Intervista: Nada per “L’amore devi seguirlo” ho ricercato poche note in buone idee

Eclettica, anticonformista ed avanguardista sono questi alcuni aggettivi che possono definire la lunga carriera di Nada Malanima. L’ex pulcino di Gabbro dal Sanremo in cui cantò la sempre verde “Ma che freddo fa” di strada ne ha fatta tanta: scrittrice, attrice a teatro ma soprattutto cantautrice, Nada ha saputo percorrere percorsi artistici paralleli ricchi di collaborazioni con nomi importanti come Dario Fò, Adriano Celentano ma anche con i migliori esponenti del panorama indie,diventando una delle figure femminili più dirompenti nella storia del rock italiano. La nuova fatica discografica si intitola “L’amore devi seguirlo” e rappresenta un nuova svolta artistica che parte da una pre produzione musicale “artigiana” su Garage Band e si evolve in un’unica opera d’arte composta da dieci tracce accomunate da una intensità che nasce in maniera diretta e sincera senza sovrastrutture frutto di una scrittura brillante, profonda e illuminata con pochi uguali nella scena musicale contemporanea. Noi di Domani Press abbiamo parlato con lei di questo nuovo album.

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“L’amore devi seguirlo” a differenza del tuo precente album “Occupo poco spazio” sembra ritornare alle sonorità essenziali del “rock seventies” libere dagli arrangiamenti orchestrali. Com’è nata questa esigenza?

Il tutto è stato registrato in casa con Garage Band di Apple e questo mi ha permesso di buttare giù le idee in modo immediato e solo con gli strumenti che avevo a disposizione. Se da una parte può sembrare limitativo dall’altra ti obbliga ad avere idee chiare e semplici. Ed io questo volevo: poche note in buone idee. L’unica esigenza esterna era di avere “reale” il suono della batteria che in casa, per questione di spazio, non mi era stato possibile fare. Il missaggio, con buone orecchie su un banco Neve, e la masterizzazione fatta a Bristol, mi hanno poi dato quella profondità e quel calore che in casa non sarei riuscita ad ottenere. E comunque la differenza tra i provini fatti in casa ed il risultato finale non è poi molta.

 

Nell’album è presente un brano intitolato “La canzone dell’amore” che hai scritto in seguito ad un laboratorio con i ragazzi diversamente abili cosa ti ha lasciato questa esperienza?

Nel mese di aprile 2015 sono stata invitata da Cesvot, un’associazione di volontariato che si occupa di aiutare persone svantaggiate, a  passare due giorni a Firenze con dei ragazzi mentalmente disabili : The Dreamers.  Dovevo suonare per loro, cercare di farli cantare, impegnarli a partecipare alla musica.

Il primo giorno appena entrata nella stanza dove erano radunati ci fu una gran confusione, urla, risate, pugni sui tavoli, tutto per fare rumore, nessuno voleva accorgersi di me. In quel frastuono cominciai a cantare e dopo poco cominciarono ad ascoltare.

“Bene” dissi “ di cosa parliamo?

Dopo tanti mugugni uno disse : “Dell’amore, dell’amore” e tutti furono d’accordo.

“Bene bene, allora, che cos’è per voi l’amore.?”

Per la prima volta ci fu silenzio.

Dopo un po’ una ragazza disse:

“L’amore è un diamante” e un’altra, “Solo col mio ragazzo” e un ragazzo ”L’amore è profumatissimo”  e poi “L’amore è una stazione”  e via e via via…….

Parole senza senso apparente, sconnesse tra loro. Ma intanto tra di noi cresceva un rapporto. Mi chiamavano, mi toccavano, mi abbracciavano, mi sorridevano, e io cominciavo a sentirmi a mio agio. Il giorno dopo quando tornai mi fecero tante feste, mi aspettavano e ognuno aveva trovato qualcosa da dire sull’amore. Ho preso la chitarra ed ho cominciato a suonare. Da subito abbiamo iniziato a urlare tutti insieme a squarciagola. Per ore. Si era creata un’energia davvero potente.

E’ stata un’esperienza speciale, forte. Da sempre si sa che la musica aggrega le persone, ma vivere quel momento e vedere come aveva unito in uno stesso sentire queste ragazze e ragazzi così complicati  mi ha colpito profondamente, è stato bellissimo.

Ero arrivata in quella stanza per donare ed alla fine dei due giorni ero io ad avere ricevuto.

E’ così che è nata “La canzone dell’amore”

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Nei tuoi testi ricorre spesso  la metaforica immagine della luna in “Non conosci piu” reciti “la luna è già morta da un pezzo” in “luna in piena”,una delle tue hit, invece l’immagine lunare diventa protagonista di un tango surreale e shakespeariano casualità o scelta poetica?

Si è vero, mi capita di usare la luna nelle mie canzoni, l’avevo già fatto in Luna in piena” e prima ancora in Ti Stringero’ (la luna appesa alla parete…….)

Evidentemente sono un animale notturno.

 

Nel disco è presente una galleria di storie e personaggi tra questi c’è Gennaro il protagonista di “Aprite la città” che sembra essere legato alla “terrorista” del album precedente, entrambi sono vittime del periodo storico che stiamo vivendo. La musica può essere uno strumento per vincere la paura?

Non so perché mi sia venuto in mente Gennaro, forse perchè è un nome che mi porta al sud sempre maltrattato. Il Gennaro di questa canzone rappresenta il povero Cristo che da sempre viene sfruttato. E’ una vittima dei nostri giorni. La musica può fare, si, se uno dice qualcosa, qualcuno ascolta.

 

Recentemente hai collaborato con Carmen Consoli per promuovere in collaborazione con il telefono rosa la lotta al “femminicidio” con il brano “La signora del quinto piano”  e in quest’ultimo tuo lavoro continui a perorare la causa con “Ballata triste”. Com’ è stato collaborare tra donne ?

Non riesco mai a dire di no a Carmen Consoli, è sempre così convinta di quello che fa che non le viene difficile coinvolgermi. Comunque ci siamo divertite. Come sempre. Carmen è una bella persona. La mia Ballata Triste racconta, come in un film in bianco e nero, un amore finito male. Con l’ennesimo femminicidio.

 

Oltre che una cantautrice sei anche un’autrice di romanzi dopo “Le mie madri “”Il mio cuore umano” e  “La grande casa” hai anticipato di essere al lavoro su un nuovo romanzo. Come cambia il tipo di composizione rispetto a quella musicale?  Cosa dobbiamo aspettarci dal prossimo romanzo?

Scrivere è la mia passione. Che si tratti di romanzi, canzoni, poesie o racconti, non mi cambia nulla. Sembrerà strano ma devo dire che la parte meno facile per me è scrivere canzoni. La canzone ti obbliga a seguire una musica, una metrica, degli accenti, e in pochi minuti devi riuscire a esporre in modo convincente quello che hai in mente. Mentre per i romanzi o racconti, ecc…mi concentro sulla scrittura, mi lascio andare in massima libertà senza limiti o spazi, e non smetto fin che non ho finito. Ho appena terminato il mio nuovo romanzo che si chiama “Leonida”. La lunga bellissima storia di una grande donna. Uscirà in Aprile per Atlandide.

 

Oltre a quella letteraria hai anche una forte esperienza teatrale : recentemente sei stata a teatro con lo spettacolo “Scompagine” ed hai avuto in passato l’onore di collaborare con nomi come Giulio Bosetti e Dario Fo. Cosa hai imparato da questi grandi nomi?

Tutto quello che so fare in teatro l’ho imparato da loro. Sono contenta perché so che sono stati e sono dei bravi maestri.

Hai iniziato la tua carriera sul palco di Sanremo molto giovane…cosa consiglieresti ai giovani artisti emergenti di oggi?

Per favore, non chiedetemi consigli o insegnamenti.

G.B. Shaw diceva :

“Chi sa fare, fa, chi non sa fare, insegna.”

 

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani”Nada Malanima, quali sono le tue speranze e le tue paure?

Domani benino, è dopodomani che mi preoccupa molto. Voglio dire che quello che succede oggi è sotto gli occhi di tutti, ed è molto preoccupante, ma spero che l’uomo sia così intelligente da migliorare il dopodomani.

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Simone Intermite