Recensione: “Genius” il regista Michael Grandagebri debutta al cinema con una storia d’amicizia

Genius” è il primo progetto cinematografico del regista teatrale Michael Grandagebri. Il film racconta la vera storia che unì negli anni ’40 il famosissimo editore Max Perkins, padre dei più celebri novellisti americani della storia della letteratura e il famoso scrittore Thomas Wolfe. La narrazione è tratta dal testo: Max Perkins: Editor of Genius del biografo A. Scott Berg. “Genius” è uscito in Italia da circa un mese riportando un discreto ma non notevole successo in sala; la stessa critica internazionale non ha speso molte parole in favore di questo adattamento cinematografico.

Un bel film ma non ottimo, debole in alcune sue parti e mancante di quella forza di impatto che rende un adattamento cinematografico un’ opera che si distingue e di valore.

Genius” racconta in maniera viscerale ed empatica il rapporto d’amicizia che nasce tra i due uomini. Il legame unisce due vite diverse che si trovano improvvisamente insieme e che imparano a conoscersi e diventare uno dipendente dall’altro. Da un lato M. Perkins, un padre da sempre desideroso di avere un figlio maschio e dall’altro lo scrittore Wolfe alla ricerca non solo del successo ma di una figura paterna che lo sostenga e creda in lui. Una storia profonda e complessa dal punto di vista psicologico, in cui il talento e “genio” del novellista irrompe con forza nella vita privata del suo mentore.

Thomas Wolfe è stato sicuramente tra gli scrittori più di successo e di spiccate doti autoriali che Perkins avesse mai incontrato nella sua carriera professionale.

Questo punto di vista del film è sicuramente la parte più ben riuscita di tutta la narrazione. Grazie alla bravura dei due protagonisti. Notevole è infatti l’ interpretazione di Jude Law, nei panni del “folle”, anaffettivo ed eccentrico scrittore che con forza dà vita ad un personaggio di grande impatto motivo.

Di contro Colin Firth (M. Perkins) riflette un carattere più chiuso e discreto, regalando al suo personaggio un autorevolezza e freddezza mitigata dall’irruenza di Wolfe.

Sebbene il sodalizio tra i due uomini sia il punto di forza del film intorno al quale gira il cuore della narrazione, il tutto risente di una regia a volte lenta e statica con dialoghi che in alcuni punti diventano gli unici protagonisti della scena, mettendo in secondo piano un montaggio prettamente cinematografico; questi elementi evidenziano l’impostazione teatrale e scenica del regista.

Ciò che appare più debole e meno approfondito è il lavoro faticoso e difficile dello scrittore alle prese con la propria opera ed il combinarsi insieme della figura dell’editore, di colui che plasma e modifica o sole rende migliore un’opera. Queste le controversie e domande che vengono fuori dai dialoghi tra i protagonisti durante il loro lavoro estenuante nella creazione dei libri.

Queste scene sono a mio parere le più belle ed interessanti ma che purtroppo non sono state approfondite e a cui non è stato dedicato il giusto spazio nella resa cinematografica. Proprio durante questi momenti vengono fuori i caratteri a tutto tondo dei due uomini ed insieme il fulcro vero della storia del film: “la nascita di una novella, il travaglio dello scrittore ed il ruolo dell’editore . Forse questa parte più tecnica ma anche affascinante è quella più zoppicante della narrazione.

Un film quindi che non spicca per una incredibile regia o si distacca dal genere biografico in cui il cuore della storia è l’amicizia tra due grandi figure. Mancano elementi di vera empatia con il pubblico. Grazie solo a Jude Law a tratti respiriamo il dilemma e i tormenti del grande autore. Il film emerge e si distingue proprio in questi dialoghi in cui T. Wolfe non vuole sacrificare nessuna parola già scritta a favore di altre, dove afferma di odiare i tagli e di non poter pensare alla riduzione della propria opera e in cui sostiene con vigore che ogni parola ha un suono e significato. Queste dissertazioni risultano molto affascinanti e rendono l’idea di quello che doveva essere il focus del film. Appaiono in “Genius” le figure di e Ernest Miller Hemingway e F. Scott Fitzgerald che fanno da contorno alla storia principale.

I colori e la fotografia ci riportano agli anni’ 40 come da clichè di questo genere di film. Nicole Kidman ancora una volta interpreta perfettamente la parte di una donna resa nevrotica da un marito artista , assente e appartenente ad un’altra quasi realtà.

La fama per Wolfe arriverà ma il suo destino è segnato da qualcosa di tragico. Oltre i libri di grande successo, lascerà a Perkins uno scritto dal valore inestimabile…

Carlotta Bonadonna

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Recensione: "Genius"
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