“Les beaux jours D’aranjuez” di Wim Wenders, il 3d diventa poesia in un moderno paradiso parigino.

La mancanza di dialogo, la necessità di comunicare ed i differenti modi di gestire lo scambio linguistico tra uomo e donna sono i concetti fondamentali che emergono nell’intimistico e delicato film “Les beaux jours D’aranjuez” di Wim Wenders, regista conosciuto e acclamato, creatore del famoso film “Il cielo sopra Berlino”.

Questo nuovo lavoro è tratto dalla pièce teatrale dell’autore Peter Handke.

Già dalle prime immagini sembra assistere non solo ad un film filosofico ma si ha quasi l’impressione di essere a teatro e godere di uno strano, introspettivo, curioso e poetico dialogo tra un uomo ed una donna. Due personaggi che rappresentano “Un Adamo ed Eva moderni”, in cui una mela, elemento con quale gioca il protagonista maschile, è simbolo che codifica questa volontà di rappresentare un uomo ed una donna in un confronto di pensieri e modi di vivere le storie e l’amore.

Proprio come Adamo ed Eva, i due personaggi si trovano in un paradiso moderno: una incantevole terrazza in una splendida zona verde e paradisiaca di Parigi. Un’isola felice, un luogo perfetto per fare incontrare un uomo ed una donna.

L’uso del 3D in un film del genere sembra apparentemente dissonante e lontano dalla sua funzione di assorbire gli spettatori in mondi fantastici e surreali, in realtà spiega Wenders, l’uso del 3D vuole essere un abbraccio delicato e leggero con il pubblico presente. L’effetto è davvero ben riuscito, i colori, gli alberi ed i suoni di questo “angolo di paradiso” entrano dolcemente in sala.

Il regista scherza ironicamente con alcuni giornalisti presenti in sala su come un uomo ed una donna dovrebbero approcciarsi al dialogo e parlare d’amore e sentimenti. Sottolinea così una protagonista che vuole fare mergere il proprio io mentre un uomo la interroga con domande alle quali avrà risposte diverse dalle sue aspettative. Un uomo che indaga ed una donna che fugge a discorsi per lei frivoli, puntando tutto sulla sia identità.

Un film poetico e filosofo in cui la necessità e non la mancanza di dialogo farà da filo conduttore all’intero film.

La necessità di dialogo e contatto questa volta tra umani ed alieni, sarà invece presente nel film “Arrival” di di Denis Villeneuve.

La comunicazione è quindi un elemento che ritorna sebbene in contesti diversi in due film che hanno riscosso il favore della stampa presente alle conferenze.

Carlotta Bonadonna