Intervista: Marina Rei “La liberta è l’ossigeno della vita”

Marina Rei è una delle artiste più complete della scena musicale italiana ed una donna poliedrica, allergica alle etichette che negli anni ha saputo brillare nell’intricata giungla del pop-rock nostrano abbattendo ogni preconcetto musicale e intraprendendo anche una strada da indipendente. Dopo l’ultimo fortunato tour del 2016 che l’ha vista impegnata in Italia e in Europa e a tre anni dall’album Pareidolia per il quale aveva collaborato con Giulio Ragno Favero de’ “Il Teatro degli Orrori”, la cantautrice e musicista romana è ripartita dalla musica per parlare di sé con nuovi appuntamenti “Unplugged 2017″, organizzati da LiveCompany, dove tra chitarra, batteria e pianoforte  interpreta, con la tecnica strumentale che la contraddistingue, tutti i suoi più grandi successi in una veste insolita, accompagnata dal violoncellista Mattia Boschi . Noi di Domanipress abbiamo ospitato Marina nel nostro salotto virtuale ed abbiamo parlato con lei di musica ripercorrendo le tappe della sua carriera tra ricordi e progetti futuri.

 

Nel tuo ultimo tour “Unplugged 2017” canti e suoni diversi strumenti, oltre a questo sei anche una cantautrice e spesso i tuoi testi sembrano essere dei piccoli quadri di letteratura: nei tuoi ultimi lavori c’è una ricerca importante anche nel lessico. Quali sono le tue maggiori ispirazioni?

Ti ringrazio molto del complimento. In realtà non ho fonti di ispirazione. Certamente sono una buona lettrice e probabilmente l’abitudine alla lettura diventa un buon esercizio anche nella scrittura. Può ispirarmi un passaggio di un libro ad esempio. Ma non seguo uno schema predefinito. A volte il suono di una parola può darmi la spinta iniziale, altre le emozioni che provo. Altre ancora racconto semplicemente ciò che vedo. Anche un forte desiderio può diventare canzone. E poi ci sono momenti invece in cui arriva l’ ispirazione quando meno te lo aspetti, e nasce una magia indescrivibile.

La musica è sempre stata presente nella tua vita, sei figlia d’arte tuo padre Vincenzo Restuccia era il percussionista dell’Orchesta di Ennio Morricone, qual è il maggiore insegnamento che ti ha dato in ambito artisco?

Mio padre era il batterista storico, non solo di Morricone, ma di gran parte della discografia italiana da De Andrè a Dalla e delle colonne sonore di grandissimi film italiani e internazionali. Da lui crescendo ho imparato avere costanza nello studio. Un musicista che si rispetti non deve smettere di allenarsi. Sicuramente è ancora una grande risorsa. I musicisti e i maestri con i quali ha collaborato ne sanno qualcosa.

Uno dei tuoi maggiori successi “Un inverno da baciare” ti vedeva sul palco del Festival di Sanremo a cavallo degli anni duemila, con un look post moderno ed un sound che sembra essere molto più attuale di alcune produzioni italiane odierne, andando indietro nel tempo la tua carriera parte dal giappone sotto il nome di Jamie Dee, cosa ricordi di quel periodo? 

Si, in verità la mia esperienza parte da molto prima. Ricordo soprattutto Il mio primo featuring in inglese per Progetto Tribale. Era un progetto molto alternativo che pubblicava i suoi dischi sulla UMM, etichetta storica e di culto urderground conosciuta in tutto il mondo….

Recentemente ti abbiamo vista muovere i primi passi con l’universo dei social networks, dal tuo esordio ad oggi anche il rapporto con il “fanbase” è cambiato…

È vero i tempi cambiano e purtroppo per certi versi ci si adatta. Continuo a preferire in assoluto il rapporto reale. Per cui tutto è più facile quando ci si incontra per davvero a fine concerto. Ma siamo sicuri che questa socializzazione virtuale ha reso i nostri rapporti migliori?

A proposito di cambiamenti oggi secondo te è più difficile produrre musica, sopratutto da indipendenti? Cosa ci puoi anticipare sul tuo prossimo lavoro in studio?

Essere indipendenti, produrre i dischi con le proprie risorse, è una vera e propria impresa. Ho continuato a scrivere in questi anni, ma ad oggi non prevedo ancora l’uscita di un nuovo disco.

Facciamo un gioco ed entriamo virtualmente nel ipod di Marina Rei… Qual è l’ultima canzone  che hai avuto il piacere di ascoltare? C’è un brano che avresti voluto scrivere?

La verità” di Brunori, è un brano che amo ed apprezzo molto.

Uno dei tuoi brani più intensi “Qui è dentro” racconta le carceri italiane con un testo  basato sulle lettere scritte a Radiocarcere dai detenuti. Karl Kraus diceva: “Il mondo è una prigione dove è preferibile stare in una cella d’isolamento” Cosa è per Marina Rei la libertà?

Secondo me la libertà è tutto. Semplicemente è l’ossigeno della vita.

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Marina Rei quali sono le tue speranze e le tue paure? 

Nel Domani spero di continuare ad inseguire sinceramente i miei sogni con forza e coraggio. Non avere più sogni da inseguire è la mia paura.

Simone Intermite