INTERVISTA : Giovanni Gastel Jr presenta il romanzo “Spade” tra dolori ricordi ed emozioni

Giovanni Gastel Jr, nipote del celebre fotografo omonimo e di Luchino Visconti si presenta al pubblico con il suo primo lavoro letterario intitolato “Spade“. Un romanzo costruito sulla sua vita, un ragazzo cresciuto nel lusso  ma che vedeva casa sua solo come un posto con una branda e un bagno. Il protagonista del romanzo Johny Boy passa la sua giovinezza tra un centro e l’altro per via dei suoi grossi problemi di tossicodipendenza scoprendo la parte oscura di se stesso. Un romanzo nudo e crudo su quella che è la vita di un tossico che termina con una straziante lettera di addio alla droga.

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Il libro “Spade” racconta una storia autobiografica molto intima come è nata l’esigenza di condividere le tue esperienze attraverso la scrittura?

 

Scrivere è stato fin da ragazzino il mio metodo per comunicare, per esprimermi.

Quando mi hanno spedito in comunità in Canada, nel 1999, avevo con me delle Moleskin che mia madre aveva messo in valigia.

Presto quei taccuini divennero uno specchio a cui rivolgermi, una cassaforte in cui secretare i miei pensieri più intimi, un amico a cui indirizzare le mie riflessioni più profonde, ma anche i pensieri legati alla routine quotidiana, le descrizioni delle persone che erano con me a Le Portage, le emozioni, le difficoltà, i piccoli successi nella mia demarche.

L’idea che quelle pagine potessero diventare un romanzo è successiva.

 

 

Il protagonista del romanzo, Johnny Boy sembra essere in preda ad un’ansia che lo porta a sperimentare situazione estreme pur di non cadere nella routine quotidiana….a cosa vuole reagire?

 

Johnny Boy sfugge da se stesso, da alcune parti di sé che non riesce a gestire.

Scappa dalla routine perché il “giorno dopo giorno” fa paura. Ma è anche uno sperimentatore, ama le emozioni violente, gli piace l’adrenalina. Il suo percorso è un misto di malinconia profonda, senso di inadeguatezza, un sentimento di non appartenenza che genera una solitudine corazzata. Poi smette di fuggire, o di correre: si ferma, si gira verso il buio ed entra nel tunnel per affrontare i mostri della propria anima.

 

Nel romanzo hai riportato molto della tua esperienza e del tuo dolore. La lettura e la letteratura in genere ti hanno aiutato in questo periodo difficile? Quali autori apprezzi maggiormente?

 

Quasi niente, purtroppo, ha avuto l’effetto di un sollievo in quegli anni: nessun abbraccio e nessun bacio, nessuna moto, nessuna onda. Però, come dici tu, la lettura mi dava proprio conforto, come un balsamo che riempiva i solchi lasciati dall’amarezza.

Cèline, i Russi, Rigoni Stern… i fumetti Bonelli! Questi erano quelli che mi hanno aiutato in quegli anni: mia madre spediva regolarmente in comunità dei pacchi con libri favolosi!

Oggi seguo molto il novecento americano, mi piace Carrère, le biografie in generale, e cerco di recuperare la lettura dei classici che non ho letto da ragazzo! (e ancora i fumetti…).

 

Nel tuo romanzo il protagonista è sempre al limite della morte :” Sfiorare la morte dà sempre una vibrazione succulenta” . Questa frase ricorda molto la teoria di Sigmund Freud in “Al di là del principio del piacere” dove si evince che  l’equilibrio psichico gioca su istinto alla vita (eros) e istinto alla morte (thanatos) che hanno pari importanza. L’uomo non cerca solo il piacere, ma in fondo desidera la propria morte come ritorno allo stato iniziale di non vita. Sei d’accordo con questa teoria? La droga può definirsi un istinto alla morte?

 

La droga è sempre una piccola morte, anche se si cerca, chi più chi meno, di mascherarla come una attitudine di gaudio, a volte perfino di celebrazione della vita. Io cercavo spesso un azzeramento della realtà, un punto profondo, bassissimo, a livello del sottosuolo, per poi ricominciare a costruire, a risalire.

Ma era così perché ero terrorizzato dall’idea di provare a mantenere in vita ciò che avevo e dall’idea di provare a difenderlo.

Per questo la Fenice mi è sembrata un mito vicino alla mia maniera di vivere: deponi un uovo, nasce una meravigliosa creatura, essa cresce con colori splendenti e poi muore su di un rogo. Eros e Thanatos sono state certamente le due forze trainanti per almeno 20 anni della mia vita.

 

Alla fine del romanzo avviene la catarsi del personaggio con una straordinaria lettera di addio alla droga….secondo te è sempre possibile salvarsi dalla droga?

 

No, purtroppo no. Bisogna avere un misto di fortuna, determinazione, possibilità di essere amati, un po’ di soldi, forza d’animo, incontrare i terapeuti giusti. Io sono sopravvissuto a 5 overdose conclamate e a un’ischemia cardiaca. Devo tutto alla mia famiglia, e ora ho la fortuna di avere un amore fortissimo per la mia fidanzata. E di fare un lavoro che quando non è catartico, beh, è comunque molto piacevole!

 

La tua famiglia è molto nota, sei il nipote del famoso Luchino Visconti e del tuo omonimo Giovanni Gastel celebre fotografo…hai qualche aneddoto, magari legato all’infanzia da raccontare sui tuo zii? Com’è crescere in una famiglia dove l’arte è così importante?

 

È la prima cosa da cui sono fuggito, paradossalmente: il peso di una famiglia piena di meriti e di qualità, ma è anche il luogo verso cui ora, con tutto me stesso, desidero tornare.

 

Di Luchino non ho ricordi perché non ci siamo mai incontrati, in senso di epoche, questioni di anni! Ho visto però i suoi capolavori e l’ho scorto spesso negli occhi di mio padre e dei miei straordinari zii: la sua visione delle cose era straordinaria, così come la sua maniera di vivere: un unità che oggi credo sia rarissima. Era un visionario nel senso che applicava tutta la sua forza vitale e la sua cultura al fine dell’arte, per realizzare i suoi film, ma era anche un uomo premuroso: in famiglia era generoso e affettuoso.

Era davvero straordinario.

I fratelli e le sorelle di mio padre sono persone  colte e spiritose, geniali: ho avuto il privilegio di lavorare con Giovanni, come assistente di studio: sono stati dei momenti di grande crescita e di bellezza, i mesi con lui erano permeati di una patina sublime e di una materialità nel vivere il lavoro e la quotidianità che hanno lasciato per sempre, in me, un senso di straordinarietà incredibile.

Anche da parte di mia madre ho conosciuto grandi donne: Minnie era scrittrice e giornalista e mia zia è un medico moderno e geniale!

 

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro ‘magazine e chiediamo all’ospite come vede il “Domani” Giovanni Gastel quali sono le tue speranze e le tue paure?”

 

È tutto legato a filo doppio: voglio imparare a recitare e migliorare la mia scrittura. Ho ambizioni legate al lavoro e soprattutto alla mia vita privata con Manuela.

So che il mio Drago sarà sempre fuori dalla mia porta ad aspettarmi, e ogni giorno rinforzo i chiavistelli per tenere la sua forza demonica fuori da casa mia.

Le mie paure rimangono quella di non realizzarmi, di non riuscire a vivere pienamente, di non coronare i miei sogni, ed è una paura gigantesca…e quella di non avere abbastanza tempo per recuperare quello che ho buttato.

 

Simone Intermite