Intervista – Riccardo Fogli: “L’emozione per il ritorno nei Pooh è stata travolgente, se mia mamma fosse stata viva sarebbe stata felice”

Un anno ricco di emozioni per Riccardo Fogli, il cantante di Pontedera che negli ultimi mesi è ritornato a suonare nello storico gruppo dei Pooh per la reunion che ha celebrato il cinquantennale della band più amata della musica italiana. Riccardo, tra un concerto sold out e l’altro, ha anche recentemente pubblicato un libro intitolato “Un uomo che ha vissuto, storie di tutti i miei giorni” edito dalla casa editrice Sperling & Kupfer dove racconta particolari inediti della sua vita portando per la prima volta alla luce gli aspetti più intimi: il legame con i figli, l’amore per la campagna e per lo sport fino a svelare la ragione che lo ha spinto ad accettare la reunion con i Pooh. Noi di Domanipress  abbiamo parlato con lui dei suoi cinquant’anni da protagonista della scena musicale italiana, del libro e del profondo legame di amicizia che lo lega a Roby Fachinetti e a gli altri storici componenti dei Pooh tra ricordi e progetti futuri.

Il libro parte dall’emozione del retropalco prima di un concerto, tu sei in ritardo ed il pubblico acclama il tuo nome…Com’è nata l’esigenza di raccontarsi in un periodo così intenso per te che ti ha visto ritornare nei Pooh?

Quest’anno è stato molto importante per me. L’emozione che ho vissuto con il ritorno nei Pooh è stata travolgente, se mia mamma fosse stata viva sarebbe stata felice anche lei. Roby Facchinetti è sempre stato di famiglia… è per me come un fratello. Scrivere questo libro è stato rilassante…ho avuto la fortuna durante la stesura del libro di essere stato affiancato da Tommaso Labranca, che mi ha aiutato ad organizzare i pensieri e i ricordi.

Ricordare il passato è una questione di memoria e certe volte anche di coraggio…Durante la stesura dei libro hai riscoperto in te stesso qualcosa che il tempo aveva cancellato?

Ad una certa età alcuni particolari li resetti, magari ci sono cose che non vuoi più ricordare ed altre invece le perdi completamente. Per questo libro molti ricordi sono riaffiorati nella mente: li ho rianalizzati e me ne sono appropriato nuovamente scrivendoli. È stata un’esperienza molto intesa.

In “Un uomo che ha vissuto, storie di tutti i miei giorni” ripercorri le fasi della tua vita associandole ad un abito. Si parte dalla tuta da operaio della Piaggio deposta per la carriera da cantante contro la volontà di tuo padre…Qual è stata la spinta che ti ha portato a seguire la strada della musica?

La passione per il canto è nata molto presto. A quattordici anni mi notò subito la professoressa di musica che vide che riuscivo a riconoscere le note con grande facilità, quando mi chiamava alla lavagna per il dettato ritmico in quattro quarti io riuscivo in poco tempo a riconoscerlo e a scrivere le note. Ero principalmente un autodidatta poi un giorno sono stato accompagnato a Montecarvoli, un paesino di collina in provincia di Livorno, dal maestro Santarnecchi che ha da subito apprezzato la mia timbrica, così ho continuato a prendere lezioni per duecentocinquanta lire all’ora…ho imparato tanto da lui. A quei tempi ero già beat, ricordo che mi portava spesso a cantare nel suo gruppo. In quegli anni ho iniziato a suonare il basso elettrico, che è uno strumento ritmico, non molto impegnativo questo mi permetteva di suonare concentrandomi anche sul canto.

Arriva poi l’occasione di cantare nei Pooh ed arrivò il grande successo ma poi all’apice della tua carriera ci fu l’allontanamento… Cosa ti è mancato di più dei Pooh?

I primi giorni dopo aver fatto le valige ricordo che mi guardai intorno e mi chiesi: “Ma i miei amici dove sono?” Io non sono fuggito per amore come alcuni hanno detto, la mia relazione con Patty Pravo aveva creato qualche stress al sistema che ci circondava e sono scappato dalla disperazione, mi sono sentito colpevole…Tutto il gruppo dei Pooh mi è mancato molto, dall’amico Roby Facchinetti che scriveva le canzoni e mi insegnava i bassi al grande Valerio Negrini. Dopo questo periodo ho provato a scrivere qualche canzone ma nessuna mi sembrava all’altezza.

Sulla base di questa esperienza oggi credi sia giusto sacrificare la carriera per l’amore?

Io non ho scarificato la carriera per amore, da uomo libero mi sono imposto la regola che nessuno può decidere per me chi è la mia donna, quale profumo o abito debba indossare e quale sia la mia sessualità. Ero molto moderno per i miei tempi ma anche molto giovane e impreparato…Patty Pravo era la mia fidanzata e abbiamo vissuto insieme, il fatto che lei fosse un nome noto ai giornali collideva con alcune logiche dei discografici e anche del produttore dei Pooh, forse avevano ragione loro ma io volevo essere un musicista, non volevo vivere in un convento.

Dopo i Pooh anche da solista le soddisfazioni non sono mancate dal brano “Malinconia” che ha vinto la gondola d’oro e la vela d’oro fino alla vittoria al festival di  Sanremo con “Storie di tutti i giorni“. Oggi il Festival sembra essere molto cambiato…

Si, il Festival di Sanremo sta cambiando in meglio. Quest’anno sul podio c’era Fiorella Mannoia con una canzone meravigliosa, premiata con il secondo posto ma anche un giovane come Francesco Gabbani che ha proposto un’idea nuova che ha avuto oltre dieci milioni di visualizzazioni. A Sanremo oggi si può vincere sia da super big come Fiorella Mannoia che come nuovo big ed è il caso di quest’anno con Francesco Gabbani. Qualche tempo fa se un cantante portava sul palco dell’Artiston una novità non superava nemmeno la prima serata oggi si può vincere…

Si è parlato anche di un cambio generazionale quest’anno al Festival e di esclusioni dalla gara di nomi storici del panorama musicale italiano come Ron, Gigi D’Alessio ed Albano. Tu che fai parte dei big storici cosa ne pensi di questa polemica?

La formula posta in questi termini è irrispettosa. Gigi D’Alessio ed Albano avevano dei brani straordinari, ma la maggior parte dei votanti con il televoto erano probabilmente più giovani e quindi più propensi a votare il nuovo. Non si può mettere in discussione Albano o Gigi D’Alessio che portano alta la bandiera della musica italiana nel mondo, mi è dispiaciuto molto vedere queste eliminazioni.

Ritornando ai Pooh, un ciclo si è chiuso con l’ultimo concerto allo stadio di Bologna dove tutto è cominciato avete cantato “Si può essere amici per sempre” è vero?

Essere Pooh vuol dire aver cantato insieme per cinquant’anni. Io sono rientrato da poco ma mi riapproprio con amore della storia dei Pooh, oggi sono autorizzato a sentirmi nuovamente parte del gruppo. Siamo tutti molto legati fortemente dalla musica ma anche dall’affetto e l’amicizia vera che viaggia oltre al gruppo musicale. “Amici per sempre” non è solo un brano è la realtà.

Le canzoni dei Pooh durante i tuoi concerti non sono mai mancate… quale canzone avresti voluto cantare del periodo post Riccardo Fogli?

Quando ero al reality Music Farm ho cantato “Uomini soli“, mi piace molto. Tra le canzoni ricordo anche “Pierre” che è una delle più belle poesie in musica è davvero un’espressione d’arte. Tutte le canzoni che ho cantato durante la reunion le apprezzo molto e poi penso anche a “Io e te per altri giorni“… ce ne sono davvero tante.

Adesso che con il libro ed una reunion si è chiuso un ciclo ti ascolteremo con un nuovo album di inediti da solista?

Ho l’ipad pieno di testi e musiche che vorrebbero essere incise, ma oggi produrre e sopratutto promuovere un nuovo album è molto difficile, temo che potrebbe diventare uno stress…però mi piacerebbe molto e chissà forse un giorno succederà.

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Riccardo Fogli quali sono le tue speranze e le tue paure?

Per il Domani ci vuole fiducia, buona volontà e ottimismo ma anche qualche preghiera guardando il cielo, che tu ci creda o no, non fa mai fa male.

Simone Intermite