Recensione: ‘”Deadpool” le strampalate gesta del mercenario chiacchierone sbarcano al cinema

Nel suo personalissimo stile ci ha fatto i suoi più sentiti auguri di buon Natale. In un video si è beffato di quei trailer che annunciano l’arrivo nelle sale di un film molto atteso. È stato intervistato ed è persino apparso in una foto su Twitter davanti ad un camino acceso in una seducente posa osé. Attraverso questa singolare campagna pubblicitaria, che ha esaltato i fan di Deadpool ed ha incuriosito coloro che non lo conoscevano, Il film dedicato a Deadpool, dal titolo omonimo, sbarca anche in Italia.

Gli appassionati della versione fumettistica non ne rimarranno delusi, dato che le strampalate gesta cinematografiche del mercenario chiacchierone di casa Marvel non si mantengono fedeli, bensì fedelissime allo spirito del comicbook a cui fa capo. La pellicola, tenuta per mano dall’irriguardosa e canzonatoria parlantina di Deadpool, si dimostra scorretta, sboccata, triviale, irriverente, dalle truculente tinte pulp, sessualmente spinta, spudorata e veicolatrice di una velata critica all’odierno culto dell’apparenza, offrendoci, né più né meno, non un superbo cinecomics, ma semplicemente quello che doveva essere, ovvero il cinecomics di Deadpool. Il film, in un certo qual modo, è in parte una parodia del genere supereroistico. Per l’appunto, il protagonista scherza a più riprese sul filone ideato per il grande schermo legato agli eroi in calzamaglia, ironizzando con tono scanzonatorio sia in merito al fronte DC Comics che a quello marveliano. Ma lo scherno non si ferma a questo. “Deadpool” prende pure di mira le regole dell’impianto filmico, nonché l’interprete di Deadpool stesso, burlandosi della sua carriera entro il panorama hollywoodiano.

Nel corrente film diretto da Tim Miller, in quanto, invece, all’abbattimento della quarta parete cinematografica (ossia la barriera che divide il pubblico dagli eventi che accadono in scena), c’è da precisare che non è un’assoluta novità, visto che in passato tale espediente è stato già sfruttato come in “Man on the Moon” di Miloš Forman, in “Basta che funzioni” di Woody Allen e nel recente “La grande scommessa” di Adam McKay; tuttavia, nel contesto cinefumettistico è non poco inusuale una scelta di questo tipo tra metacinema e metafumetto; metafumetto appunto, considerando che è proprio dalla fonte cartacea che è stato ricavato l’artificio narrativo preso in esame.

Ryan Reynolds si rivela irresistibilmente divertente nei panni del logorroico mercenario cremisi, avendone saputo coglierne a pieno la cartoonesca follia, anche se nell’adattamento nostrano la schizofrenica caratterizzazione del personaggio ne è stata penalizzata rispetto a quella in lingua originale. Bene anche T. J. Miller come co-comic relief di Deadpool.

Ciò nonostante, il film difetta nello sviluppo della trama, che si palesa un po’ deboluccia e condita isolatamente da una certa noia. Per di più, la maggior parte delle figure di contorno ed il villain di turno, impersonato da Ed Skrein, non sono indimenticabili, causa lo scarso approfondimento psicologico e la mancanza di carisma di quest’ultimi.

In conclusione, “Deadpool” è una godibilissima e spassosa opera d’intrattenimento in tenuta spandex, composita da una miriade di riferimenti alla cultura pop e che si allaccia perfino al microcosmo cinematografico mutante degli X-Men edificato da Bryan Singer, ma con le sue pecche

e le sue imperfezioni che la portano a collocarsi qualche gradino al disotto rispetto alla saga degli uomini X.

Fine?

 

… « Brutto figlio di…! Hai sottolineato tutti i difetti del mio film!».

«Guarda Deadpool, che il tuo film è un buon film. Ci sono solo dei difetti qua e là. Io ho soltanto espresso il mio parere, tutto qui!».

«Ma io questa te la faccio pagare, sai?».

«Deadpool, aspetta, non te ne andare, parliamone!…. Ancora qui?!.. La recensione è finita ragazzi, andatevene a leggere un altro articolo su Domani Press, su!… Ehm… ciao, eh!… Deadpool, fermati, dai!».

Voto 6/7

Gabriele Manca