Recensione: “Al di là delle montagne” il nuovo film del regista cinese Jia Zhangke

“Al di là delle montagne” è il nuovo film di Jia Zhangke, regista cinese conosciuto per il suo stile diretto ed insieme sensibile di raccontare la realtà.

La cinepresa sembra un occhio critico e attento su ogni movimento e battito di ciglio dei suoi tre attori principali: Tao, Liangzi e Zhang. I paesaggi e ambienti appaiono quasi “umanizzati”, dotati di voce. La fotografia dell’intero film è eccezionale. Ogni singolo spazio diviene protagonista del film. Con cura e iperrealismo i cantieri di Fenyang, città natale del regista, appaiono nella loro desolazione simbolo di una Cina da ricostruire alla fine degli anni ’90.

E’ un racconto essenziale, diretto e quasi minimalista che si evolve su un doppio binario in cui tutto si interseca alla perfezione. Ciò che appare di primo acchito guardando la pellicola è che il cuore dell’intero film sia l’intreccio amoroso tra Tao, Liangzi e Zhang. Osservando però con sguardo più critico e profondo l’evolversi delle vicende, si noterà che la vera protagonista assoluta del film è la solenne Cina con i suoi cambiamenti e passaggi storici.

Un film quindi che srotola una duplice narrazione: la Storia di un Paese in un racconto amoroso. Al di là delle montagne è un lungometraggio lirico e corale in cui ogni personaggio fa parte del disegno preciso del regista di rappresentare tre momenti fondamentali del Paese; divide per questo il film in tre parti, in cui emergono la Cina tradizionale e conservatrice del 1999, quella in via di cambiamenti devota al consumismo del 2014 e quella lontana dalla sue origini, aperta all’Occidentalizzazione, ormai completamente “Al di là delle montagne” del 2025!…l’ultimo capitolo del racconto infatti ci trasferisce nella modernissima Australia.

Il Mondo di Jia Zhangke è una Cina in cui i 2 personaggi maschili, abitanti della sua amata Fenyang ad un certo punto della vita, decidono di lasciare la cittadina natale e di assaporare il gusto di oltrepassare quelle montagne che rappresentano proprio l’evoluzione della società e dello stato del Paese.

Liangzi e Zhang, sono entrambi innamorati di Tao. Il primo è benestante con idee capitaliste, amante del lusso, con il sogno di andare lontano e fare fortuna fuori dalla Cina. L’altro appartiene al ceto medio, più povero ed umile, lavora in una miniera. Un triangolo amoroso che vedrà la rottura dell’amicizia tra i tre, quando la donna sarà costretta a decidere di legarsi ad uno. La giovane si sposerà con Zhang, scegliendo così una vita più agiata che però si trasformerà in una vita triste, sola e vuota d’amore. La prima parte del film ritrae dunque questa amicizia e duello che porterà alla scelta.

Tre personaggi che percorrono 3 vite diverse, che sognano 3 futuri differenti: Zhang, un uomo superbo che corteggia sfoggiando la sua nuova macchina, Liangzi, un ragazzo semplice che seduce regalando un fermaglio per capelli e poi Tao, una donna libera e dolce che soffrirà per la rottura dell’amicizia con Liangzi.

In questa prima parte risaltano le tradizioni, i colori e i costumi della Cina più conservatrice, un paese che si accinge all’Occidente ma che ancora conserva le sue origini. Un inizio in cui si nota una regia tipica dei film cinesi più conservatori, una narrazione più lenta, più silenzi, tutto ci riporta alla tradizione: Tao che celebra il nuovo anno con riti e rappresentazioni cinesi, dragoni animati per le strade, costumi caratteristici del posto e feste popolari.

Il film si apre con i festeggiamenti del capodanno 1999…si celebra l’arrivo del 2000 ballando e cantando “Go west”, canzone anglosassone simbolo del nuovo e che nel suo ritornello echeggia la volontà dei protagonisti di darsi al cambiamento.

Ricerca di libertà, del diverso, di un riscatto economico e di una volontà di farsi trasformare dalla lussuria e superbia dell’Occidente sono ben espressi da Zhang che abbandonerà Tao per un’altra donna, portandosi con sé in Australia il figlio avuto dal loro matrimonio.

E’ proprio nella seconda parte del film, nel 2014 che viene fuori la forza di Tao, una donna emblema della vecchia Cina, l’unica che rimane fedele al suo paese, che sebbene in questo nuovo periodo, sembri diventata una donna in carriera, ricca e vicina ad una Cina consumatrice ed industriale, rimarrà sempre lì a Fenyang, aspettando forse il ritorno del suo amato figlio. Tao qui è sola, abbandonata dal marito e senza figlio. Perderà anche il padre. Una donna libera, valore che riflette nella scelta di lasciare il figlio col padre, preferendo per lui un futuro migliore. Una donna emancipata, forte e buona. La Cina qui rappresentata è un Paese industrializzato, il regista ci presenta una nuova realtà e la narrazione sembra diventare più rapida e moderna. Lo stile cambia.

A metà strada troviamo Liangzi, rappresenta la volontà di voler cambiare rimanendo dentro la propria nazione, si trasferisce in una città più grande, si sposa ed avrà un figlio, si ammalerà di cancro…e Tao farà molto per lui.

Nella terza parte l’attenzione si sposta sul figlio di Tao, sulla sua vita in Australia. Il taglio netto con la Cina tradizionale è ormai radicale. Un Australia del 2015, in cui i cinesi parlano l’inglese e devono imparare la lingua di origine a scuola. Un padre, Zhang, assorbito dalla brama di potere, dalla superbia e lussuria si trasforma in un uomo violento, dimenticando le sue origini e volendo cancellare la memoria di Tao dai ricordi del figlio.

Quest’ultimo è una figura delicata e sensibile, che cercherà di riconciliarsi con la madre, sentirà improvvisamente il bisogno di ritrovarla, sentirà la voglia di ritornare al paese di origine… La libertà è il valore che sembra unire madre e figlio. Libertà di scegliere di aspettare per anni il ritorno del proprio figlio, senza mai abbandonare la propria casa e dall’altra parte del Mondo, la libertà del figlio di voler vivere la propria vita e non quella imposta dal padre, libertà di ritornare nella casa natale dove l’amore è ciò che comanda la vita.

Al di là delle montagne è una storia essenziale, sensibile, poetica e commovente che trova nella semplicità la sua vera forza e bellezza.

Carlotta Bonadonna