Recensione: “Il libro della giungla” il nuovo film tratto dal romanzo di Joseph Rudyard Kipling

Un “cucciolo d’uomo” corre, salta e si arrampica libero fra i rami, e gli alberi della giungla indiana, ancora ignaro della grande avventura che di lì a poco sarà tenuto ad affrontare.

E così “Il libro della giungla”, il romanzo del 1894 scritto dal britannico Joseph Rudyard Kipling che narra le imprese del giovane Mowgli, rivive nuovamente sul grande schermo. La Disney, dopo ben quarantanove anni dalla pellicola animata del 1967 tratta dal racconto di Kipling, rispolvera le pagine ingiallite di un vecchio classico, ma la magia che solo la casa di Topolino sa infondere resta comunque intatta più che mai. Le luci della sala si spengono e l’incantato castello protagonista del logo disneyano prepara, come ormai ci ha abituati, i nostri sensi per un trasognante viaggio ad occhi aperti, risvegliando ogni volta quel fantasioso fanciullo che si annida dentro ciascuno di noi.

Nel presente adattamento de “Il libro della giungla”, il regista di “Iron Man” John Fevreau e lo sceneggiatore Justin Marks hanno egregiamente intrecciato la narrazione classica con quella più moderna e smaliziata dei giorni nostri. Difatti, i punti essenziali del cartone animato degli anni ’60 sono stati preservati, come per esempio il tema del viaggio formativo e alcune delle iconiche tracce musicali (tuttavia, ben contestualizzate), mentre gli aspetti più ingenui hanno lasciato spazio ad atmosfere più cupe e ad un maggior approfondimento caratteriale dei vari personaggi, più adeguati ad una versione in live action della storia pensata molto tempo fa da Kipling.

In qualità di regista, Fevreau non è mai stato riconosciuto come un fuoriclasse, ciò nonostante si è sempre dimostrato capace di saper gestire senza troppi problemi questo genere di film, ricchi d’azione, umorismo e provvisti di una giusta dose di drammaticità, quest’ultima naturalmente nei limiti di un prodotto indirizzato soprattutto ad un target adolescenziale e preadolescenziale. Per l’appunto, ne “Il libro della giungla” le scene più adrenaliniche sono state congegnate con perizia ed i serrati dialoghi fra Mowgli, l’orso Baloo e la pantera Bagheera si rivelano davvero molto divertenti, in linea perfetta con l’antico spirito della loro controparte cartoonesca.

Inoltre, assieme all’evidenziazione dell’ingegno umano, è molto interessante come gli autori scavino nel passato di Mowgli e di Shere Khan, la temibile tigre del Bengala, resa veramente, a differenza del film animato del 1967, di gran lunga più feroce e minacciosa, e particolarmente approfondita relativamente al suo odio viscerale nei confronti dell’uomo.

Quanto alle voci di casa nostra, Violante Placido, Giovanna Mezzogiorno e Giancarlo Magalli, nei panni rispettivamente della lupa Raksha, del serpente Kaa e del gigantopiteco King Louie, hanno fatto sfoggio di una discreta tecnica di doppiaggio, malgrado non sia la loro principale professione, supportati da formidabili veterani come Alessandro Rossi, Neri Marcorè, Luca Biagini e dal giovanissimo doppiatore Luca Tesei, i quali hanno prestato le proprie sonorità a Shere Khan, Baloo, al lupo Akela ed al piccolo Mowgli.

L’unica riserva riguarda forse il bravissimo attore campano Toni Servillo, non tanto per le sue abilità da doppiatore, ma piuttosto perché dotato di una vocalità eccessivamente matura per la figura di Bagheera.

Ma tale cavillo poco importa, poiché “Il libro della giungla” diretto da John Fevreau divertirà, terrà con il fiato sospeso ed emozionerà qualsiasi generazione cresciuta con tutte quelle storie senza tempo e senza età illustrateci, e raccontateci da mamma Disney in persona.BUONA VISIONE A TUTTI.

Gabriele Manca

VOTO 8/10