Intervista – Gino Paoli: “Il palco, l’emozione del pubblico, per me sono una necessità. E non ho intenzione di smettere”

Gino Paoli non ha certo bisogno di presentazioni, il cantautore genovese d’adozione ma originario di Monfalcone è uno dei massimi esponenti della cultura musicale italiana che ha scritto alcune tra le più belle pagine della musica italiana dell’ultimo secolo: “Senza fine“, “Sapore di sale“, “La gatta” sono solo alcuni dei brani entrati nell’immaginario collettivo e che sono definiti ancora oggi dei brani eterni, degli evergreen capaci di emozionare oggi come allora. Gino Paoli è un artista dallo spirito inarrestabile, con quasi 60 anni di carriera alle spalle, ma in perenne movimento ed evoluzione, un vero esempio anche per i più giovani grazie alla sua voglia di continuare a sperimentare, in studio e dal vivo . Quest’anno l’autore di “Quattro amici” si esibirà in tutta Italia con un fitto calendario di spettacoli live in coppia con Danilo Rea in  “Due come noi che…” uno spettacolo a base di voce e pianoforte con un repertorio che varia di serata in serata. Oltre a questa nuova esperienza il cantautore è ritornato in studio per ultimare il suo prossimo album di inediti in uscita in autunno. Noi di Domanipress abbiamo avuto l’onore di ospitare nel nostro salotto virtuale il maestro della musica italiana e di parlare con lui del nuovo album, di musica e di vita…

Oltre sessanta anni di carriera alla spalle sono un grande traguardo, eppure non ha mai perso la voglia di sperimentare nuove scelte artistiche…cos’è oggi la musica per Gino Paoli?

Per me la musica è sempre stata un’esigenza: quando ho cominciato non pensavo di scrivere la storia della musica, le mie canzoni nascono dalla necessità di esprimere qualcosa. Era così allora ed è così ancora oggi. E lo stesso vale per i concerti: il palco, l’emozione del pubblico, per me sono una necessità. E non ho intenzione di smettere.

Nell’ ultimo tour con Danilo Rea si sperimenta ogni sera una scelta musicale ed artistica diversa spaziando su generi diversi…come scegliete il repertorio da eseguire? Cosa vi guida?

Ci guida l’emozione del momento, oltre all’incredibile sintonia ed empatia che abbiamo. Non decidiamo mai la scaletta in anticipo, ci accordiamo “all’incirca”, e poi ci basta uno sguardo per capirci. Presto comincerà anche un nuovo tour, in cui a me e Danilo si unisce anche un altro grande autore, che è Sergio Cammariere. Il primo appuntamento sarà al Teatro Dal Verme di Milano, il 25 giugno, in occasione della Milanesiana 2017, poi faremo doppia tappa in Sicilia, il 4 agosto a Palermo e la sera successiva a Zafferana Etnea.

Negli anni si è tolto molte soddisfazioni dalle esperienze musicali con i migliori jazzisti italiani ai premi musicali fino alle esperienze politiche e la presidenza della SIAE…cosa le piacerebbe ancora fare? Ha un sogno nel cassetto?

Alla mia età ho molti meno sogni nel cassetto rispetto al passato, perché per la maggior parte si sono realizzati. Credo di aver avuto una fortuna straordinaria perché ho fatto tutto quello che volevo fare, ho incontrato persone meravigliose (per la maggior parte), donne stupende che mi hanno dato moltissimo e amici fantastici…Poi ci sono ancora alcune cose che voglio scrivere, perché penso siano importanti, ma tutto sommato le mie speranze si sono avverate quasi tutte.

Presto arriverà un album di inediti cosa dobbiamo aspettarci? Come è cambiato il suo modo di scrivere canzoni?

Sono passati circa 8 anni dal mio ultimo disco di inediti, e al momento sono ancora in piena fase di scrittura. Quando scrivo 10 canzoni ne butto via 9, quindi quando pubblico una canzone è perché sono convinto sia quella “giusta”, altrimenti non la prendo neppure in considerazione. Ma è chiaro che il modo di scrivere cambia con gli anni: le emozioni di canzoni come Il Cielo in una stanza sono quelle di un uomo di 27/28 anni, ovviamente non possono essere le stesse essere di oggi. Se sei onesto esprimerai altre emozioni, legate alla tua posizione umana. Si può scrivere una cosa ugualmente emozionante ma sarà certamente diversa, l’importante resta esprime sé stessi.

La più grande rivoluzione in musica di quest’ultimi anni è stato il digitale sia per la diffusione musicale che per il dialogo tra gli artisti e i fans…come vede questo cambiamento? Qual è il suo rapporto con la tecnologia?

La tecnologia la seguo, ma più per “conoscenza”. Per il resto, credo che possa essere uno strumento per moltiplicare le opportunità, se usata nel modo giusto. Ma può essere anche un limite, specialmente per quanto riguarda i rapporti umani, che a me piace coltivare di persona.

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Gino Paoli quali sono le tue speranze e le tue paure?

Nonostante la mia età non ho mai smesso di sperare in un futuro migliore per tutti. Ma credo che la chiave del “Domani” siano le domande, il rifiuto del “definitivo”. Perché ogni cosa e ogni azione è il seguito di una domanda. Continuare a farsi domande che ci permette di evolverci insieme al mondo che è in continuo cambiamento, mentre le risposte sono ingannevoli, perché sono definitive.

Grazie maestro…

Simone Intermite