Intervista esclusiva: Marco Lodola racconta la sua arte fatta di luce ed emozione pura

Marco Lodola è uno degli artisti d’arte contemporanea più quotati d’Italia e fondatore del “Nuovo futurismo” degli anni 80 teorizzato dal critico Renato Barilli. La sua arte contemporanea ed eccentricamente pop è stata protagonista di esposizioni a Miami e a New York senza dimenticare le partecipazioni alla quadriennale di Roma e alla Biennale di Montecarlo accogliendo grandi consensi da parte del pubblico e della critica.Noto per le sue collaborazioni con protagonisti della cultura e dello spettacolo, con scrittori come Aldo Busi e Marco Lodoli e con alcuni tra i personaggi più popolari della musica italiana: i Timoria, gli 883 di Max Pezzali e Jovanotti, Marco Lodola realizza le sue sculture partendo da un’ idea di arte come parte integrante della vita, senza elitarismi e confini arbitrari. La sua arte luminosa per essere apprezzata ha bisogno del buoio vissuto come antitesi necessaria,un binomio dissociativo con la luce irradiata dall’arte di Lodola che trasmette il suo messaggio non codificato attraverso le forme di plexiglass. Noi di Domani abbiamo incontrato il maestro del nuovo futurismo e abbiamo parlato con lui di arte e di vita.

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Nell’arte figurativa gli artisti si sono sempre interrogati su come raffigurare la luce studiando tutte le variabili possibili per renderla credibile…tu con un suo utilizzo tout court dici di “averli fregati tutti”. Cosa è per Marco Lodola la luce?

Ho un percorso accademico di storia dell’arte, la frase ricorrente che leggevo sui manuali e nelle biografie era : “L’artista ha tentato di catturare la luce” è un’espressione ciclica che ritorna sempre. Io agli inizi ho cercato una soluzione per renderla al meglio e poi con l’avvento dei neon e di certi meccanismi “pseudo industriali” ho  inserito la luce dentro l’arte. Tutte le sculture di bronzo o di marmo, per esempio, sono visibili solo di giorno spesso sono anche poco illuminate, io ho pensato di proporre il percorso inverso le mie sculture sono più visibili di giorno. Per quanto riguarda la luce..cosa saremmo noi senza la luce? Dei puntini impauriti in un universo silenzioso e buio perciò è fondamentale.

Molti artisti concepiscono l’arte con un fine pedagogico, per altri invece può essere un manifesto di denuncia sociale. Qual’è il fine della tua arte?

Per me non ha alcun fine è un esercizio terapeutico per esorcizzare le paure. Ho avuto la fortuna di poterlo fare e come diceva Federico Fellini mi danno anche dei soldi per farlo. Io non considero l’arte così forte da poter cambiare il mondo…nemmeno Guernica di Picasso può farlo. L’arte è per me sempre fine a se stessa.

 

I critici e gli storici dell’arte per fortuna e purtroppo utilizzano spesso delle macro categorie entro i quali catalogare gli artisti a seconda del periodo storico e delle caratteristiche . La tua arte è inserita nella corrente del “Nuovo futurismo” teorizzato da Renato Barilli…

Il nuovo futurismo è una rivisitazione del futurismo storico di Balla e Marinetti…dalla quale ho mutuato la natura giocosa ed allegra dell’arte. In realtà mi sono rapportato molto anche a Fortunato Depero perchè lui spaziava in altri meccanismi che non era solo dipingere quadri. Quando è sbarcato in america si è confrontato con il messaggio pubblicitario è stato un Andy Warhol ante litteram ha disegnato la bottiglietta del Campari unendo il messaggio artistico con quello pubblicitario tipico poi della pop art che si è sviluppata dopo. Anche quella è un’etichetta…mi hanno spesso definito anche neopop o nipotino di Warhol…ma a me non interessa più di tanto. In certe cose mi riconosco perchè come tutti gli artisti ho setacciato anche a livello inconscio  da un certo tipo di arte e qualcosa ho preso.

A proposito di Futurismo tornando indietro al famoso manifesto del futurismo del 1909 scritto da Filippo Tommaso Marinetti c’è un punto di quei undici che ti esalta più di ogni altro o al quale ti ispiri di più? Anche per te un’automobile ruggente è più bella della Nike di Samotracia?

Considero valido il punto decimo : “Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie, e combattere contro il moralismo…” Il tentativo è quello di uscire dal contesto del museo che mi sembra statico e morto. L’arte esibita per la strada in un supermercato o su un palco ad un concerto vive tra la gente ed è reale. Quando ti catalogano sei già vecchio.

Betsabea - Montecarlo - 1997

La tua arte vive in maniera molto forte questa commistione con la dimensione del suono. Qual è il tuo rapporto con la musica?

Io suonavo da ragazzino, poi la musica è diventata parte del mio lavoro ho collaborato con gli 883, i Timoria, Andy dei Bluvertigo ed ultimo Gianluca Grignani ed X Factor questo mi ha portato ad esplorare un pianeta che mi piace molto e che fa da corollario al mio lavoro e sopratutto mi ha dato la possibilità di approcciarmi  ad un pubblico che non sarebbe mai entrato in un museo o in una galleria.

Hai anche lavorato con Umberto Eco cosa ricordi di questa esperienza?

Era una mostra a Palazzo delle Belle Arti di Bruxelles intitolata “Venerea” e ho fatto un intervento esterno sulla facciata di un palazzo. Anche in questa occasione ho prefertito esporre all’esterno perchè si ha un rapporto più diretto con il pubblico.

Nella tua biografia dici di amare Matisse, Depero ed il Beato Angelico. Se dovessi rubare da ognuno di loro una caratteristica cosa prederesti?

Da Matisse sicuramente il colore e alla fine della sua vita la capacità di sintesi delle silhouette, del Beato Angelico la luminosità aveva questi fondi d’oro con colori celestiali meravigliosi e di Depero la capacità di approcciarsi ad altre discipline. Questi sono i miei tre punti cardinali.

Come ultima domanda parafrasiamo sempre il titolo del nostro magazine e chiediamo come vede il “Domani” Marco Lodola, quali sono le tue speranze e le tue paure?

Vedo il Domani come un buio nero vacuo e silenzioso…una proiezione e un sogno d’eternità . Il domani più remoto è l’eternita quello più vicino è la mia brioches domani mattina. Ho dei pensieri quantistici dal micro cosmo al macro cosmo di tutti noi…

Simone Intermite

erica mou