Recensione: Lo stagista inaspettato

Qualche giorno fa, io ed un mio amico, ci siamo recati al cinema per vedere Game Therapy, incuriositi dalla singolare operazione commerciale che vede come protagonisti alcuni fra gli youtuber più conosciuti del nostro paese. Tuttavia, non appena ci siamo resi conto che la sala che lo proiettava era stracolma, ed onde evitare che ci relegassero ai piedi dello schermo, rischiando oltretutto un intervento di cataratta già in giovane età, all’unanimità abbiamo deciso di riversarci proprio nella sala accanto ove vi davano Lo stagista inaspettato, una delicata commedia che in queste due settimane è passata un po’ in sordina, offuscata dallo stesso Game Therapy, ma anche da altri titoli di maggior spicco come Suburra o come Black Mass – L’ultimo gangster. Ma che ve lo dico a fare! Dopotutto, Bob è sempre Bob! Non ci sono molti attori che, come Robert De Niro, facciano pendere l’ago della bilancia quasi sempre su un risultato positivo. Ed è proprio quello che fa in questa pellicola il vecchio Bob. Ovvero, mettere sempre al 100% la sua classe cristallina al servizio di ogni cosa che faccia.

Di commedie di questo tipo se ne sono già viste a bizzeffe, e dunque, sono per l’appunto gli attori quelli che in questi frangenti fanno realmente la differenza. De Niro qui interpreta un anziano signore di nome Ben, che stanco della sua vita da pensionato, si rigetta nella mischia, facendosi assumere come stagista in un emergente azienda di moda. Tutto ciò, ci porta a riflettere su quanto il lavoro ci nobiliti e ci faccia sentire utili ed importanti, oltre ad accrescere la fiducia in noi stessi, e su come in certi casi, la stessa persona, dopo svariati anni di onorata carriera, in seguito ad aver deposto le armi del proprio mestiere, si senta improvvisamente svuotata nell’animo e disutile per la società che la circonda, la quale, senza troppi ringraziamenti per il contributo apportato in passato da quel preciso individuo, continui a correre all’impazzata guardandosi difficilmente indietro. Ben non accetta di essere stato estromesso fuori da tale sistema, e quindi fa di tutto per rientrarci, nel tentativo di sentirsi nuovamente parte di qualcosa di importante. In poche parole, il film lo vedrei come una velata critica alla comunità di oggi, sempre di corsa, sempre in frenetico movimento, dimenticandosi che ogni tanto non guasterebbe allentare appena un tantino la presa, il tanto che basterebbe per distendere i nervi, per poi ripartire rigenerati nel corpo e nello spirito. Inoltre, viene pure trattato il tema dell’affermazione professionale. Anni e anni di rivoluzioni femministe sembrano che abbiano dato i loro frutti soltanto in parte, dato che, non raramente, l’ascesa lavorativa di una donna viene vista di cattivo occhio non tanto dagl’uomini, quanto dalle donne, le quali, rose dall’invidia, non si lasciano perdere nemmeno per un solo istante l’occasione di proferire cattiverie gratuitamente su colei che ce la fatta, a differenza di loro. Insomma, la solita rivalità fra donne, che, rendendole poco solidali tra di loro, spesso e volentieri le porta ad annientarsi a vicenda, affossando l’uguaglianza tanto desiderata e poi conquistata fra uomo e donna. Eppure, quello che più il film ci vuole comunicare, è che qualsiasi posto di lavoro dovrebbe essere assegnato a chi ne fosse più meritevole, a prescindere dall’età, dal sesso e dal pregiudizio iniziale. Se una persona ha da dare qualcosa, perché non dargli almeno una possibilità, dico io!…. Ma purtroppo, questo è soltanto un film e la realtà attuale risulta essere ben altra. Oltre al mostro sacro di Robert De Niro, ad elevare ed a rendere più briosa la presente commedia vi è anche l’innato talento di Anne Hathaway, nei panni di una moderna donna in carriera, che deve barcamenarsi fra mille impegni.
Vorrei persino spendere due parole sui tre comic relief che compaiono durante il film, ossia: Adam DeVine, Zack Pearlman (già visto nella serie televisiva The inbetweeners) e Jason Otley. Tre caratteri che apportano la giusta dose di humour in una commedia di questo tipo. La scena di loro tre assieme a De Niro che vanno in missione a casa della madre del capo per cancellare un messaggio inappropriato sulla sua posta elettronica si rivela essere divertentissima, corroborata anche dal fatto che, nella sequenza, si cita a più riprese Ocean’s Eleven, sia nella musica di sottofondo, che nel gioco di paragoni tra i buffi personaggi della commedia e quelli decisamente più affascinanti che figurano nel film di Steven Soderbergh. L’unica cosa che mi è parsa leggermente!… Ma solo leggermente, dico eh!.. Impensabile, è l’improbabile preoccupazione di una come Anne Hathaway di non riuscirsi a trovare un uomo. Ciononostante, sta di fatto che, Lo stagista inaspettato, sia una commedia realizzata senza pretesa alcuna, ma tuttavia sofisticata e girata egregiamente, che assolve degnamente al compito assegnatogli di far sorridere in modo intelligente e di allietare lo spettatore, facendogli passare due ore all’incirca in totale spensieratezza, apportandogli del meritato relax al proprio affaticato sistema nervoso. TERAPEUTICO.

Gabriele Manca