Recensione: “La bella e la bestia” l’ultima trasposizione Disney all’insegna della tradizione

È sempre molto difficile giudicare in modo del tutto imparziale qualsiasi cosa faccia riemergere dagli abissi delle memorie qualunque ricordo legato all’infanzia. Spesso è sufficiente la fugace vista di un luogo, di un oggetto. La percezione di un odore, di un sapore o la semplice contemplazione di un’immagine per riportare a galla un particolare momento del passato, proprio come quella famosa madaleine imbevuta nel tè dal protagonista di uno dei più noti racconti di Proust.
In coloro che sono cresciuti con la disneyana opera animata del 1991 de “La bella e la bestia” il suo adattamento in live action da parte della casa di Topolino susciterà probabilmente questo: ricordi, trascorse sensazioni. La rimembranza dei fanciulleschi tempi purtroppo andati, ai quali guardano con una punta di struggente nostalgia. Oppure la felice memoria di quel preciso istante in cui da bambini seduti accanto a mamma e papà, su quella poltroncina del cinema della propria città che all’epoca sembrava così grande, attendevano ansiosi ed impazienti la dissolvenza delle luci in sala per farsi avvolgere dalla magia de “La bella e la bestia” di quell’ormai lontano 1991.

Chi ricerca l’originalità a tutti i costi, in questa rivisitazione di uno dei classici Disney più amati di sempre presumibilmente si troverà nel posto sbagliato, al momento sbagliato. “La bella e la bestia” diretta da Bill Condon (“The Twilight Saga: Breaking Dawn – Parte 1 e 2”), riproponendone nella quasi totalità le sequenze, le atmosfere, la riproduzione dei costumi, degli ambienti, delle coreografie, delle canzoni e lo sviluppo di ciascun personaggio, semplicemente è una fedele rilettura in carne e ossa del suo predecessore animato che genera un caldo, ed accogliente senso di déjà vu.

La pellicola è un delicato sussurro di ciò che viene investito di un certo valore affettivo. Dialoga candidamente con il bambino interiore di chi è ormai adulto e tocca di quest’ultimo quella piccola parte di sé che conserva ancora una sua dolce innocenza.
Il film di Condon, tutto sommato, riesce a cogliere lo spirito di fondo che il suo antesignano volle conferire alla favola de “La Bella e la Bestia”, benché non sia in grado di eguagliarne l’immensa iconicità e la stessa bellezza. È un film che indubbiamente intrattiene, appoggiato da un’incantevole colonna sonora (composta sempre da Alan Menken, già compositore delle musiche del cartone animato di ventisei anni fa), che al contempo però inciampa in un’imprecisa computer grafica, nel complesso incapace di restituire la medesima caratura espressiva del cartone ai simpatici oggetti di arredo animati che impreziosiscono gli interni del castello della bestia, nonché in taluni frangenti la ferocia ed il timore che dovrebbe incutere la bestia stessa.
Vedendo il film si nota molto bene l’impegno profuso da Emma Watson e da Dan Stevens per far rivivere al meglio rispettivamente il personaggio di Belle, e quello della bestia. Ciononostante la prima, pur avendone dato un’interpretazione se non altro dignitosa, non ha saputo infondere al suo ruolo quel carisma e quella tenacia che si sarebbe meritato, mentre il secondo si è dimostrato convincente soltanto a partire dalla seconda metà della pellicola. Di contro, Luke Evans legge perfettamente l’aria vigorosa e da filibustiere di quel figlio di buona donna di Gaston, e Josh Gad è praticamente la figura sputata del Le Tont cartoonesco.
Eppure, malgrado le carenze appena elencate, una totale assenza di originalità (ma infondo non era proprio quello che desideravamo?), un incipit narrativo meno seducente di quello animato ed alcuni momenti canori non proprio doppiati in modo sincronicamente armonioso, “La bella e la bestia” non mancherà di emozionarvi e di risvegliare quel fantasioso bambino che brilla ancora in ognuno di voi.

Gabriele Manca