Recensione: “La divina Dolzèdia” al cinema la storia di una prostituta felice

Da pochi giorni si è concluso il film festival di Taormina. Un’edizione diversa, nostrana, in cui la Sicilia è stata la protagonista. La manifestazione sebbene in formato ridotto e focalizzata più sul mercato nazionale e siciliano ha riscosso un notevole successo e consensi.
L’ultimo giorno è stato dedicato alle donne, che sono state le vere protagoniste di questa edizione.

Prima fra tutte l’attrice palerminata Isabella Ragonese, a cui è stata dedicata una sezione di proiezioni omaggio. L’ultimo giorno l’interprete ha tenuto un’ interessante masterclass in cui ha ripercorso carriera e successi. E’ una delle artiste più versatili e amate del nostro cinema, proprio per questo il festival ha voluto celebrarla presentando in sala alcuni importanti suoi successi.

Ma, in tema di grandi attrici, il film fest si è concluso con la tragicomica interpretazione di Guia Jelo, protagonista assoluta – anzi: “assolutissima” – del nuovo film di Aurelio Grimaldi, La divina Dolzèdia, in anteprima internazionale. Diversi film hanno trattato il tema della prostituzione e storie aventi come protagoniste “lucciole” dalle varie sfaccettature e con differenti storie alle spalle. Il genere ha sempre destato curiosità ed una spiccata tendenza voyeurìstica. Tale filone cinematografico non si può definire all’interno di un genere ben definito, se facciamo infatti una breve carrellata tra le locandine delle provocanti “signore” vedremo titoli dal diverso genere: “Pretty woman” commedia romantica, “Mamma Roma” drammatico, “La dea dell’amore” commedia ,“Film d’amore e d’anarchia” commedia amara, “La sconosciuta” thriller e“Malena” erotico sentimentale. Questi sono solo alcuni esempi che evincono la varietà di contesti ed atmosfere in cui le protagoniste danno vita alle loro vicende.
Manca però la vena più umoristica, tragicomica, vitale ed umana che Aurelio Grimaldi riesce a realizzare creando una commedia eroticamente divertente, cucita addosso alla bravissima Guia Jelo. Il regista così parla del suo film: “Dal mio punto di vista, La divina Dolzèdia è – oltre che il compimento di un’antica promessa fatta a Guia: di scrivere per lei un progetto nel quale potesse essere protagonista assoluta, anzi ‘assolutissima’! – l’ennesimo frutto della mia ossessione della prostituta come rivelatrice di vera vitalità e umanità; e della sessualità come carica originaria, fonte di passioni, di eccessi, di esplosione di vita. È la mia solita verghian-pasoliniana convinzione che certi presunti diseredati, e le ‘buttane’ in primo luogo, hanno una vitalità e una capacità di fronteggiare la vita che noi ‘borghesi’ ci sogniamo. E io le amo senza riserve. E ne è venuto fuori, come previsto, un film liberissimo, folle come lo sono il regista e la protagonista, allegro ed esagerato, sincero e vitale e, come nessun altro dei miei precedenti film, talmente siciliano che più siciliano di così non si può!”. Il film è stato girato interamente a Catania
Da queste parole si capisce chiaramente il taglio più goliardico e vitale della Divina Dolzèdia. La protagonista è un’anziana prostituta che continua ad avere un discreto numero di clienti, di tutte le età e provenienze. È famosa in tutta la Sicilia per la sua pratica segreta dello “gnicche gnacche”, capace di dare “u’ paradisu” ai fortunati che la ricevono.
Nella sua casa piena di ricordi, opere d’arte di raffinata fattura, suppellettili pseudoreligiosi e “ferri del mestiere”, si alternano numerose figure attratte dalla sua così bizzarra e generosa umanità.
Dolzèdia incontra prima tre giovani, che litigano per farsi fare lo gnicche gnacche; poi la sua collega Susy (Francesca Ferro) con cui si lancia in improbabili disquisizioni sull’erotismo dei più famosi politici; poi un professore appassionato del marchese de Sade (Tuccio Musumeci), poi un suo vecchio cliente (Mario Opinato) che le porta dei ragazzi per scongiurare il “pericolo” che uno dei due sia “puppo”; ed infine la consulente del tribunale per i minori, sua ricca ed annoiata amica romana (Simona Izzo), depressa perché abbandonata dal suo amante catanese, e desiderosa di seguirne le orme… In serata giunge una visita a sorpresa: la figlia (Maria Chiara Pappalardo) che non vedeva da tanto tempo.
Nel film, a momenti tipicamente comici, si alternano follie, rinfacci, e quadri culturali particolarmente intensi dove la scatenatissima Dolzedia recita pezzi classici tratti da Dante (in siciliano al professor Musumeci) o da Jacopone da Todi (alla fremente Simona Izzo).
La figura delle prostituta è qui resa in maniera ironica, folle, allegra ed anche molto umana e “quotidiana”. Dolzèdia è un prostituta felice, amata dalla sua gente, forte, esuberante, amante della cultura, dell’arte e del teatro. E’ un immagine quindi diversa rispetto all’immaginario collettivo cinematografico a cui siamo abituati. Non manca certamente la parte più intima, sensibile e “tragica” della vita della “Divina” che viene fuori in una seconda parte del film.
Il progetto come già detto è pensato e realizzato sulla figura di Guia Jelo, attrice prima di tutto di teatro, che viene fuori in alcuni momenti in cui appare assistere a pièce teatrali, nei quali La Divina recita pezzi tratti da Dante e da Jacopone da Todi. Il teatro e la letteratura sono più volte citati. La mimica, la gestualità e la forza con cui la protagonista si dà al pubblico evidenziano la bravura della Jelo.
Oltre la protagonista vero punto forte del film è l’eccezionale cast fatto di attori siciliani ad eccezione della partecipazione di Simona Izzo, che ben interpreta la sua parte. Tutti hanno contribuito a rendere questo film simpatico e ironico, vorrei sottolineare in particolare i camei di Tuccio Musumeci e Pippo Pattavina e l’interpretazione di Nellina Laganà, Claudio Musumeci e Francesca Ferro.
Cast completo: Guia Jelo Tuccio Musumeci ,Pippo Pattavina, Lucia Sardo, Francesca Ferro, Mario Opinato, Fabio Costanzo, Nellina Laganà, Maria Chiara Pappalardo,Claudio Musumeci, Jacopo Cavallaro, Giovanni Alfieri e Gabriele Vitale.
Un progetto carino, che non spicca però da un punto di vista della fotografia e del suono in presa diretta. Il linguaggio utilizzato è per la maggior parte in dialetto siciliano, comprensibile quindi solo con i sottotitoli. In un contesto di distribuzione nazionale o internazionale è un film a mio parare troppo “nostrano”. Le scenografie, costumi e montaggio sono molto semplici e “casalinghi”.
La scelta stilistica di introdurre i vari momenti o capitoli del film con didascalie sovraimpresse ci riportano ai film muti e alle grandi dive del passato dalle pose plastiche ed esagerate che ben si riflettono nella Divina Dolzèdia.
Un film tutto sommato piacevole e divertente. Un film come sostiene lo stesso regista che più siciliano di così non si poteva realizzare.

Carlotta Bonadonna

 

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Recensione: "La divina Dolzèdia"
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