ramanujan appaiono come menti superiori, esseri dalle capacità inspiegabili. Quasi come fossero sciamani o detentori di formule “matemagiche” riescono a catturare l’interesse del pubblico. L’uomo che vide l’infinito è un film che onora in maniera rispettosa e delicata la vita di un grande uomo, un film che emoziona e commuove per i sentimenti di dedizione alla vita che riescono a venir fuori da quel mondo numerico perfettamente calcolabile in cui PERO’ l’incancolabile variabilità delle emozioni e dei sentimenti umani sfuggono al controllo di qualsiasi scienza e teorema.

Carlotta Bonadonna

REVIEW OVERVIEW
Film: "L'uomo che vide l'infinito"
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