Intervista: I Perturbazione – Per il nuovo album “Le storie che ci raccontiamo” siamo ripartiti da Londra

I Perturbazione ritornano con il settimo album in studio intitolato “Le storie che ci raccontiamo”, il primo con la nuova formazione, distribuito da oggi da Mescal music e prodotto da Tommaso Colliva, celebre produttore musicale che da qualche anno si è trasferito a Londra per collaborare con i Muse. Come spesso accade ad affiancare Tommaso Cerasuolo (voce), Alex Baracco (basso) e i fratelli Cristiano (chitarre, programmazione) e Rossano Lo Mele (batteria) ci sono  alcuni ospiti che impreziosiscono l’album con duetti d’eccezione che spaziano su diversi generi musicali: quello soul-rap di Ghemon (Everest) e quello intenso di Andrea Mirò (Cara rubrica del cuore) senza dimenticare la voce narrante di Emma Tricca nel brano che intitola il disco ed i contributi al pianoforte di Massimo Martellotta (dei Calibro 35). Noi di Domani Press alla vigilia di questo nuovo percorso musicale abbiamo incontrato Tommaso Cerasuolo, voce dei Perturbazione ed abbiamo scoperto con lui le dieci tracce del nuovo album.

 

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Con il nuovo album avete abbandonato il vostro ambiente torinese per migrare fisicamente e musicalmente con il produttore  Tommaso Colliva in Inghilterra al Tilehouse Studio. Quanto ha inciso questa scelta nella nuova svolta artistica?

Ha inciso molto l’atmosfera, ci siamo fatti ispirare dal pop inglese con il quale siamo cresciuti a partire dai “The smiths” per la parte elettronica passando per i “Pet Shop Boys”; ci piaceva il suono elegante che coniuga l’elettronica con i suoni elettro acustici. Lavorare Con Tommaso Colliva è stato molto stimolante, lui ci ha invitato per ragioni lavorative in Inghilterra per produrre questo disco e noi siamo partiti vivendolo come un nuovo inizio. Tanti italiani decidono di ripartire da Londra, ci siamo lasciati cullare dalle atmosfere inglesi….

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In “Le storie  che ci raccontiamo” ci sono dieci storie molto diverse tra loro per dirla con George Simenon del primo e del secondo tipo ma anche del terzo. Solitamente in un album è più facile seguire una traccia emotiva unica… Come siete riusciti ad essere così vari?

Non ci siamo resi subito conto di questo…alla fine con il pezzo che chiude il disco è come se avessimo fatto una somma di tutte le storie con una riflessione sulla narrazione e la scrittura. Abbiamo esaminato i motivi che ci portano ad essere quello che siamo ma poi a rappresentarci attraverso le parole con gli altri in un modo che può corrisponde a noi stessi ma che può anche essere qualcosa di molto diverso. L’equilibrio tra chi siamo e chi raccontiamo di essere è ciò che viene descritto in questo album. Le storie più sfaccettate nascono dal fatto che siamo più maturi anagraficamente parlando…e se all’inizio da adolescente per scrivere canzoni parti dal tuo vissuto con il tempo tendi ad alzare la testa e a guardarti attorno, iniziando a farti ispirare da persone che sfiori o che conosci bene cercando di toglierle dall’aspetto privato rendendole storie intime ed universali…

La comunicazione sui social ad esempio difetta di questo è estremamente privata ma fatica ad essere intima. La narrazione si stacca dal gran coacervo delle informazioni veloci e costruisce attraverso piccoli dettagli un affresco della persona  che descrive bene un personaggio e le sue contraddizioni…

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A proposito di social network nell’album è presente un duetto con Andrea Mirò intitolato “Cara rubrica del cuore”, il brano racconta la storia tragicomica di due amanti che si conoscono on line dove uno dei due mentendo sul proprio aspetto  instaura un cortocircuito tra la realtà e la finzione. Com’è nata l’idea di affrontare questo tema?

Con Rossano Lo Mele scriviamo spesso i testi a quattro mani…ricordo che abbiamo sfogliato un giornale ed abbiamo letto una lettera in una “rubrica del cuore” scritta da un uomo. Ci interessava raccontare la storia attraverso un punto di vista neutro senza giudicare…l’ascoltatore  può così pensare alla “soluzione”e come se si scrivesse metà canzone, l’altra metà è di chi l’ascolta…Non volevamo puntare il dito rispetto a questo tipo di attegiamento…Ci siamo fatti ispirare dalle atmosfere degli “Stage” gruppo canadese dove ci sono un uomo e una donna che dialogano tra di loro ma non si ascoltano.

I vostri album sono sempre ricchi di collaborazioni in quest’album ci sono Andrea Mirò,Ghemon Massimo Martellotta come nascono questi connubi artistici? Pensate all’interprete adatto mentre componete un brano?

Nascono tutti dall’esigenza narrativa della canzone.Dove sentiamo l’esigenza di un altro timbro e anche del vissuto del personaggio che lo interpreta allora andiamo a cercarlo e proviamo a contattarlo e se abbiamo fortuna ci asseconda e collabora con noi. Mi è venuto in mente Ghemon per il suo punto di vista sghembo, leggero divertente ed era perfetto per una canzone come “Everest” che parla di ostacoli insormontabili. Emma Tricca si è prestata in una lettura di un passo del regista angloindiano Shekhar Kapur, lo stesso del film “le quattro piume” dove si parla della narrazione. Le collaboazioni nascono dalla necessità di avere un altro punto di vista…

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Il gruppo quest’anno ha cambiato formazione, perchè Gigi Giancursi ed Elena Diana hanno lasciato il gruppo. É stato anche questo uno stimolo per ripartire?

Durante la genesi di questo disco la composizione si è semplificata. L’armonia tra di noi ha reso il “modus operandi” molto lineare…i conflitti che in parte erano molto produttivi anche a livello artistico negli ultimi anni esaurivano energie invece che crearne…questo è un disco nato in armonia…abbiamo la fortuna di avere nel nostro tour anche Andrea Mirò come polistrumentista.

Il festival di Sanremo per voi è stata una vetrina importante che vi ha dato tanta popolarità ma voi siete nati in un ambiente musicale indipendente. Pistola alla tempia tra il festival di Sanremo ed un festival di musica indipendente cosa scegliereste oggi?

Cerchiamo di non scegliere! Nel 2014 abbiamo partecipato a Sanremo, poi abbiamo suonato al premio Tenco per la priva volta e siamo passati anche sul palco di “rock in casbah” che è un palco super indipendente. Cerchiamo di non ghettizzarci. Ho curiosità di ascoltare le canzoni del prossimo Sanremo cerco di non dare dei giudizi a priori…

C’è qualche personaggio che vi piace particolarmente quest’anno tra in gara tra i big?

Sono molto contento che ci sia Enrico Ruggeri perchè lo conosco bene e abbiamo giocato insieme nella nazionale cantanti…è stata un’esperienza molto divertente e abbiamo fatto subito amicizia…sono anche molto curioso di ascoltare il pezzo di Neffa…cerco di non avere mai pregiudizi.

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vedono il “Domani” i Perturbazione quali sono le vostre speranze e le vostre paure?

Il Domani dipende da te…ci sono luoghi e situazioni a cui non è detto che non sia possibile approdare, ma il metodo di navigazione lo decidi tu…questo è cio che raccontiamo anche nel nostro ultimo singolo…

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Simone Intermite