Recensione: “Before the flood” il Docufilm di Leonardo di Caprio sulla salute del nostro pianeta

INDONESIA- Leonardo with Orangutans in the Leuser Ecosystem. For two years, Leonardo DiCaprio has criss-crossed the planet in his role as UN messenger of Peace on Climate Change. This film, executive produced by Brett Ratner and Martin Scorsese, follows that journey to find both the crisis points and the solutions to this existential threat to human species. © 2016 RatPac Documentary Films, LLC and Greenhour Corporation, Inc. All rights reserved.

Ne è passato di tempo da quando Leonardo DiCaprio interpretava Jack, il pittore anticonformista che fece cadere ai suoi piedi la complicata Rose. Più di 10 anni,per essere precisi.

Sarà stata la scena finale sull’iceberg , per salvare la sua amata dalla morte,ad inspirargli la devozione verso l’antartico e a muoverlo verso le cause ambientali ? Della serie , mannaccia l’effetto serra , se non ci fosse stato il riscaldamento climatico , il Titanic nemmeno nei sogni affondava?

Ebbene, al di là delle dietrologie sulle cause del suo impegno umanitario per la difesa del clima e del nostro pianeta , il caro Leo è diventato ambasciatore di pace presso le Nazioni Unite(titolo conferitogli da Ban Kii Moon in persona) e il documentario di cui a breve inizierò a trattare è frutto di questo suo lavoro di cui si fa portavoce. E meno male. Perchè Before the Flood(in italiano Il punto di non ritorno) da lui prodotto insieme al National Geographic è un documentario monumentale che fa chiarezza , con i più grandi esperti del settore, sul problema del riscaldamento globale con le sue (già in atto) conseguenze.

Before the Flood, in circa due ore e mezza, ci mostra il viaggio che l’attore ha compiuto in due anni (addirittura, mentre si trovava sul set di The Revenant!) in giro per il mondo per capire, come uno di noi, un non addetto ai lavori, cosa sta succedendo nel mondo, le conseguenze dell’inquinamento ma soprattutto per trovare delle soluzioni al problema dal basso, nella nostra quotidianità. E scusate se è poco!

Nel film ci spostiamo da una parte all’altra del globo: prima in Canada, poi in Cina, in Groenlandia ed infine anche in India.

Ad Alberta(Canada), Di Caprio, sul set di Revenant, troverà quasi assenza di ghiaccio e verrà a conoscenza di alcune tecniche che permettono agli esseri umani di ricavare il carbon fossile insieme ai gas natural i(es.sabbia bituminosa; fraking; eliminazione delle montagne), i maggiori responsabili dell’inquinamento e delle variazioni climatiche degli ultimi 50 anni. Si sposterà successivamente nell’Antartico venendo a conoscenza di fatti inquietanti. Stando infatti a recenti studi, se si continuerà a produrre tutta questa quantità di biossido di carbonio(la molecola più inquinante al mondo dopo il metano), fra 10 anni l’Artico sarà completamente navigabile e i ghiacciai disciolti, causando terribili conseguenze ovvero non solo l’innalzamento del livello del mare e completo inabissamento della Florida, delle isole del Pacifico ma anche un cambio di direzione della corrente del Golfo del Messico con successiva era glaciale in Europa e una desertificazione di massa per tutto il globo, in modo particolare sull’equatore.

Se per Trump il problema climatico non esiste ed è una tattica creata a tavolino dagli scienziati per annientare le industrie, gli basterebbe farsi un giro per la sua America dove in una cittadina costiera sono state, attraverso un progetto di ben 400 milioni di dollari finanziati direttamente dai cittadini per mezzo delle tasse, costruite circa 200 pompe per raccogliere l’acqua in eccesso che periodicamente la sta ormai allagando. Anche in questo caso però, parliamo di misure che al massimo riusciranno a tamponare il disagio per 50 anni poi sarà necessaria l’immigrazione come sta avvenendo già a Kiribati, costretta ad acquistare una fetta delle Fiji per trasferirvi la sua popolazione ormai quasi sommersa.

Proseguendo nella sua esplorazione alla scoperta della verità sul tema, centrale è l’incontro con la Cina. Descritta costantemente come una nazione piena di corruzione, violenza e soprattutto dittatura/censura, il paese sta compiendo passi da gigante. E’ ovviamente il primo produttore di inquinamento al mondo(subito dopo abbiamo gli USA) ma, per mezzo di una rivoluzione creata dalla stessa popolazione, vessata da un’aria velenosa e da malattie crescenti, adesso sta compiendo una transazione green. Come è stato possibile? Per mezzo della pubblicazione dei tassi di tossicità prodotti da ogni singola azienda aggiornati di giorno in giorno. Chi non rispetta gli standard e non si adegua, rischia sanzioni salatissime e chiusura immediata. E’ previsto un cambio definitivo verso la green economy fra circa 10 anni.

Altro tassello ci viene offerto dall’India. Durante l’incontro con una politica di spicco, verrà fuori una domanda importante:PERCHE’ GLI OCCIDENTALI CHIEDONO ALL’INDIA E A TUTTE LE NAZIONI EMERGENTI DI NON UTILIZZARE I CARBONI FOSSILI E DI PASSARE AL

GREEN QUANDO ANCORA ADESSO, LORO STESSI, CONTINUANO AD IMPIEGARLI?La risposta che la donna dà alla sua stessa domanda è la seguente: l’Occidente crede sia facile ma il loro operato dimostra chiaramente il contrario. Il cambiamento è difficile soprattutto se lo si chiede ad un paese dove circa il 40% della popolazione sfrutta ancora la biomassa(per capirci il letame) per cucinare non possedendo alcun tipo di energia elettrica. Il messaggio dunque è forte e chiaro : dobbiamo cambiare tutti, insieme.

Ultimo discorso degno di nota presentato? il problema della produzione dell’olio di palma, insospettabilmente! Ormai sulla bocca di tutti,quest’olio non è dannoso solo per la salute ma in modo specifico per l’ambiente. Le grandi multinazionali infatti finanziano illegalmente lo sradicamento delle foreste pluviali(ne sono rimaste solo 3 al mondo)per creare nuove piantagioni, pagano e creano delle associazioni al fine di comprare climatologi per dare dichiarazioni fasulle(come nel caso della Heartland institute appartenente alle industrie Koch, produttori di petrolio).

COSA POSSIAMO FARE PERO’ PER FARE DEL BENE AL NOSTRO PIANETA NELLA NOSTRA QUOTIDIANITA’?

1) Sostenere la creazione di una carbontax, una tassa su tutte quelle aziende che producono carboni fossili in modo da far crescere il prezzo finale e scoraggiare l’acquisto del prodotto da parte dei consumatori

2)ridurre i nostri sprechi e cambiare il nostro stile di vita

3) appoggiare gli studiosi veri e non fasulli pagati a tradimento dalle aziende leader del settore

4)scegliere con cura gli alimenti tenendo conto che:

– la carne di bovino per esser prodotta, necessita di più spazio rispetto a qualsiasi altro prodotto alimentare

– i bovini sintetizzano metano, molecola 23 volte più dannosa di un singolo atomo di Co2

-i bovini mangiano più dei polli e si spreca moltissimo terreno per questo scopo

– la carne di pollo inquina meno ed occupa meno

– l’olio di palma porta alla distruzione delle foreste pluviali che servono al mondo per trattenere il biossido di carbonio per non farlo giungere direttamente all’interno della biosfera.

Un documentario ricco, difficile da riassumere in poche parole come in quest’articolo ,facile ed intuitivo. Indispensabile per essere consapevoli dell’inconsapevolezza dei potenti e capire come reagire per salvare il nostro pianeta. Guardatelo. E’ un imperativo.

Ester Genovese

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Recensione: "Before the flood"
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